Qui non mi trovate,
io qui non ci sono.
Sto nella stanza accanto
dove non c'è nessuno.

29.4.10

Scoperta una buona ragione per sposarsi:


SONO I SINGLE I PIU' TARTASSATI
DAL FISCO ITALIANO

non lamentiamoci, il rimedio esiste:

basta avere  fede.




26.4.10

PER FARE UN PRATO



Per fare un prato basta
un trifoglio, un'ape...
*
Un trifoglio, un'ape e un sogno.
**
Può bastare il sogno,
se le api sono poche.
***
Emily Dickinson








image by E. Pasquinelli.

25.4.10

CASA NOSTRA PIU' PERICOLOSA DI COSA NOSTRA!




MA PERCHE' CI FINGIAMO SORPRESI E CONTINUIAMO A DIRE CHE SEMBRAVANO FAMIGLIE MODELLO, GENTE NORMALISSIMA.
CHE COSA DEFINISCE LA NORMALITA' ?
CI POSSIAMO RITENERE NORMALI QUANDO SIAMO TUTTI CIECHI E SORDI,
CHIUSI IN UN'INDIFFERENZA CHE NON CI LASCIA ACCORGERE DEL DISAGIO DI CHI CI STA ACCANTO?.


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24.4.10

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.

Se avessi il drappo ricamato
del cielo,
intessuto dell’oro e dell’argento
e della luce,
i drappi dai colori chiari e scuri del giorno
e della notte,
dai mezzi colori dell’alba
e del tramonto,
stenderei quei drappi sotto
i tuoi piedi.
E invece, essendo povero,
ho soltanto sogni;
e i miei sogni ho steso sotto
i tuoi piedi.
Cammina leggera perché
cammini sui miei sogni.

Yeats
Anselm Kiefer........................

23.4.10

GIORNATA DEL LIBRO




















                


un libro ci rilassaci diverte
e ci apre una finestra sul mondo   



immagine:
M.C.Escher
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16.4.10

Primavera









Conosco una città                                            
dove la primavera
arriva e se ne va
senza trovare un albero
da rinverdire,
un ramo da far fiorire
di rosa o di lillà.
Per quelle strade
murate come prigioni
la poveretta s'aggira
con le migliori intenzioni:
appende un po' di verde
ai fili dei tram,ai lampioni,
sparge dei fiori
davanti ai portoni
e dopo un momentino
se li riprende il netturbino.


Altro da fare
non le rimane
per settimane e settimane,
che dirigere il traffico
delle rondini in alto,
dove quella povera gente
non le vede e non le sente.
Di verde in quella città
(dirvi il suo nome non posso)
ci son solo i semafori
quando non segnano rosso.
(G.Rodari)

immagine digiart by Nazario Melchionde
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11.4.10

IL TEMPO DI EGON SCHIELE

EGON SCHIELE e il suo tempo
milano - Palazzo Reale
fino al 6 giugno 2010
Egon Schiele giuge a Vienna nel 1906, da un remoto paesino dell’Austria, e ottiene senza fatica l' ammissione all’Accademia. Rimane intanto folgorato dalla pittura di Klimt e dal carisma dell’artista stesso, già eroe del Secessionismo viennese. La pittura klimtiana era in piena sintonia con la letteratura della giovane Vienna e con le ricerche di Sigmund Freud: la pressione della sessualità, che covava sotto la superficie lustra della morale vittoriana, e le forze dell’inconscio che rendono le azioni umane non pienamente controllabili, avevano sgretolato la concezione granitica dell’Io dominato dalla razionalità ed erano gli elementi più discussi dell’epoca. Sono di questo periodo “I turbamenti del giovane Torless” di Musil e “Sesso e Carattere” di Weininger. Nel frattempo di Freud erano già stati pubblicati gli “Studi sull’isteria” e “L’interpretazione dei sogni”.

Schiele entra però presto in polemica con gli insegnamenti dell’Accademia, da cui si staccherà definitivamente nel 1909, alla ricerca di un' espressione propria in cui subito risaltano gli elementi di un suo personale turbamento.

Klimt non resta indifferente al talento mostrato dall’esordiente, presentandolo a raffinati laboratori di artigianato artistico e a mecenati che gli offrono la prima possibilità di esporre al pubblico e attraverso critiche positive contribuiscono alla sua mitizzazione.

Personalità straordinaria da ogni punto di vista, d’una irregolarità così pronunciata, che la sua sola presenza poteva risultare ansiogena…. la rara bellezza del giovane Schiele spiccava nei lineamenti sofferti, fissi in un’espressione seria, rammaricata, apparentemente afflitta da qualche preoccupazione oscura.

Riuniva in sé elementi contrastanti: carismatico e solitario, arrogante e introspettivo, certamente esibizionista: ne sono prova le fotografie che lo mostrano in pose studiate e le decine di autoritratti in cui si effigia in atteggiamenti eccentrici, spesso nudo. La nudità ha un doppio significato: affermazione della propria sessualità ma anche esposizione dell’anima.
In un emblematico disegno del 1911 Schiele si raffigura nell’atto di masturbarsi, ma l’espressione del volto, scavato, livido, con le occhiaie pronunciate, nulla ha a che vedere con il piacere; al contrario l’artista sembra autoinfliggersi una punizione, ubbidendo ad un ordine estraneo e assoggettandosi ad una volontà che non sembra nemmeno essere la propria.
L'artista introduce una tensione erotica esistenziale e psicologica per diffondere un messaggio di critica sociale contro la falsità borghese. Più che una liberazione dal sè, quest'arte attesta un conflitto all'interno del soggetto individuale nei confronti delle sue discusse autorità, l' accademia e lo stato.
Su una superficie ruvida e scabra, Schiele mostra senza falsi pudori, un erotismo scevro di moralismi e senza gioia, dove protagoniste sono fanciulle dal volto infantile e dall'atteggiamento deliberatamente impudico, donne dominate da una sessualità disinibita e urlata nel silenzio della loro anima. Guardandosi intorno, Schiele non può che rimanere affascinato da Van Gogh e con il suo personalissimo carisma cromatico, pesante e deciso, gli rende omaggio con La Stanza in Neulengbach, che si ispira alla Stanza gialla. Reinterpreta anche i Girasoli, in versione sfiorita, dove i petali perdono consistenza e acquistano la decadente tragica forza del vero.

Schiele sonda, nelle figure angosciate prive di riferimento storico e contesto sociale, le "pulsioni represse"; nudi asciutti e taglienti; donne intense, altere, sicure di sè; ritratti ed autoritratti di un profondo spessore psicologico. Coppie avvinte in erotici abbracci senza amore: egli indaga il voyeurismo e l' esibizionismo, una coppia freudiana di piaceri perversi. Spesso, nelle sue opere, fissa così intensamente lo specchio, - noi- che la differenza tra il suo sguardo e il nostro minaccia di dissolversi ed egli sembra diventare l'unico osservatore, il solitario voyeur della propria esibizione.
Ma per lo più non sembra tanto provocatoriamente orgoglioso della propria immagine, quanto piuttosto pateticamente esposto nel suo stato rovinoso. Ormai esaurita la sua funzione di ideale classico (il nudo accademico) e di tipo sociale (il ritratto di genere), la figura diventa quasi una cifra di disturbo psicosessuale.

Schiele viene influenzato dal linguaggio prezioso e raffinato di Gustav Klimt, ma la sua pittura è un viaggio nell'introspezione psicologica. In rossi sanguinei, bruni tenebrosi, pallidi gialli e lugubri neri egli tenta di dipingere il pathos direttamente in paesaggi malinconici, con alberi avvizziti, così come in disperate immagini di madri e figli addolorati.
I suoi sono segni che mettono a nudo l'inconscio, assumendo una profondità dai contorni emozionali molto più marcati. Sono segni che, caratterizzati da una linea nervosa, quasi nevrastenica, prendono corpo sulla tela in una dissonanza armonica che nega l'estetica e rompe gli schemi tradizionali. L'Io dell'artista emerge, contorce la materia e si ferma nello sguardo allucinato e nelle mani contorte. Mani dove le linee sembrano denunciare il dolore, la sofferenza, la malinconia di un'anima alla deriva. Schiele descrive i meandri della sua mente, il cupo tormento e il trauma angosciante per la perdita prematura del padre, morto di sifilide.
 Un evento, questo, che segna in modo indelebile anche il suo rapporto con le donne e con l'erotismo.
Compaiono sulle tele corpi femminili terribilmente provocanti, in pose, spesso assurde, verticali per confondere la spazialità.

Nella fase finale della sua vita il tratto si fa più nervoso raggiunge la massima libertà espressiva realizzando molti paesaggi soprattutto delle cittadine di Krumau e Neulengbach. Lavori in cui e sempre presente un costante senso drammatico e una visione della realtà sofferta e meditata.

L'arte di Schiele ci consente, quindi, di perderci nell'infinito esistenziale e ritrovarci a tu per tu con il senso della vita, che sfugge a ogni ordine e si ferma nel magma emozionale di una macchia di colore. Schiele muore di spagnola nel 1918 poco dopo Klimt e la sua giovane moglie uccisa dalla stessa epidemia.
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fonti:
-Federica Armiraglio - Schiele
skirà editore 
-Wikipedia

LA VIENNA DEL '900

Alla fine dell’ottocento, con il Secessionismo, anche Vienna iniziò a rompere definitivamente con le regole artistiche ispirate al classicismo che ancora  imperversavano in tutto il regno austro-ungarico, controllato dalla figura ingombrante del Kaiser Guglielmo II, personaggio manifestamente dogmatico ed ego-riferito,   conservatore anche nelle preferenze stilistiche.


Per sua ingerenza, l’arte a Vienna agli inizi del '900 è tuttora formalmente regolata dalle istituzioni ufficiali quali l’Accademia e dalle convenzioni artistiche ancora attribuite a soggetti storici e letterari come unici degni di essere esposti al pubblico.

Sulle tracce dell’olandese Van Gogh, l’esigenza di spezzare le catene con l'antico si fa sempre più forte e non solo segnatamente alle arti figurative.

Il panorama culturale sta riscrivendo i propri orizzonti: provocazione e eccesso, voluttà e lussuria, follia e angoscia rodono dal fondo delle anime per potersi esprimere.

Sono le tremende forze sotterranee che esplodono nell’ambito della nuova generazione “prussiana”. Nuove personalità, prima inconcepibili, assurgono alla realtà viennese del 1910.

Il desiderio di immergersi nella profondità della psiche fa eco agli studi avviati da Sigmund Freud sui sogni, sul sé e l’inconscio e  alle sue scoperte sui processi mentali di rimozione.
Nel tentativo di dare espressione a questi aspetti psichici repressi, arte, musica, teatro e danza tendono a porre l'enfasi su ciò che è privo di regole, violento, estatico e finanche demoniaco.
L’arte diventa un’esperienza mediatrice, una ricerca di comunicazione intima che, per essere realizzata, come in un rapporto d’amore, si rende indispensabile la presenza di due individui: l’artista e l’interlocutore da risvegliare.

Ecco quindi affacciarsi i nomi di Schonberg, pittore e compositore dalle pulsioni profonde, Karl Kraus, giornalista e critico satirico, Klimt, raccontatore di sogni, avvolto nei suoi caffettani orientali, e guru della nuova espressione visivo/cromatica; Wagner e Hoffmann che tracciarono le nuove strade dell’architettura, Kokoschka e Schiele che, con le loro visioni tragiche, gettano ora le fondamenta dell’espressionismo tedesco.

Fra queste nuove forze, fu quella propulsiva di Egon Schiele, a dare la spallata decisiva all’establishment conservatore e perbenista dell’epoca, pagando poi di persona l’oltraggio arrecato con la propria audacia.

immagini:
Vienna 1900
manifesto
locandina 1914
Casa Alt-Hoffmann 1911
Egon Schiele 1914
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