Qui non mi trovate,
io qui non ci sono.
Sto nella stanza accanto
dove non c'è nessuno.

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14.8.11

I GIOVANI BARBARI

Daniel Richter  Die Idealisten 2008
Almeno due o tre volte nell’arco di un secolo, la società è costretta a fare i conti col comportamento giovanile e a dichiarare il fallimento dei propri metodi educativi: troppo coercitivi un tempo, troppo permissivi oggi.
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Ma lo stesso Sigmund Freud aveva già nel primo 900 tratto delle importanti conclusioni dai suoi studi. Interrogato da una madre apprensiva per ottenere un consiglio sul metodo migliore di allevare il proprio bambino senza commettere i soliti errori, lo psicanalista rispose: il metodo educativo è ininfluente, cara signora, perché con i figli si sbaglia sempre comunque.
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All’indomani delle rivolte scoppiate nel cuore di Londra il primo ministro ha accusato di lassismo le forze di Polizia, e di permissivismo le famiglie: insomma la colpa va sempre attribuita a qualcuno. Ma queste bande giovanili, guidate da capetti autoritari e carismatici che si credono padroni del territorio in cui vivono, avevano già ispirato negli anni ‘60  il musical di Broadway “West Side Story” ancora oggi gettonato per le intramontabili musiche di Leonard Bernstein. E che dire dei famosi Teddy-Boys, dei Mods, dei Rockers che imperversavano nella Londra di allora? E negli anni ’80 non ci sono stati tumulti sia a Londra che a Liverpool scatenati per motivi razziali, di cui pesino la signora Thatcher rimase turbata?
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La tendenza oggi è di dare spiegazioni più moderne a questa violenza: di attribuirne la responsabilità alla televisione, alla latitanza genitoriale, all’avere troppi soldi in tasca e troppo poco rispetto per gli altri.
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Suggerirebbe forse, come rimedio, di ritornare ai vecchi metodi, quando i genitori picchiavano i bambini, li mandavano a letto presto e dettavano loro come vestirsi e come comportarsi?
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image by Dino Torraco
Chi sono in fondo questi giovani barbari? Un gruppo circoscritto di alieni, extraterrestri con un sistema di valori completamente discosto dal nostro o non piuttosto il prodotto della società stessa e delle sue dinamiche complessive, dove ogni giorno i media ci spiattellano  fatti di gente che racimola in un giorno quello che altri faticano a guadagnare in un anno se non addirittura in una vita intera.
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La psicologia del giovane saccheggiatore è alla fine quella di poter prendere ciò che si vuole quando se ne offre l’opportunità. Anche i finanzieri e gli operatori di borsa della City si sono auto-pagati somme enormi perché potevano, e continuano a farlo. Anche i parlamentari (non sempre tutti) hanno gonfiato le proprie note-spese perché potevano. Anche i giornalisti di Murdoch invadevano la privacy e intercettavano le telefonate altrui perché potevano. Anche gli evasori fiscali non pagano le tasse perché pensano di farla franca. Fare i furbi, un comportamento che sembrava essere prerogativa e difetto nazionale degli Italiani, si è rivelato vizio globale.
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Nel Medio Evo le sommosse si scatenavano per il pane,  oggi i saccheggi si fanno per le scarpe da ginnastica e gli I-Pod. Saccheggiare i minimarket può anche rivelarsi molto divertente: si entra, si prende quello che si vuole, a piene mani come fanno i ricchi, e si esce come se niente fosse. E' il sogno inconfessabile di chiunque sia vittima della rapacità prescritta dalla società dei consumi.
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Unica rivelazione che potrebbe  rammaricare gli amici intellettuali e far sorridere un po’ tutti: in una strada londinese, l’unico negozio a non essere stato saccheggiato è risultato quello del libraio.
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Ma questo solo perché non ero nei paraggi io ! AHAHAH


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16.1.11

VOLPINANDO QUA E LA'

Un cacciatore in Bielorussia è rimasto ferito da un colpo partito accidentalmente dalla sua stessa arma.
L'incauto si era avvicinato a una volpe con l'intento di catturare a mani nude la preda da lui ferita, che si fingeva tatticamente morta. 
La vicenda, romanzata dai giornalisti di mezza Europa, improvvisati animalisti, viene raccontata con toni esultanti, illustrando come l'astuto animale,  nel divincolarsi per sfuggire al cacciatore,  con uno scatto volpino abbia  premuto il grilletto, colpendo il malcapitato ad una gamba e compiendo così una giusta vendetta.
Va bene tutto, ma adesso non bisogna esagerare: non si può infatti attribuire ad un animale, per quanto intelligente possa essere considerato, l'atto offensivo intenzionale,  di appartenenza unicamente umana, perché il suo istinto è pur sempre limitato alla sola difesa. Gli incidenti venatori sono innumerevoli e tutti attribuibili all'imperizia di quegli improvvisati cacciatori che considerano l'uccisione degli animali un ameno diversivo. 
Se per fortuna tante volte la casualità gioca a favore della selvaggina, mietendo vittime fra le fila dei cacciatori, ben loro stia, ma non si può scomodare, per la circostanza, un improbabile concetto di superiore giustizia, sconosciuto in natura.
Se l'uomo fosse un po' meno sciocco, le volpi non sembrerebbero così furbe.
mca
Vulpes-vulpes
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20.11.10

I BAMBINI, FACCIAMOLI SOGNARE

OGGI, GIORNATA MONDIALE DELL'INFANZIA...


Le favole, dove stanno?
Ce n’è una in ogni cosa:
nel legno, nel tavolino,
nel bicchiere, nella rosa.

La favola sta lì dentro
da tanto tempo e non parla:
è una bella addormentata
e bisogna svegliarla.

Ma se un principe o un poeta
a baciarla non verrà
un bimbo la sua favola
invano aspetterà.

                                                                                                           GIANNI RODARI
 
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12.11.10

KKK





da PauL KleE
e
frieDricH  NieTzscHe

(elaborazione mca)
 
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6.11.10

il profumo del fiore sentilo dentro

Heroic Roses


by Paul Klee



queste rose sono il mio impegno per te
che passi da qui anche senza lasciare un segno.

il loro eroismo è nel miracolo di non  appassire
e il profumo...
sentilo dentro.
                                                              mca 6-11-2010


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2.11.10

CHIAMIAMO LE COSE COL LORO NOME



Ad un certo punto ho dovuto rassegnarmi e cambiare macchina.
non è da me, io alle cose mi ci affeziono
sostituisco l'auto solo quando me la rubano
finchè va, la tengo
mica devo dimostrare niente
questa qui me l'avevano già portata via più volte: una Ford 1600 station wagon verde bottiglia metallizzato, servosterzo, cerchi in lega, alzavetri elettrico, aria condizionata, carrozzata Bertone dava la polvere alle giovincelle
guardate che fierezza!
un solo vizio: beveva.
Ma nessuno è perfetto
spariva per qualche tempo e poi si faceva ritrovare,  magari un po' sinistrata
proprio quando iniziavo a rassegnarmi chiamavano i vigili: abbiamo recuperato la sua auto si trova al deposito tale se la vada a prendere
dopo un'orcaeva e molte amorevoli cure ogni volta tornava più bella di prima.
cominciava a costarmi un po' cara, ma andava da dio...
ci potevo caricare mezza casa
se avessi avuto due alani ci sarebbero stati comodamente anche loro.


***
Però lo stesso ho dovuto cambiarla
negli ultimi tempi mi dava  filo da torcere
le inventava tutte per non partire
un giorno la batteria scarica
un altro niente benzina
un altro ancora gomma a terra
e un altro la cinghia di trasmissione
insomma non capivo cosa cavolo le prendesse sempre
aveva l'aria un po' depressa a dire il vero
le chiedevo dimmi cos'hai e lei niente
su dimmi cos'hai... niente!
ma alla fine la verità è saltata fuori
era stata offesa nella sua dignità
non voleva più farsi vedere in giro
perchè tutti le davano della zoccola!
ma vaa cosa dici che tutti ti danno della zoccola sei diventata matta?!
ti dico di sììì... tutti dicono che sono una ESCORT


così, solo per pietà, l' ho portata a rottamare

amen...

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18.9.10

ABC ...D COME DIGNITA'


A

B


"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori alla organizzazione politica, economica e sociale del Paese."

      Una domanda rivolta a tutti e quindi anche lei è invitato, gentile on.Gianfranco Fini, perchè avendo recentemente citato l'art. 3 della Costituzione italiana in difesa della dignità femminile, ha ancora maggiore diritto di darci la sua opinione rispetto a un concetto astratto e controverso, rispondendo ad una precisa domanda circostanziata.
La domanda in questione è questa:  riferendosi esclusivamente all'apparenza esteriore, una delle due signore qui sopra ha meno dignità dell'altra?   
E se sì, quale delle due ne avrebbe di meno?


C
Nessuno si sogna di mettere in discussione la dignità di chi è ideatore, finanziatore ed interprete di spettacoli intellettualmente osceni che quotidianamente ci vengono propinati .
E di quella di coloro che ne compongono la fitta audience .

Con il termine dignità, si usa riferirsi al sentimento che proviene dal considerare importante il proprio valore morale, intellettuale e la propria onorabilità, e di ritenere importante tutelarne la salvaguardia e la conservazione.


Per i modi della sua formazione e le sue caratteristiche intrinseche, questo sentimento si avvicina a quello di autostima, ovvero di considerazione di sé, delle proprie capacità e della propria identità. Pertanto il concetto di dignità dipende anche dal percorso che ciascuno sceglie di compiere, sviluppando il proprio "io".

Ugualmente si riconosce dignità alle alte cariche dello Stato, politiche od ecclesiastiche, richiedendo che chi le ricopre ne conservi le alte caratteristiche. (Wikipedia)

Forse si dovrebbe fare ordine nei nostri cassetti prima di attaccare e rendersi persecutori di chi non è allineato con le nostre convinzioni.
mca
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12.9.10

Barrios, Favelas, Slums



JR Art
Favela Morro da Providencia
Rio de Janeiro 2008
(ph. JR/AgenceVu'/Blobcg)

JR è un fotografo francese che lavora in diverse parti del mondo percorse da tensioni sociali, religiose e culturali. E’ conosciuto per i ritratti di persone di cui realizza gigantografie che incolla negli spazi pubblici. Il suo lavoro, performativo e situazionista, trasforma le fotografie in manifesti e utilizza le strade come vere e proprie gallerie fotografiche all’aperto, combinando arte e azione per catturare l’attenzione di chi solitamente non visita i musei.

L’obiettivo del fotografo ritrae gli abitanti di luoghi diversi attraversati da conflitti – banlieue parigine, Medio Oriente, slums africani, asiatici e sudamericani - distorcendone l’immagine stereotipata generalmente trasmessa dai media, per riflettere con ironia sulla loro identità e capacità di rappresentarsi, enfatizzandone i lati più espressivi e facendoli vibrare fino alla caricatura.


JR Art
Favela Morro da Providencia
Rio de Janeiro 2008
(ph. JR/AgenceVu'/Blobcg)
Circa un quarto della popolazione di Rio (dieci milione di abitanti) vive nelle favelas. Rispetto ad altre città del Brasile, le favelas di Rio sono situate non ai margini dell’area abitata ma nel centro della città; quasi ogni quartiere infatti ha una propria favela, spesso di antica fondazione (Morro de Providencia risale ai primi del Novecento).
Nel corso degli anni si sono susseguite una serie di politiche e strategie governative per risolvere la condizione di degrado che in genere caratterizza tali insediamenti informali; a partire dai violenti processi di demolizione e decentramento nei primi anni Sessanta, passando per le prime esperienze di Mutirao negli anni Ottanta, fino agli anni Novanta con più democratici interventi di integrazione, affiancati da sempre più frequenti ricerche ed esercitazioni di architetti, artisti ed università internazionali.
Una città pluralistica come Rio de Janeiro non può infatti essere considerata semplicemente come una zona divisa in due: le strade e le colline, la città legale e le favelas, la città dei ricchi e quella dei poveri. La molteplicità di questa metropoli non può accettare una semplificazione così eccessiva, richiede grande impegno a chi la voglia avvicinare e studiare seriamente. Nonostante la varietà e la quantità dei suoi problemi, per Rio, diversamente da altre megalopoli quali Nairobi, Caracas o Johannesburg, il compito potrebbe rivelarsi meno gravoso.
Si paragoni ad esempio la questione dell’emarginazione dei poveri e dei migranti nelle città degli Stati Uniti a quella degli abitanti delle favelas di Rio. Secondo l’antropologa Alba Zaluar, l’emergenza delle bande giovanili nei quartieri poveri degli Stati Uniti alla fine degli anni Venti, coincide con la nascita delle prime scuole di samba, dei gruppi del carnevale e delle squadre di calcio nei quartieri più colpiti dalla povertà di rio de Janeiro. A suo modo di vedere le differenze fra le due realtà sono ovvie: in America le bande esprimevano le proprie rivalità attraverso atti di violenza, un riflesso della segregazione razziale e della sovrapposizione di background etnico e questioni razziali e territoriali. L’etica carioca invece ha creato altre forme per esprimere la differenza fra i vari gruppi; anche se non ha eliminato completamente la violenza, a Rio la rivalità tra i quartieri poveri e le favelas ha avuto come esito le sfilate e i concorsi del carnevale e le competizioni sportive fra squadre locali. Questo dimostra l’importanza di queste feste come forma di confronto ma anche di convivialità, di spinta verso l’interazione, il senso di appartenenza, il mescolarsi e il dividersi come sorta di antidoto alla violenza, sempre presente, ma contenuta o trascesa nella festa.
il sogno di diventare un artista famoso o un idolo sportivo ha dato impulso alle ambizioni delle persone che vivono nelle zone di Rio sotto molti aspetti emarginate, ma mai veramente diventate i ghetti razziali o etnici che esistono negli Stati Uniti. Questo è il principio fondamentale del modo di vivere carioca, principio che deve essere mantenuto in ogni progetto economico, sociale o culturale.............

Fonte: Lotus international N. 143 di settembre 2010 “ Favelas, learning from”
saggio estratto dal volume Favela-Bairro: Rewriting the history of Rio 1993/2000 an urban upgrading initiative for Rio de Janeiro by Luiz Paulo Conde and Sergio Mugalhaes - Viver Cidades
(mca ringrazia)

JR Art
Favela Morro da Providencia
Rio de Janeiro 2008
(ph. JR/AgenceVu'/Blobcg)
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29.8.10

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ANCHE DA VIVI DOBBIAMO SUPERARE DIVERSE MORTI

Raimon Panikkar ci ha insegnato a ripensare correttamente la morte, per vivere meglio in un mondo, quello occidentale, in cui morte e violenza vengono continuamente  rappresentate attraverso i media in maniera iperreale, arrivando ad anestetizzare l'osservatore-spettatore. Ma al tempo stesso il vero pensiero della morte viene bandito nella quotidianità degli individui, che sono invitati a concentrarsi sempre su cose materiali, quelle da cui Panikkar suggerisce di liberarsi per esistere davvero e poter raggiungere una possibile, umana felicità.




Non dovremmo temere la morte, importa quanto bene si vive, non quanto a lungo.
Ognuno di noi, nella propria spiritualità, è una goccia d'acqua; cosa capita a una goccia d'acqua quando cade nel mare e sparisce ?
La goccia sparisce ma non succede niente all'acqua che contiene.
L'acqua si ri-unisce al mare senza perdere la sua vera natura.




Raimon Panikkar
filosofo- scrittore e teologo del dialogo interreligioso
nato a Barcellona nel 1918 
ricongiunto al mare il 26 agosto 2010





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22.8.10

SENZA PAROLE

L'estinzione ci sarà, prevista e immodificabile.  
  
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     Ecco la sentenza formulata nel saggio "Il prezzo del linguaggio. Evoluzione ed estinzione nelle scienze cognitive".
Autori: Antonino Pennisi e Alessandra Falzone




      La specie umana gode di un'ineguagliata capacità di adattamento all'ambiente ed esercita su di esso un controllo pressochè totale.
     Ogni specie si differenzia e si evolve in una specie diversa al mutare dell'ambiente.
     Questa dovrebbe essere la legge. Invece homo sapiens, a causa della tecnologia e dell'acquisizione del linguaggio, è stato capace di adattarsi e diffondersi su tutta la terra senza mai sentire il bisogno di differenziarsi.
     Questo processo ha impedito qualsiasi fenomeno evolutivo, costituendo un'anomalia ecologica che Konrad Lorenz definì " circuito a retroazione positiva" e che si palesa in un evento evolutivo caratterizzato da un rapidissimo incremento e da un altrettanto rapido esaurimento.
     L'homo sapiens ha difatti una storia evolutiva tanto breve ( solo 200 mila anni) quanto intensa. L'intensità del suo processo adattativo, che negli ultimi 10.000 anni lo ha visto passare  dalla lavorazione della pietra al computer, rappresenta l'altra faccia della sua corsa velocissima verso l'estinzione.
     Esistono altre specie di primati che per milioni di anni non hanno prodotto alcuna modifica sensazionale o alcuna speciazione e la cui vita evolutivamente è più lunga della nostra. Invece con il sapiens l'evoluzione presto si fermerà per sempre. Siamo l'ultimo anello di una catena brevissima.
Per usare una metafora di Darwin, la nostra storia evolutiva somiglia al braccio di un corallo grosso e corto che, malgrado la sua possanza, non genererà altro da sè.
     Armando Massarenti ci presenta il saggio degli autori Pennisi e Falzone, edito da  Il Mulino, invitandoci a leggere il libro come fosse una meravigliosa fantasticheria alla Borges oppure a cominciare a preoccuparci un po' di più, senza arrivare ad essere apocalittici, degli effetti che l'attività umana produce sul pianeta e a pensare se non sia il caso di correre ai ripari politicamente e tecnologicamente.
     Tuttavia, avvertono inesorabili gli autori, in una prospettiva strettamente naturalistica, l'estinzione è già insita nella storia naturale del genere umano, all'interno della quale è contenuta la sua storia culturale,  di cui il linguaggio è il perno fondamentale.
     Dobbiamo ammettere con umiltà che la storia naturale non doveva necessariamente portare alla nostra presenza e che essa si rivelerà alla fine solo come un fugace intervallo di consapevolezza, linguisticamente mediata, tra un prima e un poi, sterminatamente lunghi, trascorsi senza parole.

HOMO SAPIENS
fonte:
Armando Massarenti
Sole24Ore


2.6.10

La prossima guerra mondiale sarà combattuta con le pietre (A. Einstein)



 COMBATTERE PER LA PACE E' COME

W LE FORZE DISARMATE
                 ABBUFFARSI PER DIMAGRIRE         


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6.3.10

INDISCIPLINE

Navigando qua e là per lo gran mare vid’io una cosa che non m'aspettava:
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“La Riforma Gelmini approvata qualche settimana fa dal Governo ha fortemente penalizzato la scuola italiana, soprattutto nell’ambito tecnico e professionale, andando a ridimensionare, accorpare o addirittura a cancellare intere discipline.In questa politica di tagli, troppo spesso sconsiderati, è stata fortemente penalizzata anche la STORIA DELL’ARTE, quando invece gli organi istituzionali dell’UE ne hanno ormai riconosciuto la valenza formativa sul piano legislativo.Con i nuovi quadri orari è stato purtroppo confermato quanto previsto nelle precedenti bozze: la decurtazione radicale della materia negli Istituti Professionali Turistici e negli Istituti Tecnici Grafici.Sembra incredibile ma tale disciplina è stata completamente eliminata in due tipologie di scuole che fino ad oggi la comprendevano nel proprio profilo formativo per un buon numero di ore (3 per ogni anno nel quinquennio del “Professionale Grafico” e 3+2+2 nel “Professionale Turistico”).Da settembre i nuovi iscritti non avranno più la possibilità di vedere inserita questa materia nel proprio curriculum scolastico.Ci chiediamo quindi il perché. Quale logica abbia mosso il Ministro a optare per questo tipo di scelta.Ci chiediamo come si possa eliminare in un istituto ad indirizzo turistico una materia volta a promuovere il patrimonio culturale che il nostro Paese possiede, considerato, tra l’altro, che il PIL del turismo culturale copre il 33% del PIL dell’economia turistica italiana per un valore di circa 54 miliardi di euro (Rapporto presentato da Federturismo Confindustria il 29 febbraio 2009).A fronte dunque di una politica di rilancio del territorio, promossa, come si è visto recentemente anche dai cosiddetti bonus vacanze, il Governo non intende però formare degli operatori di settore sufficientemente preparati, impedendo agli studenti di acquisire gli strumenti basilari per questo tipo di attività.Quale valida accoglienza turistica potrà quindi offrire un “nuovo diplomato Gelmini” senza la conoscenza delle bellezze artistiche del proprio Paese?Cancellare la STORIA DELL’ARTE significherà togliere un’opportunità qualificante per tutti gli studenti, slegare la scuola dal territorio e creare quindi figure professionali con forti deficit culturali e scarse competenze.Le stesse considerazioni si potrebbero fare per i nuovi Istituti Grafici.La cancellazione di questa disciplina sicuramente avrà una ricaduta sulla preparazione globale degli studenti alla fine del percorso quinquennale.Il valore dell’arte, che da sempre in questo ambito di studi costituisce uno stimolo alla fantasia, all’originalità e alla creatività, è stato completamente disconosciuto.E’ stato infatti un grave errore di superficialità pensare di garantire solo con una formazione meramente tecnica una preparazione qualificante. Questi due ambiti non possono essere scissi.Lo studio della STORIA DELL’ARTE non può essere eliminato da un indirizzo scolastico orientato ad uno sbocco artistico. Ancora una volta questa scelta ci è apparsa quanto mai inspiegabile.Non solo agli insegnanti, però, questi tagli sono sembrati insensati.In difesa della disciplina sono intervenuti qualche mese fa il FAI, la Redazione del TG3 nazionale, l’Onorevole Paola Frassinetti nella VII Commissione Cultura per la Riforma della Scuola, l’Associazione nazionale degli Insegnanti di Storia dell’arte chiamata in audizione presso la VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati e perfino il Presidente della Repubblica.Nessuna voce è mai stata ascoltata. Nonostante le 4268 firme dell’appello rivolto al Ministro dell’Istruzione nessun cambiamento è stato apportato rispetto alle prime bozze della Riforma.Il nostro patrimonio artistico/culturale vale davvero così poco da poter essere trascurato anche nelle scuole che dovrebbero conservarlo e tutelarlo come radice culturale profonda della Nazione?”

Varese, 25 febbraio 2010
Le insegnanti di STORIA DELL’ARTE
della provincia di Varese
(postato 1-3-2010 sul Blog di F. Caroli - Che Tempo che Fa)


Paese dei Balocchi, 6 marzo 20..
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***lettera aperta a chi di competenza***
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Maravigliati di tal scelleratezza, ci si desta un orrore profondo per quali saran le conseguenze e, molto più che non si creda, ora sentiam le nostre tasche piene.
Non ardiremmo pronunciare opinione, se di simil fatti non eccedessero gli esempi.
Quelli che non sono dimestichi a pensare o riflettere più profondamente, si astenessero dal decider cose gravi...che ad aggravare van la nostra soma!
In quanto a lei, Signora, (chiediam venia)
è un po' morire finir nelle sue mani!
Molti rispettosi ragli,
hiihoo
/
/

20.2.10

IL PAESE DI ARLECCHINO

- giuseppe viviani -


Pulcinella, per strafare,
da un pittore macchiaiolo
un ritratto si va a fare.
Quello, forse, chi lo sa,
perché vuole dimostrare
la sua grande abilità,
dappertutto schizza e insozza
con i mille e più colori
di una vecchia tavolozza.
Pulcinella è disperato
perché il candido vestito
da ogni parte s’è macchiato.
Poi ci pensa, fa un inchino:
Che invenzione! Per quest’anno
mi travesto da Arlecchino.
/
(M.H. Giraldo)
/
/

17.1.10

NON BASTANO LE CORNA...





Signori architetti
Che fate progetti
Di case e palazzi
Con alti torrazzi

(Gianni Rodari)



Mallaccio a questo incipit del caro buon Rodari
Per metterci una coda fatta di cazzi amari…

Vorremmo se possibile palazzi meno brutti
e che faccian dormire sonni tranquilli a tutti.
Noi sotto alle macerie non ci vogliam trovare:
ci sarà pure un modo per non farli crollare!

Se il vecchio Partenone è da millenni in piedi
perché non costruite in più adeguate sedi?
E sapreste spiegare il motivo a me ignoto
del perché vien giù tutto al primo terremoto?

Sarebbe per voi cosa così tanto complessa
evitar la catastrofe già dalla prima scossa?
Se si continua a fare le case con lo sputo,
perché crollino i muri, basterà uno starnuto.

Non è rassicurante con queste pandemie!
Credete, son paturnie, ma non soltanto mie.
Non bastan gli scongiuri a evitare il cataclisma,
bisogna che si applichino i sistemi antisisma!!
/

6.1.10

EPIFANIA

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Nella terminologia profana dello sviluppo psichico, epifania è quando all'improvviso si capisce qualcosa che cambia la vita e spesso catalizza la maturazione emotiva di un individuo.
L'individuo, in un lampo accecante, cresce, diventa grande. Liquida le cose infantili. Libera illusioni ammuffite e irrancidite dalla stretta degli anni. Diventa, nel bene e nel male, cittadino della realtà.
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(da mondo adulto (1) - david foster wallace)

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Lettori fissi