Qui non mi trovate,
io qui non ci sono.
Sto nella stanza accanto
dove non c'è nessuno.

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27.11.11

TE FARURU

Le maggiori notizie di Paul Gauguin sono quelle rintracciabili nei Diari da lui stesso redatti, nei quali si rileva tuttavia un’evidente  tendenza a dipingere se stesso in modo piuttosto idealistico.
L’episodio più universalmente conosciuto su di lui è quello relativo al litigio con l’amico Van Gogh che in quel periodo, essendo egli senza mezzi, lo stava ospitando (e mantenendo) a Arles e in seguito al quale Vincent  si ritrovò con un orecchio mozzato. Le cronache ufficiali vogliono che fu lo stesso Van Gogh a tagliarselo in un raptus autodistruttivo, ma si vocifera che Van Gogh abbia invece cavallerescamente scagionato l’amico Paul dall’avergli procurato la lesione, asserendo di essersela auto-inflitta. Fatto è che Gauguin tagliò rapidamente la corda e se quella volta riuscì a scampare alla denuncia, la prigione non gli fu risparmiata in altre occasioni.

L’ampia raccolta di lettere intercorse fra Gauguin, Van Gogh e il di lui fratello Theo tra il 1887 e il 1891 rappresenta una testimonianza fondamentale di quel particolare legame artistico e umano che unì i tre amici, evidenziando i più intimi particolari della loro personalità, del loro carattere e dei loro pensieri sull’arte, la pittura e la vita. Il rapporto tra Van Gogh e Gauguin era iniziato a Parigi nel 1887 con uno scambio reciproco di quadri che avrebbe fornito poi il pretesto per le prime lettere. L’anno seguente, mentre Theo si fermava a Parigi rimanendo un punto di riferimento per i due pittori, i due artisti partirono separatamente alla ricerca del “selvaggio”, guidati dalla comune e urgente smania di dipingere. Gauguin si recò in Bretagna mentre Vincent andò a sud, in Provenza, il paese dei toni azzurri e dei colori allegri, precisamente ad Arles.
Tutta la prima parte dell’epistolario è incentrata sulle difficoltà economiche di Gauguin, complicate dal suo debole stato di salute, e sull’invito ad Arles da parte di Vincent, desideroso di condividere il suo studio e la sua casa gialla con quel pittore assai in gamba che egli dimostra di stimare oltre misura. Le preoccupazioni per la salute, l’umore e lo stato economico di Gauguin da parte di Vincent erano reali e sincere. La soluzione auspicata per risolvere i comuni problemi di sussistenza che impedivano a entrambi il sereno svolgimento del loro lavoro, era quella di convivere temporaneamente ad Arles, dividendo vitto, alloggio e spese e lavorando affiancati con il sostegno economico di Theo.
Era il 22 ottobre 1888 quando Gauguin, senza eccessive aspettative o speranze, lasciò la Bretagna per la Provenza. Ripensando a quell’esperienza nel 1903, poco prima di morire, nei suoi diari avrebbe così ricordato: “ Impiegai alcune settimane per cogliere l’aspro sapore di Arles e dintorni. Ciò non toglie che si lavorasse sodo, soprattutto Vincent. All’interno di due esseri, lui e io, uno un vero vulcano e l’altro non meno focoso, si stava preparando i qualche modo una lotta.”
Per nove settimane i due quindi lavorarono insieme, realizzando ciascuno una ventina di quadri. Il loro rapporto però, che fino a quel momento era rimasto molto superficiale, riservò a entrambi più di una delusione. Così Gauguin scrisse. “ Io e Vincent ci troviamo in generale ben poco d’accordo, soprattutto in pittura. I miei quadri gli piacciono molto, ma quando ci lavoro, trova sempre che sbaglio a fare questo o quello. E’ un romantico, mentre io sono più portato a uno stato primitivo.”
A impedire un sereno rapporto c’era dunque una differenza di carattere e di personalità.
Gauguin era infastidito dalla debolezza della psiche e dall’instabilità delle emozioni di Vincent. Lo stato di estrema tensione fra i due sarebbe alla fine sfociata nel tragico evento del taglio dell’orecchio che avrebbe indotto Gauguin a lasciare Arles in tutta fretta. I due amici non si sarebbero mai più rincontrati.


Paul Gauguin - Otahi ( solitaria ) - 1893
Donde veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?
Ecco le cruciali domande a cui Gauguin tentò di dare risposta.
Nella sua costante ricerca espressiva, che aveva già registrato un fugace passaggio attraverso Impressionismo e Simbolismo, Gauguin si era aperto a uno stile di pittura che aveva sostanzialmente abolito prospettiva ed effetti luce-ombra per adottare forme piatte, semplificate e dai colori puri, stesi a grandi pennellate entro profili scuri ben delineati.
Quello che Gauguin capì di stare idealmente cercando era una società dove i rapporti fra uomo e donna fossero armoniosi, naturali, regolati da un codice implicito, tipico delle collettività ancora provviste di tradizione.
Nella società europea questo codice era stato profondamente sconvolto e il sogno artistico era ormai generalmente affollato da figure di donne minacciose e fatali.
Fu questo ideale di spiritualità quasi buddhista a determinare la partenza di Gauguin verso le isole remote del Sud Pacifico, ancora inesplorate dagli artisti fino a quell' epoca.
A bordo di un mercantile sbarcò a Papeete nella primavera del 1891, colmo di speranza e con questo saluto nel cuore:

Giungo in questo luogo dove è ignota la terra sotto i miei piedi
Giungo in questo luogo dove è nuovo il cielo sopra la mia testa.
Giungo in questa terra che sarà la mia dimora…
Spirito della terra, lo straniero t’offre il suo cuore perché tu te ne nutra.
Inseriti nell' eden naturalistico e spirituale delle isole, ecco rappresentati in un’inattività sognante i seni nudi e le magnifiche schiene e i fianchi delle Tahitiane solcate dalle nere ciocche dei capelli e fasciate nei parei fiorati .
La grande suggestione creata da queste atmosfere esotiche è principalmente frutto delle armonie coloristiche e della primitività delle forme.
Le figure semplificate fanno pensare ad una pittura eseguita di getto; in realtà ogni composizione è stata accuratamente studiata alla ricerca di nuove soluzioni stilistiche
Un' innovazione fondamentale nell'Arte, che avrà grande influenza sulla pittura posteriore e spianerà la strada all’astrattismo.

 *
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6.11.11

TAMARA E GABRIELE

Tamara De Lempicka - La Camicia Rosa
olio su tavola - 1927
(collezione privata)


Il nudo nell’arte era stato considerato fino alla metà dell’Ottocento decoroso soltanto se nobilitato da riferimenti storici, mitologici, o religiosi. Già Platone, nel suo Simposio, aveva spiegato che esistono due tipi di venere: quella divina e quella volgare. Renoir aveva ribadito il concetto in modo più schietto: “ la donna nuda sorge dal mare o dal letto”. In sintesi se non era santa era puttana.
La bellezza che impose Tamara nei suoi nudi era invece rassicurante per la società dell’epoca, dagli albori del fascismo fino al dopoguerra.
Allineata al modello della diva o della pin-up promosso da Hollywood, era il tipo di donna che usciva dalle pagine patinate dalla rivista Vogue, additata come prototipo del fascino dalle grandi industrie cosmetiche come Elisabeth Arden e Helena Rubinstein, un simbolo di successo che le donne si sforzavano d’imitare.
I ritratti di Tamara de Lempicka emanano un fascino particolare perché avvolti nella luce del desiderio: le sue modelle sembrano godere e compiacersi nel ricordo del piacere assaporato. 
Scarna la biografia di Tamara: nata a Varsavia sul finire dell’Ottocento, fu attiva dapprima in Francia, dove studiò arte negli anni ‘20, e in seguito negli Stati Uniti dove tenne numerose esposizioni che la resero ricca e famosa. La sua formazione artistica prese ispirazione dall’Art Déco e dal Futurismo.
Sue caratteristiche personali furono fascino, eccentricità e ambivalenza, che si ritrovano ampiamente riflesse nelle sue opere. Sposata due volte, le cronache dell’epoca la ricordano soprattutto per la tormentata liaison con il poeta Gabriele d’Annunzio a quei tempi celebrato in tutta Europa come romanziere, drammaturgo e soprattutto dongiovanni.








Mademoiselle Poum Rachou - 1933

Scarna la biografia di Tamara: nata a Varsavia sul finire dell’Ottocento, fu attiva dapprima in Francia, dove studiò arte negli anni ‘20, e in seguito negli Stati Uniti dove tenne numerose esposizioni che la resero ricca e famosa. La sua formazione artistica prese ispirazione dall’Art Déco e dal Futurismo.
Sue caratteristiche personali furono fascino, eccentricità e ambivalenza, che si ritrovano ampiamente riflesse nelle sue opere. Sposata due volte, le cronache dell’epoca la ricordano soprattutto per la tormentata liaison con il poeta Gabriele d’Annunzio a quei tempi celebrato in tutta Europa come romanziere, drammaturgo e soprattutto dongiovanni.


Per Tamara può significare l'inizio del successo e il passaggio dalla bohème alla dolce vita. Se però D'Annunzio mira ad aggiungere questa creatura straordinariamente smart alla sua collezione di amanti, Tamara, da parte sua, fiuta subito una ghiotta occasione per farsi pubblicità. L'intera operazione fu condotta da lei con grande cinismo. Ansiosa di affermarsi nel suo successo d'artista e ossessionata dal ricordo della povertà, si era posta l'obiettivo di riuscire a fare un ritratto all'uomo dall'eccentrica personalità che stava influenzando un'intera epoca e che una larga cerchia di frequentazioni altolocate ammirava e celebrava.
Un ritratto di D'Annunzio eseguito dalla Lempicka avrebbe fatto notizia, richiamato l'attenzione e messo in ombra la sua rivale Romaine Brooks, che già con D'Annunzio aveva avuto una relazione ambigua.
Tamara aveva capito perfettamente le intenzioni del poeta, sapeva come erano fatti gli uomini e lei ci si era abituata, fondendo arte e sensualità.  D'Annunzio era ormai un anziano signore non più molto attraente, ma aveva un carattere molto forte ed era dotato di fascino non comune che Tamara voleva esplorare e catturare sulla tela.

Foto autografa con dedica a Tamara
A quei tempi il suo successo era ancora più di natura sociale che artistica ed essendone consapevole voleva fargli credere di poter rivolgergli le sue attenzioni e sfruttare l'infatuazione del poeta per dare una spinta alla propria arte.
Alla fine degli anni '70, quando furono ritrovati i diari della governante di D'Annunzio, che era stata anche sua amante, con i dettagli di quella storia per certi versi quasi grottesca dati in pasto al pubblico, Tamara ne fu contrariata e protestò energicamente perché il suo nome era stato accostato a quello di una serva, lamentando anche l'oltraggio inferto al grande poeta italiano, che però lei stessa aveva un tempo definito come "un vecchio nano in uniforme". Protestò anche contro un libro pubblicato dall'editore Ricci che, con la pretesa di discutere d'arte, traboccava di pettegolezzi sulla sua vita intima. Nonostante le sue vivaci proteste, il libro conobbe un grande successo in tutta Europa, risvegliando il generale interesse verso le sue opere e le quotazioni dei suoi quadri schizzarono alle stelle.


La parte del diario intitolata " Tamara al Vittoriale" risulta oggi abbastanza innocua.
Il Vittoriale, com'è noto, era una proprietà sulle sponde del lago di Garda che D'Annunzio, seguendo la sua non comune fantasia, aveva trasformato in un castello da favola, una sorta di scenografia hollywoodiana.
A giudicare dalle lettere che i due si scambiarono, fu Tamara che gli propose di incontrarlo, lo si deduce dal tono delle sue prime lettere, scritte in un francese non sempre impeccabile:
Venerdì.
Caro maestro e amico (come spero e desidero) eccomi a Firenze!!! Perché proprio Firenze? Per lavorare e purificarmi a contatto della vostra arte sublime...
Quanto mi rattrista non essere in grado di esprimere le mie idee. Avrei tanto voluto poter parlare con voi, confidarvi i miei pensieri, perché credo che voi capireste tutto...
Per Natale rientro a Parigi poi passo per Milano, dove conto trattenermi due giorni. Volete che passi anche da voi (in senso buono, s'intende). Io ne sarei felice, e voi? V’invio, caro fratello, tutti i miei pensieri, quelli buoni e quelli cattivi, quelli lascivi e quelli che mi fanno soffrire.
Tamara de Lempicka
E questo stile galante e affettato non si esaurirà con il primo scambio epistolare:
Domenica.
Grazie, vengo! Sono così felice, ma anche intimidita.
Come siete? Chi siete? E io, chissà se vi piacerò, così, una studentella, senza il mio guardaroba parigino, i miei cosmetici....ecc. ecc.
Il fratello D'Annunzio intanto non perde tempo e tende la sua trappola: l'unico punto delle lettere che lo interessa veramente riguarda la lascivia a cui Tamara allude.
Tuttavia D'Annunzio è cinico e scaltrito,  non si lascia ingannare facilmente.
Venite al Vittoriale, le scrive, troverete qui riunite le Muse dell'Arte, della Musica e della Letteratura.

 
Scrive questo mentre la Principessa del Piemonte, un'altra delle sue amanti, è appena partita lasciando il letto ancora tiepido.
E' comunque intenzionato a essere molto discreto anzichè impetuoso come al solito e di volerla trattare come una vera signora.
Chi non si fa nessuna illusione è il primo marito della Lempicka, Tadeusz che sa che gli uomini da lei ritratti sono stati anche suoi amanti e l'accusa di umiliarlo agli occhi del mondo intero con quei ritratti incriminati. Tadeusz seguirà da lontano l'evolversi della relazione con D'Annunzio, inviando ogni due giorni un telegramma alla moglie, intimandole di ritornare o almeno di scrivergli.
Nel frattempo il Vittoriale è in subbuglio per l'arrivo della bella polacca. L'anziano poeta è circondato da un vero e proprio harem - ospiti di passaggio, la sua concubina, la sorella di lei, la governante del famoso diario e uno stuolo di prostitute (non si chiamavano ancora escort) - che si preoccupa di organizzare per lui ogni sorta di piaceri, compresa la dose quotidiana di cocaina.
D'Annunzio il cui principio era do ut des, ha deciso di fare le cose in grande e all'arrivo di Tamara fa sparare un paio di cannonate a salve dall'incrociatore Puglia che si trova alla fonda davanti al parco della villa. Insieme ad ogni sparo risuona un sonoro "Alla Polonia! " " Alla vostra Arte!" " Alla vostra bellezza!".
Ma i suoi auguri non servono a molto: Tamara non è affatto disposta a farsi conquistare per così poco.
Lei che ha già avuto così tanti amanti, uomini e donne, decide di fare la preziosa... 
D'Annunzio dal canto suo è poco avvezzo a incontrare una qualche resistenza, la giudica capricciosa e non tarda a volersene sbarazzare. O almeno così fa credere alla governante che scrive sul diario: La Polacca non la può vedere e non aspetta altro che se ne vada. E' una smorfiosa, spera di fargli perdere la testa (povera illusa!). Una volta gli ha detto di temere di rimanere incinta perché ha solo ventisette anni - così dice - in realtà ne dimostra trentacinque. Una volta gli ha detto che per paura della sifilide non si è mai lasciata andare ad avventure sentimentali. "Vedete, ho un marito giovane e preferirei evitargli un regalo del genere." Voi avete così tante donne perciò mi chiedo se potrei fidarmi".
Come si vede Tamara se non altro sa fare buon uso della litote, ma D'Annunzio non crede alle proprie orecchie: una donna che osa parlargli in quel modo!
La governante ci va giù dura nel parlare col maestro: "Cose del genere le può pensare solo una prostituta! Del resto accetta i vostri omaggi fin troppo di buon grado: in due giorni le avete dato più di venticinquemila lire!" Avreste fatto meglio a donarle ai poveri."
La leziosità porta i suoi frutti e il fratello scalpita. Tamara capisce che è anche venuto il momento di concedere qualcosa,  si lascia baciare la nuca e il collo e poi  si spoglia per farsi accarezzare tutta, ma quando lui tenta un approccio più stretto, lei gli mette altri paletti, imponendogli di fare ciò che crede rimanendo vestito.
Il fatto che qualcuno tenti di resistergli non lascia indifferente il maestro che sa come vendicarsi con le parole . " Voi non siete una signora, siete solo una sgualdrina. Ma una sgualdrina di classe, lo ammetto. Solo la cortesia mi impedisce di farvi mettere alla porta dall'ultima delle mie serve. Ma resterò un signore fino alla fine. Lo faccio per vostro marito, che d'altra parte posso solo compatire per aver avuto in sorte una donna come voi."
Sempre sul diario si può leggere che il poeta cenò quella sera con Tamara per poi lasciarla sola molto presto e passare la notte con una giovane amica. Il loro rapporto continua a limitarsi al petting spinto  ma senza avere mai da lei il consenso a penetrarla.
La commedia giunge al suo apice con una lettera dal tono mellifluo con cui Tamara gli fa sapere che lo sta aspettando. D'Annunzio va da lei convinto che questa volta avrebbe ceduto, portando con sé persino la valigetta dell'amore, con tutti gli "accessori".
Sempre secondo il diario la trova più lucida che mai ma contraria a sniffare cocaina per paura di ricadere nel vizio che già l'aveva tormentata anni prima. Lui allora si toglie il pigiama per cercare di sedurla con la prestanza del suo fisico atletico, ma lei distoglie lo sguardo e dicendogli che detesta la pornografia.
A questo punto Gabriele le domanda una volta per tutte che cosa vuole da lui e Tamara inizia a parlargli del ritratto e dei prezzi che lei chiede. Lui risponde che non si permetta di parlare in questo modo a Gabriele D'Annunzio e le dà l'addio.
I protagonisti sono senz'altro uno più irriducibile dell'altro, ma pur sempre troppo civili e intelligenti per far scadere la commedia in un dramma e il duello terminò quindi senza vincitori nè vinti .
Tamara pensava al quadro che non avrebbe mai dipinto, mentre il maestro sarebbe rimasto schiavo infelice della sua voluttà insoddisfatta, solo in mezzo al suo harem.
Tuttavia non manca un finale degno di predatori del loro rango.
Nel diario si racconta ancora che qualche giorno più tardi Tamara, che nel frattempo si era trasferita a Gardone da alcuni amici, si vide recapitare uno scrigno con un rotolo di pergamena contenente una poesia che D'Annunzio le dedicava mentre nel portagioie c'era un anello d'argento massiccio, sormontato da un gigantesco topazio, che scivolò perfettamente lungo il dito della sua mano sinistra.
Nell'ultimo scambio epistolare il poeta la saluta con queste parole: "Ho trascorso notti di grande tristezza, grazie!" a cui lei rispose: "Ho trascorso ore di grande tormento, grazie!"



fonte:
Avventure sentimentali:
la giovane e bella
e il nano brutto e vecchio
Gilles Néret

14.10.11

I FIGLI DI PICASSO

pABLO pICASSO ebbe cinque figli da quattro donne diverse oltre a numerose relazioni extra-coniugali.
Nel 1918 sposò a Parigi Olga Chochlova, una ballerina della troupe di Sergej Djagilev, per cui Picasso stava curando il balletto Parade.
La Chochlova introdusse Picasso nell'alta società parigina degli anni venti.
I due ebbero un figlio, Paulo che successivamente si consacrerà alle corse motociclistiche.

Paulo vestito da arlecchino - ritratto del 1924
custodito al Musée National Picasso di Parigi

Paulo nacque il 14 gennaio 1921 dal matrimonio con Olga. L'artista si rivolse al figlio con una tenerezza e una delicatezza che lo tennero lontano dalle sperimentazioni di quegli stessi anni, poste al confine con quelle del gruppo surrealista.
Il bambino è qui ritratto col costume di Arlecchino, personaggio a cui Picasso aveva già fatto riferimento in molte delle sue tele più famose.
l'opera in apparenza molto convenzionale è stata volutamente inconclusa. il fondo è colorato con una leggera tinta ocra fluida che non definisce lo spazio, i piedini di Paulo sono appena abbozzati e si nota un ripensamento sulla postura delle gambe.
Bambino e sedia sembrano quindi galleggiare sulla superficie della tela e se le mani e il volto sono modellati in modo da dare l'idea del volume, esso non coinvolge il resto della composizione che risulta prevalentemente piatta. Proprio questa assenza di profondità dà una sensazione di fragilità e di malinconia estreme.

L'insistenza della moglie Olga sul corretto apparire in società collideva però con lo spirito bohémien di Picasso, creando tra i due motivi di continua tensione.
Nel 1927 Picasso conobbe la diciassettenne Marie-Thérèse Walter e iniziò con lei una relazione. Il matrimonio con Olga anziché in un divorzio  si concluse in una separazione perché secondo le leggi francesi un divorzio avrebbe significato dividere equamente le proprietà della coppia tra i due coniugi, cosa che Picasso non volle fare. I due rimasero legalmente sposati fino alla morte di Olga nel 1955. Dalla relazione con Marie-Thérèse Walter nacque la figlia Maya. Marie-Thérèse visse sempre nella vana speranza di unirsi in matrimonio all'artista e si suiciderà impiccandosi quattro anni dopo la morte di Pablo.
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Maya con la bambola - 1938 Parigi, Musée National Picasso
Marie-Thérèse diede alla luce Marie Conception nell'autunno del 1935 e la piccola fu da subito soprannominata Maya. Fu registrata all'anagrafe come figlia di padre ignoto per ragioni convenzionali e Picasso le fece da padrino al battesimo.
Maya non fu ritratta spesso dal padre, essendo la relazione dei genitori nota solamente a pochi amici intimi.
Come nei ritratti di Paulo anche qui si notano la dolcezza e il tocco delicato del padre intenerito di fronte alla propria figlia.
Il volto della piccola Maya viene rappresentato qui di profilo e frontalmente, mentre gli occhi scomposti, vivi e intensi, guardano verso il padre, instaurando con lui una tenera complicità.



Tra la fine fra gli anni trenta e l'inizio degli anni quaranta Picasso ebbe una relazione con la fotografa Dora Marr, di trent'anni più giovane, che gli fu amica e amante; fu lei a documentare fotograficamente la realizzazione di Guernica.

Dopo la liberazione di Parigi nel 1944, Picasso divenne il compagno di una giovane studentessa d'arte, Françoise Gilot. Insieme ebbero due figli, Claude e Paloma. Fu lei, unica tra le tante, a lasciarlo, stanca delle sue infedeltà.

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Paloma e Claude 1950

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Paloma che gioca 1955


Dopo l'abbandono da parte di Françoise, Picasso passò un brutto periodo; molti dei disegni a china di quella stagione riprendono il tema di un nano vecchio e brutto come contrappunto ad una giovane ragazza, a dimostrazione di come lui, ormai sulla settantina, iniziasse a percepire se stesso come grottesco e assai poco attraente.
Non rimase tuttavia solo per molto tempo; alla Madoura Pottery conobbe Jacqueline Roque che lavorava alla produzione di ceramiche da lui decorate. I due rimasero insieme fino alla morte dell'artista, sposandosi nel 1961. Picasso ebbe anche alcuni flirt con nobildonne italiane, quali la Principessa della dolce vita Giovanna Pignatelli Aragona Cortes alla quale regalò un quadro della Promenade des Anglais a Nizza, in occasione della nascita di suo figlio Olivier Doria il 7 dicembre 1957.


17.9.11

made in Switzerland


Gli artisti svizzeri stanno andando forte, ultimamente,  anche se si sente parlare poco di loro.
Pipilotti Rist in particolare vive il suo momento d'oro: Biennale di Venezia, Hayward Gallery di Londra, Kunsthalle di Brema e poi Rotterdam, Zurigo e ancora Londra e New York; le sue opere sono quotate dai 3.500 a 350.000 euro.

Un’altra artista svizzera emergente:
Pipilotti Rist, è nata a San Gallo nel 1962,
 vive e lavora a Zurigo.
Il suo nome vuole rendere omaggio a Pippi Calzelunghe
l’eroina del libro di Astrid Lindgren

(un assaggio della video istallazione alla biennale 2011)
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 Quest’anno alla Biennale  si proiettano le sue immagini in movimento su tre riproduzioni di vedute veneziane. Fantasmagoria di luci e di colori in lotta per costruire un mondo più umano.

Con la telecamera, il computer e qualche effetto speciale, racconta storie che ipnotizzano, mette in scena trionfi di fiori e piante, acqua scrosciante, donne nude con particolari anatomici che in altri contesti sarebbero imbarazzanti, ma nelle sue opere diventano sorprendentemente poetici.
Influenzata dalla sua miopia, che la costringe a guardare tutto da molto vicino, filma i corpi, fra i quali il suo, da una distanza millimetrica trasformando in paesaggio geografico carne, peli, capelli e lentiggini.

Homo sapiens sapiens, 2005
Selfless in the bath of lava, 1994
Cercando di rompere gli schemi tradizionali per portare l’arte nella vita di tutti i giorni, colora il mondo con tinte cariche, colori elettrici.
Vuole dimostrare che si possono inventare nuove regole, giocando con il formato e la definizione delle immagini.

Nel 1986, col primo video realizzato a Basilea mentre era ancora studentessa,  I'm not a girl who misses much, già fissava la linea espressiva che
 avrebbe seguito negli anni a venire.



Vestita di nero col seno esposto, danza con una frenesia innaturale, ripetendo ossessivamente, le parole che danno il titolo all'opera, il primo verso di una canzone dei Beatles Happiness is a warm gun.


In un altro video Ever is over all che le fruttò un premio alla Biennale del 1997, le immagini si sovrappongono. Da un lato un campo di fiori esotici giganteschi, dall'altro una donna che passeggia per le strade di Zurigo, fracassando elegantemente i finestrini delle macchine parcheggiate con un attrezzo a forma di fiore sotto lo sguardo quasi compiacente di una vigilessa.

Sarebbe interessante capire quanto sia di sprone agli artisti elvetici la ribellione sociale  nei confronti dell'organizzata, pacifica e superperbenista madre Svizzera.

Gravity my friend
installazione al Fact di Liverpool 2007

















                                    
I could'nt agree with you more, 1999

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Le sue videoinstallazioni, che invadono spesso intere sale dei musei, avvolgendo lo spettatore, sono divertenti e sensuali, psichedeliche e irriverenti.
Gioca con il formato e la definizione delle immagini, con accelerazioni e rallentamenti improvvisi, esplorando temi impegnativi: nascita, morte, famiglia, amore, corpo e natura.



16.8.11

DIRTY ART







Da poco approdato a New York alla fine degli anni ‘40, Andy inizia a frequentare l’ambiente gay della città, manifestando subito il suo approccio freddo al sesso, tipico del voyeur.
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Vernice di polimeri sintetici su tela
Andy Warhol Foudation NY
Agli amici chiede spesso di spogliarsi e togliersi le scarpe, per disegnarne i genitali e i piedi. L’idea era quella di sviluppare un progetto mai portato a termine: la produzione di un Libro dei Cazzi e un Libro del Piede. Il nudo maschile entrerà in seguito nella sua produzione in forma più soft, attraverso disegni su foglia d’ora - rappresentanti amici suoi e ragazzi di strada -  che vennero esposti alla Bodley Gallery nel 1957.

Nella seconda metà degli anni ’70 Warhol riprese con disinvoltura la vecchia abitudine di chiedere a qualsiasi visitatore della Factory, uomo o donna indifferentemente, di spogliarsi di fronte a lui e di lasciarsi riprendere le parti intime dalla sua camera 35mm. e dalla Polaroid Big Shot. Nascono così numerose fotografie che non saranno mai esibite in pubblico, fra le quali Warhol sceglie diciamo così le “più caste” per la serie dei Torsos.

Sull’immagine serigrafata, Warhol interviene con grande raffinatezza e estrema disinvoltura, con poche, ampie pennellate di colore. Soffermandosi sulla silhouette e sulla muscolatura delle gambe del modello, egli ottiene una resa quasi classica, da atleta greco.


*
Decisamente più provocatorio del precedente, questo primo piano è dedicato al sesso del modello che recita il ruolo di protagonista. Qui la resa pittorica è assai meno classica, dando evidenza alla stesura imperfetta dell’inchiostro, più che ai particolari anatomici. Nelle gambe e nel ventre è scomparsa ogni traccia di volume, mentre i peli delle gambe sono sostituiti da pennellate evidenti, stese forse con la nuova tecnica del mopping (che si serve di una scopa o di una spugna per distribuire il colore sulla tela).
*
La Andy Warhol Factory era il suo studio-laboratorio 




Ultra Violet, pseudonimo di Isabelle Collin Dufresne, una delle superstar della Factory, scrisse: Andy era affascinato dalla nudità. Era incantato dal fatto che ogni organo del corpo, avesse una forma, un aspetto, un colore diverso da un individuo all’altro. Proprio come un torso nudo, o un viso raccontano una storia diversa, così anche un pene o un sedere per Andy raccontavano storie diverse.


Quanto al voyeurismo, alcune brevi sentenze disseminate nella Filosofia, fanno emergere un atteggiamento freddo, distaccato nei confronti del sesso, concepito come un'inutile fatica e uno spreco di energia, a cui opporre le gioie della frigidità e dell'astensione:

*
"La cosa più eccitante è non-farlo. Se quando t'innamori non lo fai diventa molto più eccitante...
Il sesso è comunque molto più eccitante sullo schermo o fra le pagine, che fra le lenzuola...
Il sesso è la nostalgia di quando lo desideravi qualche volta...
Il sesso è la nostalgia del sesso...
Alcuni acquistano energia dal sesso, e altri la consumano.
Subito dopo quella di essere vivi, la fatica maggiore è quella di fare del sesso...
Io mi sono accorto che per me è troppo faticoso..."

                                                                                          Bè ...pigrone!    (ndr)





In questa autobiografia che è più che altro un autoritratto, non manca niente. C'è tutto. Lo sguardo spento. La grazia diffratta... Il languore annoiato, il pallore desolato... L'essere freak in modo chic, l'essenza passiva dello stupore, la segreta conoscenza che ammalia... La gioia un po' mesta, i tropismi rivelatori, la maschera imbiancata da folletto, l'aspetto lievemente slavo... L'ingenuità infantile, il fascino radicato nella disperazione, la trascuratezza narcisistica, la perfetta alterità, l'inafferrabilità, l'aura ombrosa, voyeuristica, vagamente sinistra, la pallida e sussurrata magica presenza, l'essere pelle e ossa... (IBS)





Fonte: 
un saggio di Domenico Quaranta
(mca ringrazia)

*

31.7.11

IL CoBrA NoN è Un SeRPeNTe


CoBrA è un movimento pittorico fondato in un caffè di Parigi nel 1948 da sei artisti e poeti nordici (danesi, olandesi e belgi): Asger Jorn, suo massimo rappresentante, insieme a Karel Appel, Constant, Corneille, Noiret  Dotremont e Alechinsky.
CoBrA non è altro che l'acronimo formato dalle iniziali delle città di Copenhagen Bruxelles e Amsterdam. 


La Pop Art nel secondo dopoguerra aveva segnato la rivincita dell'elemento figurativo su quello astratto e non era stata l'unica corrente artitica ad individuare tale tendenze.
All'interno della galassia informale, il gruppo CoBrA aveva come scopo evidente quello di ribellarsi all'egida incontrastata della cultura parigina, grazie ad un programma per nulla dogmatico e apertamente avverso al naturalismo borghese, al realismo socialista, all'astrazione geometrica post-cubista e al surrealismo.
Numerosi espressionisti avevano sconfinato verso la corrente realista, non per ultimi gli appartenenti al gruppo CoBrA , il cui apporto alla nuova figurazione fu di indubbio interesse. 


Ensor - Ironie 1911

Per un certo periodo la loro opera procedette con intenti abbastanza omogenei, vista la comune matrice espressionista, la loro nazionalità e le parentele artistiche con i grandi maestri dell'espressionismo nordico, come Nolde, Munch, Ensor.
Emile Nolde - Girasoli 1930

La principale caratteristica risiede in una forma di pittura semi-astratta, all'utilizzo di colori molto brillanti, stesi con violente pennellate, figure umane distorte, ispirate all'arte primitiva, motivi fantastici e grotteschi caratteristici della cultura nordeuropea, molto simile all'Action Painting americana.
Action Painting - Pollock
Convinti propugnatori della totale libertà d'espressione, nelle loro figurazioni antropomorfe usarono una discreta dose di violenza gestuale che spesso coincideva col totale disprezzo della forma.







Jorn
L'arte di CoBrA nasce in sintonia con la filosofia e la letteratura del tempo, con Camus e l' Esistenzialismo francese.

Dominata dal caos e dal disordine, è un'arte folklorica, primitiva, infantile, sofferente, in analogia con le ricerche di Dubuffet, il primo a teorizzare ed introdurre il concetto di Art Brut ad indicare quelle produzioni artistiche realizzate da non professionisti che operano al di fuori delle norme estetiche convenzionali: autodidatti, psicotici, prigionieri, persone affette da autismo, gente insomma completamente digiuna di cultura artistica.

Egli intendeva, in tal modo, definire così un'arte spontanea, senza pretese culturali e senza elementi di riflessione.
CoBrA verrà portato avanti come movimento artistico per tre anni, fino al 1951. L'ultimo evento di CoBrA sarà la "Seconda Esposizione Internazionale d' Arte Sperimentale" al Palais des Beaux-Arts a Liegi.
Ma Jorn alla fine non vi partecipò perché, gravemente ammalato di tubercolosi, nel 1951 era dovuto rientrare in Danimarca.
Questo gruppo è considerato una pietra miliare dell'Espressionismo astratto europeo e svolse un ruolo importante per il superamento del contrasto figurazione-astrazione tipico di quegli anni.
Attualmente esiste un museo dedicato al gruppo CoBrA ad Amstelveen, in Olanda, che mostra i lavori di Karel Appel e diversi altri artisti internazionali d'avanguardia.
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Asger Jorn 1914-1973
L'apporto di CoBrA alla storia dell'arte moderna in Europa fu determinante, ma ancor più lo furono gli anni successivi al loro scioglimento: da quel momento fu decisivo il ruolo assunto dalla cittadina ligure di Albissola, località balneare rinomata per la produzione della ceramica, dove già usava trascorrere le sue estati Lucio Fontana e nella quale Jorn si stabilì  per lunghi periodi su suggerimento dell'amico Enrico Baj, che in quegli anni presentava a Bruxelles il suo manifesto del Movimento Nucleare.
La presenza di Asger Jorn attirò ben presto nella cittadina anche altri ex componenti del gruppo CoBrA che cominciarono ad esporre in Italia presso Gallerie private o in grandi eventi come la Biennale di Venezia.






All'epoca Jorn faceva parte
del gruppo francese
Surrealista Rivoluzionario


1964










Karel Appel - One cent life


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