Qui non mi trovate,
io qui non ci sono.
Sto nella stanza accanto
dove non c'è nessuno.

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21.5.11

TU RICORDAMI

Tu ricordami quando sarò andata                                             
lontano, nella terra del silenzio,
né più per mano mi potrai tenere,
e io potrò il saluto ricambiare.

Ricordami anche quando non potrai
giorno per giorno raccontarmi i tuoi sogni:
ricorda e basta, perché a me, lo sai,
non giungerà parola né preghiera.

Pure se un po' dovessi tu scordarmi
e dopo ricordare, non dolerti:
perché se tenebra e rovina lasciano

tracce dei miei pensieri passati,
meglio per te sorridere e scordare
che dal ricordo essere tormentato.
Christina Rossetti

Giulio Monteverde - L'angelo della resurrezione - Cimitero di Genova

Christina Rossetti fu una poetessa britannica, nata a Londra nel 1830.E' conosciuta soprattutto come sorella del pittore Dante Gabriel Rossetti, artista tra i fondatori del movimento artistico dei Preraffaelliti, i cui dipinti sono ascrivibili alla corrente europea del Simbolismo.
La famiglia ebbe un grave dissesto economico per la precaria salute fisica e mentale del padre. A 14 anni anche Christina cominciò a soffrire di crisi nervose e cadde in depressione.
Iniziò a scrivere molto presto, ma dovette superare i trent’anni per vedere pubblicata la sua prima raccolta di poesie Goblin Market and Other Poems, che ottenne tuttavia una critica molto favorevole, che la salutava come naturale erede di Elizabeth Barret Browning. Il titolo che dà il nome alla raccolta è il lavoro più famoso di Christina Rossetti, e nonostante a prima vista sembri semplicemente una filastrocca sulle disavventure di due sorelle in mezzo agli gnomi (goblins), la poesia è complessa e ha diversi livelli di lettura, che la critica ha interpretato in modi molto differenti: un'allegoria sulla tentazione e la redenzione, un commento sui ruoli sessuali nell'epoca vittoriana, e la tematizzazione del desiderio erotico e della redenzione sociale.
Morì di cancro nel 1894.
Con l'arrivo del Modernismo, agli inizi del '900, la sua popolarità venne offuscata, come quella di molti altri scrittori d'epoca vittoriana. Christina Rossetti rimase dimenticata fino a quando negli anni settanta, non venne riscoperta dalle studiose femministe.

fonte di documentazione: Wikipedia
(mca ringrazia)




7.5.11

Horizontal, sì, te quiero

Edward Cucuel - Woman reclining by a lake


Horizontal, sì,  te quiero.
Mirale la cara al cielo,
de cara. Déjate ya
de fingir un equilibrio
donde lloramos tù y yo.
Rìndete
a la gran verdad final,
a lo que has de ser conmigo,
tendida ya, paralela,
en la muerte o en el beso.
Horizontal es la noche,
en el mar, gran masa trémula
sobre la tierra acostada,
vencida sobre la playa.

                                                                   Pedro Salinas




Edward Cucuel è nato nel 1875 a San Francisco. Studiò in Francia all'Accademia di belle Arti ed è oggi annoverato fra i pittori impressionisti americani.
Visse per lunghi periodi in Germania, nei pressi di Monaco di Baviera, dove aderì al gruppo artistico Scholle,  che aveva adottato un metodo pittorico nettamente contrapposto allo storicismo e allo stile accademico predominante  dell’epoca. Il tema principale delle sue opere era  rappresentato dalla figura femminile catturata nella magia e nella luce della pittura en plein-air.
Cucuel a Monaco partecipo'  anche a diverse mostre del secessionismo viennese.
Con i venti di guerra del 1939, rientrò definitivamente negli Stati Uniti  e morì a Pasadena nel 1954.



*


*

5.4.11

RINASCITA

     All'improvviso un giorno, mentre vai
       e quasi ti addolori del passato
     e temi anche il futuro,
     ecco senti due mani
       leggere che ti cingono la fronte
     e parole e sorrisi odi, improvvisi,
        che non udisti mai così soavi.

                                                 Sbigottito ti volgi: luce e aria
                                                    null'altro ti circonda,  sei solo;
                                                   ma da un albero cade lieve un fiore,
                                                     il primo fiore della primavera,
                                                  che di nascosto il vento
                                                      gitta ai tuoi piedi, muto ambasciatore
                                                    della nuova stagione.

                                                                                                    A quella vista senti
                                                                                                    che l'erba cresce e la neve si scioglie,
                                                                                                   da ogni cicatrice spunta un'ala
                                                                                                       col fremito d'un fiore sullo stelo.
                                                                                                             Scompare ogni tua doglia,
                                                                                                          anche il tuo cuor si spietra
                                                                                                   e nel futuro hai fede, e nel passato.



                                                                           Nicola Moscardelli  (1894 - 1943)


Michele Cascella 1911 -  Pastello su cartoncino
Paesaggio abruzzese con mandorlo, pastore e gregge

*                                                           

                                                              

4.3.11

C’è un albero dentro di me

mondrian


          C’è un albero dentro di me
           trapiantato dal sole,
                   le sue foglie oscillano come pesci di fuoco,
                               le sue foglie cantano come usignoli


                               E’ un pezzo che i viaggiatori son scesi
                       dai razzi del pianeta che è in me,
                                          parlano una lingua che ho udito in sogno
                                                    non ordini, non vanterie, non preghiere

                                                  In me c’è una strada bianca
                                                              le formiche passano coi semi di grano
                                                         i camion passano col chiasso delle feste
                                 ma il carro funebre non può passare, è proibito.

                                         In me il tempo rimane
come una rossa rosa odorosa,
                                     che oggi sia venerdì domani sabato
                                         che il più di me sia passato, che resti il meno
                             - non importa.

                                            (Nazim Hikmet, Mosca, 1956)

22.2.11

A che cosa serve la poesia



A che cosa serve la poesia? Può servire.
Vi faccio un esempio.
Prendete una coppia che va abbastanza bene:  


due o tre lustri di convivenza


casa figli interessi comuni.
I coniugi però, non essendo nè sordi nè orbi
nè privi di altri sensi
naturalmente non immuni
dal notare che il mondo è pieno di persone attraenti
dell'altro sesso

di cui alcune, per circostanze favorevoli,
sarebbero passibili di un incontro più ravvicinato.
***
Sorge allora un problema che propone tre soluzioni.


La prima è la tradizionale repressione:
non concupire eccetera

non appropriarti dell'altrui proprietà
per cui il coniuge viene equiparato a un comò
Luigi XVI o a un televisore a colori


o a un qualsiasi oggetto di un certo valore
che non sarebbe corretto rubare.




La seconda soluzione è l'adulterio
altrettanto tradizionale

che crea una quantità di complicazioni



la lealtà (glielo dico o non glielo dico?)
la desolazione di motel occasionali

la necessità di costruire stratagemmi di copertura
che non sopprimono la paura
di scoccianti spiegazioni.


La terza soluzione è senz'altro la più pratica.
Si prendono i turbamenti e i sentimenti
le emozioni e le tentazioni
si mescolano bene si amalgama l'immagine

con una salsa di fantasia
e ci si fa sopra una poesia
che si mastica e si sublima
fino a corretta stesura sulla macchina da scrivere


e infine si manda giù
si digerisce con un po' di amaro
d'erbe naturali

e non ci si pensa più.


                                           da una poesia di Joyce Lussu


*

27.12.10

E VIENE IL TEMPO

E viene il tempo del corvo nero sulla neve bianca.

Un'isola di ghiaccio sopra il fiume porta il corvo lontano.

E il corvo canta - cra - solo io sono nero, in questo mondo bianco.

D'estate, come un gabbiano, vorrei essere bianco sull'azzurro del mare,
 
ma in questo mondo candido solo io sono nero - cra cra - .


(Elizabeth Borchers)




MILLAIS - CHRISTMAS EVE 1887
 


16.12.10

GELO

.

ICE QUEEN - 20th International Snow Sculpture Art Expo

       Acquietati,
     lucente luna!
     Pur se furtivo guatar mi vedi
     il suo sguardo,
     sappi che non è malevolo
     il mio agire.


              Cerco nell’algide pupille
            il segno d’un palpito segreto,
            il bagliore d’una celata cura
            che riaccenda la speranza
            che sopita abita l’antro
            più nascosto del mio essere.


                              Un’urgente preghiera
                            mi sale dalle viscere:
                            che si muova, infine,
                            nell’accenno d’un sorriso
                            l’angolo remoto delle sue labbra
                            e sciolga in lacrime dolci
                            la banchisa
                            ch’or fredda il mio cuore. 

                                                (Fabricio Luiz Guerrini)

*

28.10.10

IO NON TI VEDO

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*
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Mark Kostabi - 2002

Io non ti vedo.
*
So bene che sei lì,
*
dietro il fragile diaframma
*
di questo schermo bianco,
*
alla portata delle mie parole,
*
se io ti scrivessi.
*
Ma io non scriverò.
*
mca
(Plagiat- 2009)
*
*

***
*

16.10.10

E SE NON TI BASTA



Io ti amo
e se non ti basta,
ruberò le stelle al cielo
per farne ghirlanda
e il cielo vuoto
non si lamenterà di ciò che ha perso,
che la tua bellezza da sola
riempirà l'universo

Henri Matisse 1952

Io ti amo
e se non ti basta
vuoterò il mare
e tutte le perle verrò a portare
davanti a te,
e il mare non piangerà
di questo sgarbo
che mille onde e sirene
non hanno l'incanto
di un solo tuo sguardo

Io ti amo
e se non ti basta
solleverò i vulcani
e il loro fuoco metterò
nelle tue mani, e sarà ghiaccio
per il bruciare delle mie passioni

Io ti amo
e se non ti basta
anche le nuvole catturerò,
e te le porterò domate
e su te piover dovranno
quando d'estate
per il caldo non dormi.
E se non ti basta,
perché il tempo si fermi,
fermerò i pianeti in volo
e se non ti basta,
vaffanculo

Stefano Benni

*

7.9.10

sakineh

Doveroso innalzare voci e bandiere per ottenere l'abolizione di pene abominevoli quali la pubblica fustigazione e la morte per lapidazione: altro non sono che la spia dell' umana barbarie.
Questo genere di condanne, seppure inflitte a punizione di reati ritenuti gravi nei contesti in cui vengono applicate  - adulterio e concorso in omicidio  (da noi considerate quisquiglie per cui  non si fa più un plissè) - suscita giusto orrore nella scrupolosa coscienza degli occidentali.
Si muovono capi di stato, giornalisti, premières dames, il supremo capo della cristianità, fino all'ultimo uomo della strada; tutti manifestano pubblica ribellione verso pratiche così primitive e sanguinarie, retaggio comunque di religioni improntate su un dio violento e vendicativo. Ma è una partecipazione farisiaca, che manda un odore nauseante, molto più dell'indifferenza stessa.  
E' l'effetto provocato dalla risonanza mediatica che, come nient'altro al mondo, riesce ad impattare le coscienze dei mediocri, focalizzando  l'attenzione di tutti su di un soggetto a turno e passando sotto silenzio il destino di altri milioni di esseri umani che, senza aver fatto mai nulla di male, vengono quotidianamente torturati e uccisi da fame e sete, malattie, ingiustizie sociali, calamità e guerre,  una realtà a cui ci siamo assuefatti e davanti a cui abbiamo assunto un atteggiamento rassegnato e impassibile.
E' però indicativo dell' ipocrisia dominante il fatto che tutti si sentano oggi  in dovere di rivolgere appelli e paternali all'Iran e nessuno muova mai un dito per tutte le migliaia di pene di morte che vengono ancora largamente applicate nei paesi con cui intratteniamo rapporti di convenienza economica e che ci fa comodo chiamare "amici".   
                                                                                                              mca


Shirin Neshat

***
Sguardo

,
..
Sul vetro incrinato,
aveva il ragno tessuto una tela.
Sul vetro,
il diamante dei tuoi occhi
tracciò una riga.
.
In frantumi, il vetro
ruppe il silenzio degli alberi.

Restarono solo i tuoi occhi
e la luna:
nel mio sguardo cucirono,
insieme,
il loro sguardo.
..
testo poetico di
 
Nadèr Naderpùr

 libera traduzione di Gina Labriola


.

28.7.10

Non voglio vedere il sangue del toro sull'arena




Eran le cinque in punto della sera.
Un bambino portò il lenzuolo bianco
Una sporta di calce già pronta
Il resto era morte e solo morte
Alle cinque della sera.
Il vento portò via i cotoni
E l’ossido seminò cristallo e nichel
Alle cinque della sera.
Già combatton la colomba e il leopardo
E una coscia con un corno desolato.
Cominciarono i suoni di bordone
Alle cinque della sera.
Le campane d’arsenico e il fumo,
Negli angoli gruppi di silenzio.
Solo il toro ha il cuore in alto!
Quando venne il sudore di neve
Quando l’arena si coperse di iodio
La morte pose le uova nella ferita
Alle cinque della sera.
Alle cinque in punto della sera.
Una bara con ruote è il letto
Ossa e flauti suonano nelle sue orecchie
Il toro già mugghiava dalla fronte
Alle cinque della sera.
La stanza s’iridava d’agonia
Da lontano già viene la cancrena
Tromba di giglio per i verdi inguini
Alle cinque della sera.
Le ferite bruciavan come soli
E la folla rompeva le finestre
Alle cinque della sera.
Ah, che terribili cinque della sera!
Eran le cinque a tutti gli orologi!
Eran le cinque in ombra della sera!


- Bullfight - Martin Fletcher 1956
  
             
                                          Non voglio vederlo! 
                                Di’ alla luna che venga, 
                                               ch’io non voglio vedere il sangue 
                                                                  d’Ignazio sopra l’arena.


                                                                               Federico Garcia Lorca
Tratto da:
LAMENTO PER IGNACIO SÁNCHEZ MEJÍAS

(1935)


.

20.7.10

PIU' LONTANO DI TUTTE LE STELLE



Magritte - La page blanche
***

Pronunzio il tuo nome
nelle notti scure
quando sorgono gli astri
a bere dalla luna,
e dormono le frasche
delle macchie occulte.
E mi sento vuoto
di musica e passione,
orologio pazzo, che suona
antiche ore morte.
Pronunzio il tuo nome
in questa notte scura,
e il tuo nome risuona
più lontano che mai.
Più lontano di tutte le stelle,
più dolente della dolce pioggia...

                 Federico Garcia Lorca




.

7.6.10

IN QUEL MINUTO



             Ahi non s'infranga la tua figura nell'arena,
             ahi, non volino le tue palpebre nell'assenza:
                          non andartene per un minuto, adorata,
                          perche' in quel minuto sarai andata sì lungi
                                        che attraversero' tutta la terra chiedendomi
                                        se tornerai o mi lascerai morire.


PABLO NERUDA
EDWARD HOPPER (Jo Sketching at Good Harbor Beach 1925–28 watercolor)



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