Qui non mi trovate,
io qui non ci sono.
Sto nella stanza accanto
dove non c'è nessuno.

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13.7.11

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Di solito la storia non  permette che una nazione sia allo stesso tempo ricca e stupida per più di una generazione.  Forse il nostro tempo sta scadendo.

Guido Rampoldi,
(Roma 1952) è  giornalista e scrittore, vincitore del Premio Bagutta, sezione opera prima, nel 2009.
Scrive per il quotidiano La Repubblica.


La grotta paleolitica Cosquer -
alle foci del Rodano presso Marsiglia
Siamo emersi in Africa dagli scimpanzé circa cinque o sei milioni di anni fa. Ci siamo evoluti in homo sapiens circa de centomila anni fa. Per millenni e millenni siamo stati dominati dall’ambiente e dai suoi limiti: una lunga stagione di caccia e raccolta, poi, negli ultimi ottomila anni i frutti agricoli ora abbondanti ora scarsi per via di anomalie climatiche o parassiti, la ridotta possibilità di estrarre minerali o procurarsi energia dall’acqua, dal vento, dal legno con fatica, la scarsa capacità di contrastare malattie e ferite, ci rendevano esseri profondamente vincolati al mondo fisico, poco coscienti del funzionamento dei fenomeni naturali e piuttosto avvezzi al fatalismo. Ciò non ha impedito la nascita del linguaggio cinquantamila anni fa e lo sviluppo della civiltà con espressioni altissime del pensiero e dell’ingegno e dell’arte: le pitture rupestri della grotta Cosquer, l’acquedotto romano del Pont du Gard, la cupola del Brunelleschi, la musica di Bach e le rivoluzione copernicana sono state frutto della sola energia solare nelle sue varie forme.



Grotta Cosquer
 Con l’invenzione della macchina a vapore, nel giro di un paio di secoli di rivoluzione termo-industriale, l’uomo ha completamente mutato il proprio approccio con la natura: la potenza ottenibile dal tesoretto di energia fossile attinta  da un remoto passato geologico, lo ha improvvisamente promosso da sciavo a dominatore incontrastato dell’ambiente terrestre.

Con il petrolio abbiamo migliorato la qualità della nostra vita e fatto cose meravigliose, sintetizzabile con l’invio delle sonde spaziali su altri pianeti. Ma abbiamo subito quasi un’ubriacatura, una tossicodipendenza da velocità e gigantismo, al punto che con l’inizio del XXI secolo, le forze messe in campo da sette miliardi di individui rivaleggiano con quelle dei cicli biogeochimici planetari. Muoviamo più suolo, divoriamo più vegetali e animali, bruciamo, seghiamo, costruiamo più di quanto facciano l’erosione, le frane, e eruzioni e tutto il complesso della vita sulla terra.
Siamo prepotentemente entrati nell’Antropocene, gli ultimi due secoli di storia naturale che il Nobel Paul Crutzen ha così battezzato in ragione della preponderanza della specie umana su tutto il resto solo le cinque generazioni del novecento, sulle diecimila che ci separano dalla comparsa dell’homo sapiens, hanno usato intensamente le risorse fossili, in un tempo durante il quale ci siamo culturalmente e tecnologicamente evoluti, pari allo 0.01 per cento di quello complessivo.
Ma ogni medaglia ha il suo rovescio, e l’accumulo di scorie e rifiuti nell’aria, nell’acqua e nei suoli, unitamente al prelievo sovradimensionato di stock alimentari, idrici, ittici, minerari, forestali ed energetici, sta provocando cambiamenti epocali, dal clima alla biodiversità.
Di fronte all’ipotesi altamente probabile di mettere in crisi le condizioni di sopravvivenza dell’uomo sulla terra, occorre dunque mobilitare l’intero corpus di conoscenza maturato dalla civiltà. Mentre le scienze naturali, fisiche e naturali elaborano scenari e raccolgono dati sul funzionamento del mondo, quelle umane – psicologia, sociologia, antropologia, storia e economia – dovrebbero diffondere comportamenti saggi, concepire soluzioni politiche ed economiche, comunicare urgenze e speranze.
E sopra tutti i saperi, la filosofia dovrebbe tornare ad assumere il ruolo di guida dell’Uomo: dove andare, quali obiettivi porsi, come individui e come collettività, quali limiti fisici rispettare, a quale etica conformarsi. E’ probabilmente la più grande avventura con cui siamo chiamati a confortarci dal’inizio della nostra avventura terrestre: come vivere a lungo, noi e le altre specie viventi, su un pianeta dalle risorse limitate, senza comprometterne il rinnovamento e mirando a una buona vita.
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Questi sono i principali fattori forzanti dei nostri tempi che rappresentano una sfida inedita e di enorme portata per la nostra civiltà:
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email: paul.crutzen@mpic.de

- Il cambiamento del clima dovuto alle emissioni di CO2 sta preparando per noi un pianeta più caldo tra i 2 e i 5 gradi in più alla fine del 2100. il Mediterraneo è destinato a diventare più torrido e siccitoso d’estate.
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- I ghiacciai alpini saranno pressoché estinti verso la metà di questo secolo e i fiumi europei avranno meno portata idrica in estate, con riflessi su agricoltura e produzione energetica.
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- Gli eventi estremi (alluvioni, tempeste, ecc.) potranno aumentare di intensità e frequenza con maggiori danni per le attività umane.
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- Il livello dei mari è in aumento e verso fine secolo potrebbe essere di circa un metro più elevato.
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- Gli oceani si stanno acidificando a causa dell’aumento della CO
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-  Atmosferica, mettendo a rischio molte forme di vita.

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- Il ciclo dell’azoto è già pesantemente alterato
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- Il fosforo, elemento fertilizzante indispensabile ai vegetali, è sovra sfruttato e costituirà presto un limite alla produttività agraria.
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- La popolazione è troppa( sette miliardi) e continua ad aumentare. Anche l’Italia è sovrappopolata ( 60 milioni)
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- Le risorse petrolifere mondiali facili sono in rapido esaurimento
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- Le risorse naturali, le foreste e gli stock ittici sono sovra sfruttati. La biodiversità è gravemente minacciata e molte specie si stanno estinguendo a un tasso molto superiore a quello geologico medio.
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- Cementificazione ed erosione stanno riducendo la disponibilità di suolo agrario fertile.
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- Inquinamento e rifiuti sono ovunque in aumento e minacciano la salute dell’uomo e degli altri viventi.
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- L’economia di mercato non funziona e le disparità aumentano.

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Questi condizionamenti stanno già determinando reazioni:


- Crisi economica e finanziaria globale, con enormi debiti pubblici.

- Aumento della conflittualità tra gli stati e nuove guerre per le risorse energetiche e naturali (petrolio, land-grabbing).

- Aumento del prezzo dell’energia.



- Riduzione della produttività agraria e della disponibilità alimentare, a causa dell’aumento del prezzo del petrolio e dei cambiamenti climatici.

- Instabilità sociale e migrazioni, masse incontrollabili di profughi climatici ( al confronto, i barconi di Lampedusa sembreranno in futuro allegre gite turistiche).

- Riduzione del benessere e della qualità di vita.

- Aumento delle disparità sociali.

- Aumento della disoccupazione.


- Rischio di derive autoritarie e riduzione della democrazia (laddove già c’è).



Testi tratti da:
Prepariamoci… di Luca Mercalli
Chiarelettere 2011  
(mca ringrazia)







Tutte queste argomentazioni erano già state evidenziate dal rapporto pubblicato dal Club di Roma nel 1972. Il Club di Roma:

"Fu fondato nell'aprile del 1968 dall'imprenditore italiano Aurelio Peccei e dallo scienziato scozzese Alexander King, insieme a premi Nobel, leader politici e intellettuali, fra cui Elisabeth Mann Borgese. Il nome del gruppo nasce dal fatto che la prima riunione si svolse a Roma, presso la sede dell'Accademia dei Lincei alla Farnesina.


Conquistò l'attenzione dell'opinione pubblica con il suo Rapporto sui limiti dello sviluppo, meglio noto come Rapporto Meadows, pubblicato nel 1972, il quale prediceva che la crescita economica non potesse continuare indefinitamente a causa della limitata disponibilità di risorse naturali, specialmente petrolio, e della limitata capacità di assorbimento degli inquinanti da parte del pianeta. La crisi petrolifera del 1973 attirò ulteriormente l'attenzione dell'opinione pubblica su questo problema.


In realtà le previsioni del rapporto riguardo al progressivo esaurimento delle risorse del pianeta erano tutte relative a momenti successivi al primo ventennio del XXI secolo, ma il superamento della crisi petrolifera degli anni settanta contribuì alla nascita di una leggenda metropolitana, secondo cui le previsioni del Club di Roma non si sarebbero avverate. Nella pratica, l'andamento dei principali indicatori ha sinora seguito piuttosto bene quanto previsto nel Rapporto sui limiti dello sviluppo, e l'umanità è destinata a confrontarsi nei prossimi decenni con le conseguenze del superamento dei limiti fisici del pianeta. Un esempio di ciò è dato dal picco di Hubbert."(da Wikipedia). Intanto sono passati 40 anni e ben poco si è fatto, anzi...

Postato da Anonimo in HEROIC ROSES Intuizioni dell'impalpabile alle 12.20 - 13 luglio, 2011




12.7.11

sulla strada per Olduvai

Olduvai è uno dei più importanti siti archeologici africani; è un avvallamento lungo circa 40 km, chiuso da ripide pareti, situato nella pianura di Serengeti, nel nord della Tanzania. I ritrovamenti effettuati in questa zona hanno svolto un ruolo importante nella nostra comprensione dello sviluppo e delle origini della specie umana. Nel 1972, a circa 40 km dalla gola, vennero scoperte le famose “orme di Laetoli”, impronte fossilizzate degli ominidi più antichi, risalenti a circa 3 milioni e mezzo di anni fa.


Olduvai è il luogo, in Tanzania, considerato la culla della civiltà umana.

Esiste una teoria detta teoria di Olduvai  elaborata nel 1989 da Richard Duncan che ipotizza che la civiltà industriale, definita sulla base della produzione elettrica pro-capite, avrà una durata di vita pari a cento anni:  quindi dal 1930 al 2030. Secondo Duncan, il surplus energetico che ha consentito lo sviluppo industriale globale ha già smesso di crescere e vedrà presto una rapida discesa, fino al ritorno ad una situazione di equilibrio energetico con le risorse naturali.
La teoria è stata accusata di catastrofismo e neomalthusianesimo, per il suo legame energia-popolazione e previsione di un crash di quest’ultima in seguito al crollo della produzione elettrica.
Il malthusianesimo è una dottrina che, rifacendosi all'economista inglese Thomas Malthus, attribuisce principalmente alla pressione demografica la diffusione della povertà e della fame nel mondo.
La teoria malthusiana si fa assertrice inoltre di un energico controllo delle nascite e auspica il ricorso a strumenti tesi a disincentivare la natalità, al fine di evitare il deterioramento dell'ecosistema terrestre e l'erosione delle risorse naturali non rinnovabili. Ralph Waldo Emerson criticò il malthusianesimo osservando che esso non contemplava l'incremento della capacità inventiva e tecnologica dell'essere umano.

Ma l’ipotesi di un ritorno a Olduvai si riaffaccia inevitabilmente ora,  leggendo come il  Giappone, nella fase post-nucleare, sia alle prese con un medioevo datato XXI secolo.
" La produzione elettrica giapponese, per la chiusura delle centrali nucleari, ha subito un brusco taglio del 30%. Nove raffinerie di petrolio sono rimaste danneggiate, e al momento il 30% dei distributori di carburante di Tokio non ha nulla da vendere. La capacità di raffinazione sta tornando alla normalità, ma il problema è che la domanda di carburanti è quasi triplicata a causa dell’emergenza che ha colpito mezzo Paese. Le autorità locali chiedono carburante con persino più disperazione di quanto chiedano cibo o acqua o medicine.

Tokio sembra così avviarsi sulla strada per Olduvai e confortare la narrazione di Duncan. Le fabbriche chiudono a rotazione per mancanza di energia, e perché i dipendenti non hanno modo di recarsi al lavoro; le luci in casa si spengono alle 9 di sera, e lo skyline della metropoli è costellato da macchie di buio; gli eventi sportivi sono rimandati a data da destinarsi, i rifiuti si affastellano agli angoli delle strade perché i camion non hanno gasolio per effettuare la raccolta; i giornali dedicano intere pagine agli orari dei black-out zona per zona. “E’ abbastanza buio da essere anche un pochino spaventoso, e per la mia generazione è impensabile avere scarsità di elettricità“, dice un ragazzo. Secondo un ingegnere della compagnia elettrica intervistato in forma anonima dal Los Angeles Times, tale situazione potrebbe durare anche un anno.

Tokio sta lentamente diventando una wasteland. Pian piano, senza troppo rumore, pochi alla volta, i cittadini se ne vanno al sud in cerca di un posto migliore. Incluso, a quanto pare, Masataka Shimizu, presidente della Tepco di cui non si hanno più notizie e che si sospetta fuggito dal Paese. Mentre alle decine di migliaia di contadini profughi della zona intorno a Fukushima si comincia a spiegare, con tatto, che forse non potranno mai più mettere piede sulla terra che i loro padri hanno coltivato per millenni. Ma sembra che al momento rifiutino ostinatamente di afferrare il concetto."
(da: Il fatto quotidiano)
  

Lo scrittore di montagna Mario Corona ha ben intepretato la fragilità della nostra società fossile-dipendente nel romanzo incazzato La fine del mondo storto (Mondadori 2010): finisce il petrolio e la gente prima brucia i mobili per scaldarsi e poi si scanna per sopravvivere. 
Un altro celebre romanzo che descrive un mondo di sopravvissuti è La strada di Cormac McCarthy (Einaudi 2007), di cui si è già parlato in questo blog nel febbraio 2009.  Ma forse, il romanzo più inquietante è La parete della scrittrice austriaca Marlen Haushofer, il diario di una donna immensamente sola su una Terra improvvisamente privata dell’umanità, che tenta, giorno dopo giorno, di mantenere un’esistenza dignitosa in un piccolo angolo alpino, lottando contro la paura e la natura in un’oasi di autosufficienza totale.
Tuttavia, quando si affronta questo argomento, l’angoscia della catastrofe respinge in genere ogni possibilità di dialogo costruttivo, ritenuto sempre estremista e improbabile.
Ma è proprio la consapevolezza e l’interiorizzazione della catastrofe a permetterci di evitarla.
Solo l’immanenza del mostro sconfigge il mostro.
Mettere la testa sotto la sabbia e dire che il mostro non esiste ci fa solo cadere nelle sue fauci.
(da Prepariamoci di Luca Mercalli - Chiarelettere 2011)

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2.5.11

"GIUSTIZIA E' FATTA"

Davvero un brutto giorno, oggi.
" aDESSO IL MoNDO è PIù SICuRO " Questo l'annuncio del giustiziere Obama.
Sarà... eppure a me le sue certezze  non mi convincono per niente.
Conosce Mister President il significato delle parole Rancore Vendetta Rappresaglia Ritorsione?
Non vedo grandi motivi di sollievo, anzi credo ci sia veramente poco da esultare.
Inutile uccidere le persone se le loro idee restano vitali e profondamente radicate negli animi dei seguaci.
L'odio non può fare altro che attizzare le fiamme e rafforzarle.
Indecoroso comunque lo spettacolo diffuso da tutti i media dei festeggiamenti di fronte alla morte di un essere umano. Una vera barbarie.
Almeno su questo punto mi trovo d'accordo con il Vaticano.
Più che di morte si può parlare di una vera e propria esecuzione, con vilipendio di cadavere se è anche vero che il suo corpo è stato gettato ai pesci. Ma secondo me è un balla.
Immagini di gente che urla esultante affollando le piazze, stappando bottiglie di Champagne, sventolando bandiere, inscenando spettacoli pirotecnici... e a casa, magari accanto al letto  in bella mostra, una bibbia, il libro più venduto nel mondo.Intanto a poche migliaia di chilomentri la stessa folla a commuoversi e festeggiare un Papa che si raccomandava tanto di non avere paura.
Sì perchè la folla è sempre la stessa: quella di Piazza San Pietro o di Piazzale Loreto, quella davanti a Westminster, quella scatenata a Baghdad per demolire la statua di Saddam o a prendere a calci la sua salma, quella che assisteva ai roghi della santa Inquisizione, quella che ha osannato Gesù a Gerusalemme e poi lo ha fatto crocifiggere sul Golgota.
Scusate ma la storia dovrebbe insegnerci pure qualcosa, le stesse situazioni si ripropongono da millenni con spaventosa consuetudine: l'uomo che uccide l'uomo che ha osato sfidarlo.
Se uccidi il tuo nemico ne costruirai il mito e ne accrescerai la forza. E' proprio uccidendolo che lo renderai immortale.

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8.4.11

Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!


Me ne andavo al mattino a spigolare,
quando ho visto una barca in mezzo al mare:
era una barca che andava a vapore;
e alzava una bandiera tricolore;
all'isola di Ponza s'è fermata,
è stata un poco e poi si è ritornata;
s'è ritornata ed è venuta a terra;
sceser con l'armi, e a noi non fecer guerra.


                    Sceser con l'armi, e a noi non fecer guerra,
                    ma s'inchinaron per baciar la terra,
                             ad uno ad uno li guardai nel viso;
                                   tutti aveano una lagrima e un sorriso.
                         Li disser ladri usciti dalle tane,
                                       ma non portaron via nemmeno un pane;
                           e li sentii mandare un solo grido:
                                   «Siam venuti a morir pel nostro lido».

                 Con gli occhi azzurri e coi capelli d'oro
                 un giovin camminava innanzi a loro.
                 Mi feci ardita, e, presol per la mano,
                 gli chiesi: «Dove vai, bel capitano?»
                 Guardommi e mi rispose: «O mia sorella,
                 vado a morir per la mia patria bella».
                 Io mi sentii tremare tutto il core,
                 né potei dirgli: «V'aiuti 'l Signore!»

                                        Quel giorno mi scordai di spigolare,
                                        e dietro a loro mi misi ad andare.
                                        Due volte si scontrar con li gendarmi,
                                        e l'una e l'altra li spogliar dell'armi;
                                        ma quando fur della Certosa ai muri,
                                        s'udirono a suonar trombe e tamburi;
                                        e tra 'l fumo e gli spari e le scintille
                                        piombaro loro addosso più di mille.

    Eran trecento, e non voller fuggire;
parean tremila e vollero morire;
     ma vollero morir col ferro in mano,
      e avanti a lor correa il sangue piano:
     fin che pugnar vid'io, per lor pregai;
          ma un tratto venni men, né più guardai;
    io non vedeva più fra mezzo a loro
          quegli occhi azzurri e quei capelli d'oro.

Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!

Luigi Mercantini, 1857
LA SPIGOLATRICE DI SAPRI




Vieira da Silva 1944 - Naufragio 


"Nulla è stabile, tutto cambia continuamente"
(non commuoviamoci solo guardando "Titanic")


27.8.10

GIPSY

    
      Per una volta posso dichiararmi d’accordo con la Chiesa cattolica che tenta di scoraggiare la tendenza dilagante in Europa di risolvere lo spinoso problema dei Rom, espellendoli.
Sarò impopolare, ma mi chiedo, dove vanno questi cristi, scacciati da ogni dove?
Non dimentichiamoci però che proprio la Signora Chiesa prima ancora del 1500, spaventata da ogni minima intrusione, collocava il gitano alla destra di Satana stesso, trasmettendo così l’odio per i gitani alle coscienze di un pubblico ignorante, che ha iniziato ad identificarli fra quei Pagani che dovranno essere immancabilmente divorati nelle fiamme dell’ inferno.

Facesse la Chiesa allora un vero atto di contrizione esplicita, denunciando apertamente il falso delle sue passate ideologie, perché i blandi ammonimenti fatti ora dal balcone di piazza sanpietro non bastano certo a soffiare aliti di umanità nelle coscienze, in cui il veleno ristagna da oltre 600 anni.

Si assuma le proprie responsabilità morali facendo pubblica ammenda come già avvenuto per gli Ebrei.
Il nomadismo interpretato dalla bibbia come la punizione di Dio, la pratica di mestieri quali il forgiatore di metalli, riconducibile alla magia nella superstizione popolare; le arti divinatorie identificabili come stregonerie, il matrimonio in età impubere con conseguente scarsa scolarizzazione sono quelle diversità che creano un’inclinazione irrefrenabile a liberarsi di presenze invise anche a costo dell'eliminazione fisica. Tutti i paesi suggestionati dalla dottrina cattolica adottarono infatti bandi di espulsione nei confronti dei Rom, fino alla programmazione del genocidio finale insieme a quello degli Ebrei durante il nazismo.

Manet 1862 - Gipsy with cigarette
Da sempre gli Zingari, o Gitani, o Roma come vengono chiamati ultimamente, sono stati considerati un’etnia scomoda per la loro incapacità di adattamento perché i loro sistemi di sopravvivenza non riescono ad integrarsi con i nostri, troppo diversi. La loro filosofia li rende insofferenti nell' adeguarsi alla costrizione delle nostre leggi, volte soprattutto a garantire un’escalation di ricchezza e consumo a scapito forse di altri beni da loro giudicati più preziosi quali il vagabondaggio, il tempo libero, l’autodeterminazione, l’indipendenza da qualsiasi padrone.

Le nostre leggi vengono varate per il nostro sistema di vita, ben incanalato, regimentato, impostato in modo da mantenere un ordine di superficie, sotto al quale scorrono fiumi di immoralità, illegalità, ipocrisia ed egoismo, e al cui adattamento abbiamo anche noi non poche difficoltà.


La nostra rozza ignoranza ci fa identificare i Rom con i Rumeni, ma non vanno assolutamente confusi con loro: in Romania essi sono trattati peggio che da noi.
I Roma sono antiche popolazioni di provenienza dall’India settentrionale, e il loro nome è la contrazione di Romanes e le loro lingue sono tutte varianti del Sanscrito.
Gipsy flag
Distribuiti oggi in una miriade di minoranze, la loro diaspora li ha portati principalmente nei Balcani e in Europa centro-orientale e vengono ormai identificati  con la patria di residenza: è il caso appunto dei Roma radicati da svariati secoli nell'attuale Romania ma con i Rumeni non hanno niente a che vedere e pochi sono perfino in grado di esprimersi nella lingua di quel Paese.

Siccome i governi non sono capaci di fronteggiare i problemi di integrazione evitando di affrontare dei costi, come vorrebbero, preferiscono sbrigarsela emanado decreti di espulsione.
Ma noi cittadini, forse anche esseri umani, non possiamo adottare la politica dello struzzo: che un problema esista solo se lo si vede e se no vuol dire che non c'è.
E’ vero che le leggi vanno rispettate, ma spiegatemi il principio assurdo per cui si debba cacciare tutti in massa, perchè fra loro ci sono individui che non si mantengono nella legalità.
Sarebbe come dare il foglio di via a tutti i mariti perché ce ne sono alcuni (troppi per la verità) che ammazzano le loro mogli.

Insomma questi Roma non li vuole nessuno perché il mondo di oggi non è più fatto a loro misura. Intolleranti come siamo sempre verso il diverso, tutto ci disturba di loro, l’aspetto, il folklore, le abitudini, l’accattonaggio e la microcriminalità a cui ricorrono per campare, il degrado in cui si adattano a vivere, il mancato allineamento alla condotta e alla morale vigenti, l'insubordinazione a qualsiasi autorità e istituzione non da loro riconosciuta.

Oggi noi tutti ci indigniamo, come doveroso, del trattamento subito dalla Popolazione ebraica nell’Europa degli anni 30-40, fingendo di ignorare che la brutta storia è cominciata con modalità uguali: l’odio razziale che si insinua alimentato dall’ignoranza, dalle dicerie e dal fastidio che sentiamo naturale verso tutto ciò che appare diverso - in meglio o in peggio non fa differenza. 
Anche allora le cose sono iniziate così, fra l'indifferenza della gente che si finge sorda, fino ad arrivare agli abusi, alle persecuzioni, alla creazione dei ghetti, e ai campi di sterminio.

Già viviamo in una società che per quanto si dichiari civile, i diritti della persona li considera poco e ancor meno sa farli rispettare.
L’assimilazione delle minoranze col nemico è la cosa che ci viene più facile fin da bambini, la demonizzazione dei nemici, la diffusione dell’ostilità e della paura dovrebbero attivare un campanello d'allarme nelle nostre coscienze prima che sia troppo tardi, perchè molte delle grandi tragedie umane hanno avuto inizio da questo stesso punto.           mca


11.8.10

DIFENDIMI





20.000 FIRME IN 10 GIORNI!
6 agosto 2010 - Tema: LEAL informa:
Insieme con Leal sostengono la campagna di protesta contro la Direttiva europea sulla vivisezione Chiliamacisegua, il Movimento antispecista, Savethedogs, Associazione animalista Lillipet, Le Sfigatte, Sos animali, Amicio Mio.

VORRESTI SALVARLO?
ECCO COSA PUOI FARE TU: FIRMA!
(NON COSTA NULLA)

...

11.6.10

21.5.10

PROFESSIONE REPORTER

CADUTO A BRACCIA APERTE,
COME FACEVAMO DA BAMBINI, GIOCANDO ALLA GUERRA.


BANG BANG!
IL BELLO STAVA PROPRIO NEL VENIRE COLPITI,
PER CROLLARE A TERRA IN CADUTA LIBERA.


FINGEVAMO LA MORTE CON LE BRACCIA A CROCE,
IMMOBILI, AD OCCHI CHIUSI, TRATTENENDO IL RESPIRO.
QUANDO CI SCOPPIAVANO I POLMONI SALTAVAMO SU, RIDENDO.


MA TU NO, TU NON RIDI.
NON SALTI SU.
NON RESPIRI PIU’.
INCOLLATO A TERRA ABBRACCI IL MONDO, SENZA DIR NIENTE.
SOLO QUELLA CROCE CHE TI STA DISEGNANDO PUO' PARLARE PER TE.

mca
20-05-2010
 
 
 
 
                                                                                                                                                                                    Egon Schiele
 
 
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3.5.10

oh mare nero, mare nero, mare ne..

CATASTROFI    INNATURALI

nella foto: reazioni di marmotte molto ammodo


immagine by
Edoardo Mottarella



altre reazioni..

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ioni.

Lettori fissi