Qui non mi trovate,
io qui non ci sono.
Sto nella stanza accanto
dove non c'è nessuno.

12.3.11

IL PIANETA TREMA: uomo quanto sei piccolo


 *
Anselm Kiefer  1982 
Et la terre tremble encore, d'avoir vu la fuite des géants
 olio e terracotta su tela
Reggia di Caserta - Collezione Terrae Motus


Anselm Kiefer, pittore e scultore tedesco neo-espressionista, è nato nel 1945 nel distretto di Friburgo, ai confini con lo stato elvetico.
Nei quadri di Kiefer non appaiono quasi mai figure umane. Egli, infatti, predilige dipingere  luoghi,  paesaggi e  ambienti a rappresentazione delle tragedie che nella storia si sono consumate. Gli esseri umani sembrano essere stati fagocitati dal vortice buio del male che hanno fatto a se stessi e al loro prossimo.

*

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11.3.11

STAUFEN & ALTAVILLA

Castello di Erice XII sec.
 
Fortezza eretta dai Normanni sulla vetta del monte S. Giuliano - su tempio preesistente di eta' romana - tra il XII e il XIII secolo.

Re Ruggero II d'Altavilla
 Divenne sede delle autorità normanne e, data l'importanza strategica del luogo, fu trasformato in un baluardo difensivo. Cinto dalle imponenti torri medioevali, adiacente ai magnifici giardini del "Balio"  il castello fu dotato nel XVII secolo di una maestosa gradinata d'accesso; la facciata dell'edificio, sulla quale si aprono graziose bifore, e' caratterizzata da severe merlature ghibelline, e le mura del complesso fortificato seguono l'andamento naturale della rupe sulla quale esso sorge. 
Sulla porta d'ingresso, ad arco ogivale, campeggia una lapide calcarea raffigurante lo stemma di Carlo V. All'interno sono ancora visibili i locali adibiti a prigione.
Ineguagliabile il panorama che si abbraccia con lo sguardo dall'alto del castello: le isole Egadi, i monti di Sciacca, i graziosi borghi costieri, Trapani e le saline, e a volte, se l'aria e' tersa e luminosa, persino Ustica, Pantelleria e la costa africana.

Barbarossa aveva lasciato suo figlio Enrico in patria come reggente. Con un vero colpo da maestro, prima di partire, il Barbarossa era riuscito ad ottenere per il figlio la successione al grande e ricchissimo regno di Sicilia, che comprendeva tutta l’Italia meridionale, già colonizzata dal nobile popolo normanno, territorio che, unito all’impero occidentale degli Staufen, rendeva il signore di Germania il vero dominatore del mondo.
Allo stesso modo del padre, Enrico era un autentico Hohenstaufen: precoce, intelligente, duro, il perfetto continuatore della tradizione paterna.

Matrimonio di Enrico VI con Costanza d'Altavilla



Aveva infatti unito in matrimonio il proprio figlio Enrico con Costanza d’Altavilla, donna di oltre dieci anni più vecchia, figlia  del Normanno Ruggero II  re di Sicilia e dei  dieci volte più ricca.
Quell’unione che fondeva il duro sangue degli Staufen con il genio e la raffinatezza dei Normanni, fruttava alla famiglia tedesca  un impero dalle dimensioni e dalla potenza inimmaginabili.

Enrico e Costanza si sposarono a Milano in Sant’Ambrogio, il 27 gennaio del 1186, quando Costanza aveva già trent’anni, piuttosto vecchia per un’epoca in cui si moriva mediamente a quaranta; era tuttavia erede universale di tutto il Regno d’Italia.


Sacro Romano Impero

Come s’è detto il Barbarossa era partito per la terza crociata e ci aveva rimesso le penne nel 1190, quindi il Sacro Romano Impero e il regno Normanno di Sicilia si trovarono precocemente nelle mani di un Enrico poco più che adolescente.


Territori normanni nel XII secolo





Castello di Paternò (CT)

Fu edificato nel 1072 dal Gran Conte Ruggero  per garantire la protezione della valle del Simeto dalle incursioni islamiche. Il primo nucleo del maniero fu ben presto ampliato e dalle primigenie funzioni prettamente militari fu utilizzato per usi civili divenendo sede di re e regine tra i quali Federico II di Svevia.

Quella tra la normanna Costanza e lo svevo Enrico fu un'unione  abbastanza male assortita: la freddezza che Costanza, donna matura, cresciuta in un monastero, colta, intelligente e fieramente legata alla sua terra, poteva provare per un marito di dodici anni più giovane, sposato per onor di Stato, lentamente negli anni si era trasformata in rancore. Enrico era un ragazzino intelligente, ma incolto e brutale. Era un panzer, aveva la forza dalla sua e non esitava a usarla con brutalità. A quel tempo nell’Italia meridionale sotto la dominazione dei  Normanni, popolo disceso dalla penisola scandinava e dalla Danimarca, convivevano Bizantini, Italiani, Saraceni ed Ebrei; religioni e culture stavano le une accanto alle altre, si incontravano e si mescolavano.
Il sapere germogliava, con risultati straordinari in ogni campo della cultura, della scienza e dell’arte. Enrico arrivò in Sicilia come chi entri in casa con gli stivali infangati e si sieda sbattendo i piedi sul tavolo. Di lui non si può certo dire che fosse un politico raffinato.


Castello di Acicastello (CT)
Luogo già fortificato in precedenza dai Romani per la sua importanza strategica, fu poi conquistato dai Normanni di Ruggero d' Altavilla nel 1072. Nel 1169 una disastrosa eruzione dell'Etna raggiunse la rupe che emergeva dal mare, ma ne danneggiò solo parzialmente la forte base. Ancor oggi si possono ammirare la struttura e gli splendidi archi a sesto acuto.

I baroni normanni non lo accolsero bene. Avevano messo prima di lui le mani sulle ricchezze di quel lembo d’Italia, ma quelle terre le amavano, vi avevano creato un terreno fertile per lo sviluppo economico e delle idee. Ma Enrico non aveva interesse ad ascoltare, se ne infischiava dei baroni normanni che avevano curato il suo giardino e custodivano il suo tesoro. Usava la spada per mietere il grano, senza curarsi del benessere del campo.
Enrico venne incoronato Re di Sicilia nel Duomo di Palermo a Natale del 1194, otto anni dopo il matrimonio a Milano con Costanza.

Contemporaneamente la Regina stava partorendo a Jesi il loro primogenito e unico erede. Considerata la sua età, per quei tempi avanzata, onde mettere a tacere qualsiasi dubbio sulla legittimità di quella nascita, ella volle partorire sulla pubblica piazza, al riparo solo di una tenda, con tutta il popolo a fare da testimone. Fu così che il 26 dicembre del 1194, quasi per un miracolo della natura, venne alla luce il nipote del Barbarossa. Costanza, che era stata costretta a sposare Enrico, accompagnarlo nelle sue scorribande, ad appoggiarne le scelte non condivise, riponeva grandi speranze in questo bambino. Avrebbe voluto chiamarlo come lei, Costantino, per farne il degno successore non soltanto degli Staufen ma anche il degno discendente del popolo normanno. Ma al momento del battesimo, che si celebrò ad Assisi, presso la stessa fonte battesimale del Santo Francesco, gli venne imposto il nome di Federico.
Egli fu nell’aspetto, nel portamento e nella fredda intelligenza, un autentico Staufen, ma se riuscì ad essere ricordato come lo Stupor Mundi fu grazie a quell’impronta normanna che ebbe dalla madre.

Facciata romanica di San Rufino XII sec. - Assisi
Federico II, stando alla Cronaca d'Alberto abate stadese, sarebbe stato battezzato nel Duomo di San Rufino, proprio come Francesco e Chiara. Correva l'anno 1197, ed il fanciullo imperiale aveva quasi tre anni. Enrico VI era morto precocemente nel settembre di quell'anno, dopo breve malattia. Da lì a diciotto mesi lo seguirà nella tomba anche Costanza d'Altavilla.
 Costanza fu costretta dal marito a seguirlo in Sicilia, dove continuò imperterrito la sua opera di devastazione e saccheggi, mentre Federico fu condotto a Foligno e affidato al Duca di Spoleto.
Nel frattempo un lungo convoglio prese il via da Palermo per recare in Germania un immenso tesoro destinato alle casse dell’impero e grazie al quale Enrico ottenne di far designare il figlio suo incontestato successore al trono.

Appena in tempo, perché tre anni dopo fu colpito dalla malaria mentre si preparava a partire per una crociata. Morì a Messina tra atroci tormenti nel 1197. Aveva appena trentadue anni.

Nell’età medievale la vita era breve, spesso brevissima, si moriva per cause violente o malattie fulminanti, anche fra nobili che non soffrivano la fame e si circondavano di persone adibite al loro servizio e alla loro protezione.
Era sconosciuta la giustizia sociale, il più forte aveva diritto di vita e di morte sul più debole.
Non stupisce che le persone ponessero speranze, aspettative e sogni in un aldilà in cui si garantiva rivalsa, benessere e vita eterna .


La religione concedeva la speranza che i sacrifici fatti, le ingiustizie subite sarebbero state tenute come contabilità su un libro divino e pareggiate con la giusta punizione per i malvagi e il trionfo dei giusti.
Questo bisogno concesse alla religione un enorme potere ricattatorio anche sui grandi, come Re e Imperatori, sul capo dei quali la corona veniva posata proprio dal papa in persona. A quell’epoca papa e imperatore erano come il sole e la luna. Il sole riscalda la terra rendendola viva, la luna risplende quando il sole è assente, ma soltanto di luce riflessa. In sintesi il sole-papato e la luna-impero illuminano entrambi la terra, ma, senza il sole, la luna non darebbe luce.


Immediatamente dopo la morte di Enrico, Costanza, per salvare il suo regno e suo figlio si rivolse al papa sottomettendosi e chiedendo la sua protezione. Il piccolo Federico di quattro anni fu così portato a Palermo e incoronato Re di Sicilia. Fu l’ultimo atto compiuto da Costanza che morì qualche mese dopo. Nel testamento lasciò al papa la tutela del piccolo Federico in cambio di una cospicua rendita annuale.

Duomo di Palermo

E' un grandioso complesso architettonico costruito in diverse fasi, sorto sull'area di una prima basilica che i Saraceni avevano trasformato in moschea. Eretto nel 1185, ha subito nei secoli vari rimaneggiamenti, fino alla fine del 1700. Sono riconoscibili, infatti, numerosi stili.
La cattedrale è fiancheggiata da quattro torri d'epoca normanna e sovrastata da una cupola. La parte absidale stretta fra le torricelle è quella più originale del XII secolo, mentre la parte più manomessa è il fianco sinistro, dove si apre un bel portale gaginesco degli inizi del Cinquecento.
Disegna nello spazio una croce latina sormontata da una cupola di disegno neoclassico, nel punto in cui la navata centrale si incrocia con il transetto.
Il fianco destro della costruzione, con le caratteristiche torrette avanzate e l'ampio portico in stile gotico-catalano  è stato costruito intorno al 1465.

Duomo di Palermo - Cripta

 A sud è collegata al Palazzo Arcivescovile con due grandi arcate ogivali su cui s'innalza la torre campanaria con l’orologio.   
 Dal lato sinistro della cattedrale s'accede alla cripta con le volte a crociera sostenute da colonne di granito: questo luogo di grande suggestione ospita le tombe e i sarcofagi d'età romana. 

In questa cattedrale, sintesi di storia e di arte dell'ultimo millennio,  furono incoronati e poi sepolti i sovrani normanni di cui stiamo parlando.














Desidero ringraziare tutti coloro che con scritti, foto e notizie, rendono possibile  la stesura da parte mia di queste pagine che hanno l'unico, disinteressato proposito di destare, in chi eventualmente mi leggesse, curiosità per i luoghi l'arte e il sapere. mca
Fonti:
Wikipedia
Alessandro Cecchi Paone - Federico II Falco della Pace
Vari Siti Turistici e Regionali del Meridione d'Italia                             


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9.3.11

Tutte le mattine lo stesso ritornello


TAMARA DE LEMPICKA


Tutte le mattine
Lo stesso ritornello
Prima di aprire gli occhi
E della sveglia il trillo.

Ti avvicini nel letto
Ancor mezzo addormentato
Fai le fusa mezz'ora
Dai tutto per scontato.

Smettila un po’di chiedermi
Con la solita scusa
Fin di primo mattino
Sempre la stessa cosa.

Certe volte sospetto
Che tu lo faccia apposta.
E’ un tuo peggior difetto
Aver sta’ faccia tosta

Di chiedermi se “ ho voglia
Di farti un bel caffè".

Non ne ho voglia per niente
Sei il solito mammone
Preferisco restarmene
Calda sotto il piumone.

Superflue le carezze
E i mugolii che emetti.
Non ci casco stavolta
E’ meglio che la smetti!


Da oggi basta ho detto
Vai a fartelo tu!
Mi copro col cuscino
Per non sentirti più.

Da causa di divorzio,
Ecco come la penso!

Ci mancherebbe adesso
Che per farti contento
Io salti giù dal letto
E vada a farti l’espresso!

…Ma sei così adorabile...
Che ci vado lo stesso.

                                                                                                QUEPASAQUERIDA
                                                                             8 marzo 2011

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6.3.11

Le case degli Hohenstaufen

Armoiries Famille Hohenstaufen.svg
 Blasone dei Duchi di Svevia Hohenstaufen


La vicenda politica del casato Hohenstaufen inizia nel 1105
con il conferimento a Federico il Vecchio del titolo di duca di Svevia.
Nel 1138 il figlio Corrado è eletto imperatore del Sacro Romano Impero dalla dieta di Coblenza.
Il casato manterrà il titolo imperiale con Corrado III (1138-1152),
si aprono le vicende riguardanti anche il territorio italiano con
Federico I Barbarossa (1155-1190) nonno di Federico II
Enrico VI (1191-1197) padre di Federico II 
e Corrado IV (1250-1254) figlio di Federico II
Questi ultimi tre furono anche re di Sicilia.
La casa degli Hohenstaufen si estinse
con Manfredi, figlio naturale di Federico II
e Corradino di Svevia, nipote di Federico II 
autori di due tentativi falliti di riconquistare il trono imperiale nel 1266 e 1268.
       

Rocca di Lagopesole (PZ) - Castello medievale del XI secolo

La rocca di Lagopesole fa parte dei castelli federiciani e si erge imponente e squadrata sulla cima di un colle nella valle di Vitalba, spartiacque fra il fiume Ofanto e Bradano, in alta Basilicata.
Sicuramente di origine normanna, venne in seguito ampliata alle attuali dimensioni da Federico II, tra il 1242 e il 1250, che la adibì a residenza di caccia; fu dimora ideale di Manfredi il suo figlio naturale ed erede, che la preferì  alla capitale del regno, Palermo.

In seguito gli Angioini, subentrati agli Svevi, ne completarono la costruzione.
Questo castello resta famoso per aver tenuto reclusa Elena Ducas,  ivi imprigionata da Carlo d'Angiò, in seguito alla morte del marito Manfredi di Svevia durante la battaglia di Benevento.
Elena ebbe vita breve, morì infatti prima di aver compiuto30 anni.
Lontana dai suoi figli Federico Enrico e Azzolino (o Ezio come riportato in alcuni documenti), tenuti prigionieri a Castel del Monte in Puglia, sopraffatta dalla tristezza e dal dolore, ella si lasciò morire d'inedia.


Cortile minore della Rocca

Il castello, a pianta rettangolare, presenta due cortili: il minore, di epoca altonormanna, conserva al centro un mastio (donjon) quadrato che curiosamente è fuori asse rispetto al resto della struttura; ciò indica che molto probabilmente è anteriore alla costruzione del castello antistante. La torre  è caratterizzata da una muratura bugnata, fatto tipico per l'architettura sveva.
In questo caso l'edificio è molto probabilmente risalente all'epoca di Enrico VI di Svevia. Anche le due teste  scolpite (un uomo e una donna) che ornano una facciata, fanno pensare ai castelli dei Svevi nell'Alsazia, costruiti nella fine del XII secolo.
È da notare la compattezza tipica di queste strutture: solo tre feritoie, infatti, si aprono sulle pareti sud, est ed ovest, mentre su quella nord c'è l'unico possibile accesso, a circa quattro metri dalla quota di calpestio, cui corrispondono due grandi mensole in pietra (probabili basi d'appoggio per un passaggio mobile) ed altre due mensole figurate nella parte superiore.




Il cortile maggiore, risalente all'ampliamento iniziato da Federico II di Svevia nel 1242 sui resti di precedenti costruzioni normanno-sveve,  include una vasta cisterna ed una grande cappella.
Proprio quest'ultima è una peculiarità che contraddistingue questo castello da tutti gli altri attribuiti a Federico II di Svevia; infatti la presenza, al suo interno, di una chiesa vera e propria e non di una semplice cappellina è l'unico esempio tra tutti quelli risalenti a quell'epoca imperiale. La chiesa, in un austero stile romanico, che i restauri effettuati negli ultimi anni del XX secolo hanno portato alla luce e consegnato ai posteri nel suo originario splendore, ha un'abside semi circolare e l'entrata decorata con il motivo a denti di sega, tipico dell'età angioina.


Beatrice

Sul torrione vi è un ingresso posto a 4 metri di altezza che sembra una gigantesca finestra. Vi sono ai lati due mensole con teste umane, a destra vi è il volto di Beatrice, la seconda moglie di Federico Barbarossa, mentre a sinistra viene rappresentato lo stesso Imperatore, provvisto di corona, lunghi capelli e "orecchie d'asino"!

Barbarossa


Simbolicamente queste orecchie esagerate rappresentano il potere del Sovrano di ascoltare tutto e tutti, ma vi è immancabilmente nata una leggenda simile a quella di Re Mida.
La leggenda narra che Federico I Barbarossa venne colpito in età matura da una malattia congenita che gli deformò le orecchie. Per questo motivo era solito portare sempre capelli lunghi che gli nascondessero questo particolare.
L'ossessione dell'Imperatore che questo fatto venisse raccontato era forte a tal punto da aver escogitato una trappola nella quale faceva incappare tutti i barbieri che, dopo la loro opera, venivano indirizzati  lungo un camminamento al termine del quale precipitavano dentro una botola che avrebbe custodito per sempre il terribile segreto.

***



G.B.Tiepolo 1751- Nozze del Barbarossa

Il giorno di Pentecoste, il 17 giugno 1156, Federico I detto poi il Barbarossa,
 sposò a Würzburg Beatrice di Borgogna (1145 – Besançon, 15 novembre 1184),
figlia unica del conte di Borgogna Rinaldo III e di Beatrice di Lorena.

Federico governò in prima persona la contea e, nel 1177, si fece incoronare re di Arles.












Arles - Paesaggi di Vincent Van Gogh
***

Federico da Beatrice ebbe 11 figli:

Beatrice di Hohenstaufen (nata tra il 1160 ed il 1162).

Federico V di Hohenstaufen (16 luglio 1164)  Duca di Svevia dal 1167 morto bambino.

Enrico VI Imperatore del Sacro Romano Impero, re di Germania e anche re di Sicilia
 dopo il matrimonio con Costanza d'Altavilla figlia di Ruggero II, re di Sicilia.

Federico VI di Hohenstaufen, Duca di Svevia.

Sofia di Hohenstaufen (ottobre 1168 - 1187).

Ottone II di Hohenstaufen, Conte di Borgogna.

Corrado II di Hohenstaufen, Duca di Rothenburg e poi Duca di Svevia

Rinaldo morto bambino

Guglielmo morto bambino

Filippo Duca di Svevia e d'Alsazia e re di Germania e d'Italia

Agnese di Hohenstaufen morta bambina
***


Federico I era un uomo alto e vigoroso di aspetto massiccio, chiamato Barbarossa per la lunga barba rossa. Giunse al trono nel 1152, al tempo in cui la Lombardia faceva parte dell'impero tedesco.

Piccola storia locale:

Nel 1158 Milano, la città principale della Lombardia, si ribellò. Attraverso le Alpi un esercito di centomila soldati tedeschi calò allora dalla Germania attraverso le Alpi con Federico Barbarossa alla testa. Dopo un lungo assedio la città si arrese. Ma ben presto si rivoltò di nuovo. L'imperatore tornò ad assediarla ancora una volta e ancora una volta la città si sottomise. Le sue fortificazioni erano state tutte distrutte e molti dei suoi edifici erano in rovina. Ma anche allora lo spirito dei Lombardi era duro a morire.

Enrico il Leone si sottomette al Barbarossa

Milano e le altre città della Lombardia, unite in una lega, sfidarono di nuovo l'imperatore. Egli chiamò allora a raccolta tutti i duchi tedeschi affinchè portassero i loro uomini in suo aiuto. Tutti risposero alla chiamata tranne Enrico il Leone, duca di Sassonia, cugino di Federico, da cui era stato nominato duca di Baviera. Si dice che la delegazione arrivò ad inginocchiarsi davanti a lui implorandolo di fare il suo dovere, ma invano.
Questa volta Federico fallì la sua riconquista, rimanendo sconfitto e costretto a concedere la libertà alle città lombarde. Enrico il Leone fu così accusato di tradimento dai nobili e tutti i suoi beni gli furono sequestrati.



Federico Barbarossa era sostanzialmente di carattere pacifico e si prodigò costantemente per mantenere le province della Germania in pace fra loro, persuadendole a collaborare per tenere unito l'impero. Per molti anni il suo regno fu pacifico e prospero.
Intanto Gerusalemme,  in mano ai Cristiani da 88 anni, era stata riconquistata dal Saladino nel 1187. Il papa proclamò quindi una nuova crociata. Barbarossa armò subito un esercito di 150.000 crociati tedeschi e parì per l'Asia Minore, sconfiggendo le forze musulmane in due epiche battaglie. Ma prima che il vecchio, coraggioso guerriero potesse raggiungere la Terra Santa, morì affogato in un fiume della Turchia che stava tentando di attraversare a guado, trascinato via dalla forza della corrrente insieme al suo cavallo. Era il 10 giugno dell'anno 1190.
Questa morte inaspettata abattè il morale dei crociati tedeschi che in molti decisero di abbandonare la missione e fare ritorno in Germania. Il figlio di Barbarossa Enrico VI proseguì con i soldati rimasti nell'obiettivo di dar sepoltura al padre nella stessa Gerusalemme, ma gli sforzi per conservarne le spoglie nell'aceto fallirono e così  venne loro data sepoltura ad Antiochia, in Siria, nella chiesa di San Pietro.
Enrico VI morì anch'egli l'anno successivo.
Federico Barbarossa fu considerato sempre dai Tedeschi come uno dei grandi eroi della loro stirpe. La sua improvvisa scomparsa tra i flutti di un fiume ingrossato dalle piogge ha dato grande incentivo alla formazione della leggenda che in Germania si volse intorno alla sua figura, trasformandolo in un eroe tutelare della patria.
Gli Italiani hanno conservato di lui ben diversa memoria, ricordando la sua crudeltà da barbaro all'assedio di Crema, il suo odio implacabile verso i vinti, la sua rappresaglia sugli ostaggi tutte le volte che subì un rovescio. In Italia fu considerato un despota nemico della libertà e della civiltà, e quindi gli fu negato il titolo di "grande".
Per la Germania fu un sovrano notevole, perché pacificò il Paese, ne riordinò le leggi, protesse la cultura. Ma con le sue onerose imprese ne esaurì le energie e ne compromise la supremazia.
A parte l'esagerazione dei due giudizi, non mancò di buone qualità, fu certo uomo di notevole valore intellettuale, abile ed eroico guerriero: ebbe un altissimo concetto dell'autorità imperiale, e volle tradurlo in pratica di governo, anelando alla formazione di un Impero sul modello di quello romano.

 Le vicende degli Svevi riprenderanno con la visita al Castello federiciano di Melfi  
(chi mi ama, mi segua).  


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5.3.11

C'E' RIMASTO POCO DA STARE ALLEGRI

 A PARTE LA GRANDE PITTURA

Ecce Homo - Antonello da Messina 1472-74
Il più umano, deluso e disperato fra i Cristi dipinti dal pittore siciliano. Il quadro è conservato a Genova,
nel Museo di Palazzo Spinola. La divinità, di esecuzione altissima, quasi al limite delle umane possibilità, ci appare senza mediazioni, in tutta la vulnerabilità della sua imperfetta condizione umana.
L'espressione dolente testimonia una condizione di infelicità che nessun pittore, con tale tensione, ha mai tentato. Un abisso di pathos, consentito solo a chi possedesse una  tecnica così alta e una così pura intuizione formale.
Antonello ha cercato di penetrare il mistero della doppia natura di Cristo, che ci guarda umanissimo, disarmato e punito nella sua condizione senza privilegio, qui in una formidabile interpretazione dell' uomo offeso nella propria dignità.


Palazzo Spinola - Genova


Il capolavoro di Antonello da Messina è custodito nella Galleria Nazionale di Palazzo Spinola in Piazza Pellicceria, cosidetta perchè nel Medio Evo vi si trovavano le botteghe dei pellicciai. Il cinquecentesco palazzo fu poi donato allo Stato dalla famiglia Grimaldi. Al suo interno, oltre la preziosa quadreria, è stato mantenuto l'arredo originario.

***

*

Antonello da Messina
National Gallery
 (probabile) autoritratto

Antonello nacque nel 1430 (circa) a Messina da una famiglia benestante. Poco si conosce della sua vita, per buona parte ancora avvolta nel mistero. Il suo primo apprendistato si svolse probabilmente tra Messina e Palermo.
Intorno al 1450 (circa) fu a Napoli, dove venne in contatto con la pittura fiamminga, spagnola e provenzale, presente sia nelle collezioni reali sia nell'esempio tangibile di artisti stranieri operanti alla corte angioina e successivamente a quella aragonese.
Grazie anche a quest’esperienza precoce, raggiunse in seguito il difficile equilibrio di fondere la luce, l'atmosfera e l'attenzione al dettaglio dei fiamminghi con la monumentalità e la spazialità razionale della scuola italiana. I suoi ritratti sono celebri per la loro profondità psicologica.



Annunziata di Palermo - 1476

A differenza degli italiani che utilizzavano la posa medaglistica di profilo, adottò la posizione di tre quarti, tipicamente fiamminga, che permetteva una più minuta analisi fisica e psicologica. Rispetto ai fiamminghi guardò meno al dettaglio e più alla caratterizzazione psicologica e umana degli effigiati, con gli occhi che incontrano direttamente quelli dell’osservatore, quasi alla ricerca di un contatto mentale con lui.
Prima di ritornare in Sicilia, risalì tutta la penisola, toccando Roma, la Toscana e le Marche, dimostrando una costante capacità di recepire tutti gli stimoli artistici delle città che visitava, offrendo ogni volta importanti contributi autonomi, che spesso andavano ad arricchire le scuole locali.
Soprattutto a Venezia rivoluzionò la pittura , facendosi ammirare per i traguardi raggiunti.
Tutti i grandi maestri lagunari lo riconobbero come pioniere della "pittura tonale", altamente dolce e umana, che caratterizzò in seguito il Rinascimento veneto.
Morì nel 1479. Nel suo testamento lasciò divisa l'eredità in parti uguali fra moglie e figli, e chiese di essere sepolto con indosso un saio monacale.
La sua tomba è stata identificata in una chiesa di Messina.



fonti di documentazione:
Viaggio Sentimentale di V. Sgabi
Wikipedia
(mca ringrazia)
*

4.3.11

C’è un albero dentro di me

mondrian


          C’è un albero dentro di me
           trapiantato dal sole,
                   le sue foglie oscillano come pesci di fuoco,
                               le sue foglie cantano come usignoli


                               E’ un pezzo che i viaggiatori son scesi
                       dai razzi del pianeta che è in me,
                                          parlano una lingua che ho udito in sogno
                                                    non ordini, non vanterie, non preghiere

                                                  In me c’è una strada bianca
                                                              le formiche passano coi semi di grano
                                                         i camion passano col chiasso delle feste
                                 ma il carro funebre non può passare, è proibito.

                                         In me il tempo rimane
come una rossa rosa odorosa,
                                     che oggi sia venerdì domani sabato
                                         che il più di me sia passato, che resti il meno
                             - non importa.

                                            (Nazim Hikmet, Mosca, 1956)

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