Qui non mi trovate,
io qui non ci sono.
Sto nella stanza accanto
dove non c'è nessuno.

14.10.11

I FIGLI DI PICASSO

pABLO pICASSO ebbe cinque figli da quattro donne diverse oltre a numerose relazioni extra-coniugali.
Nel 1918 sposò a Parigi Olga Chochlova, una ballerina della troupe di Sergej Djagilev, per cui Picasso stava curando il balletto Parade.
La Chochlova introdusse Picasso nell'alta società parigina degli anni venti.
I due ebbero un figlio, Paulo che successivamente si consacrerà alle corse motociclistiche.

Paulo vestito da arlecchino - ritratto del 1924
custodito al Musée National Picasso di Parigi

Paulo nacque il 14 gennaio 1921 dal matrimonio con Olga. L'artista si rivolse al figlio con una tenerezza e una delicatezza che lo tennero lontano dalle sperimentazioni di quegli stessi anni, poste al confine con quelle del gruppo surrealista.
Il bambino è qui ritratto col costume di Arlecchino, personaggio a cui Picasso aveva già fatto riferimento in molte delle sue tele più famose.
l'opera in apparenza molto convenzionale è stata volutamente inconclusa. il fondo è colorato con una leggera tinta ocra fluida che non definisce lo spazio, i piedini di Paulo sono appena abbozzati e si nota un ripensamento sulla postura delle gambe.
Bambino e sedia sembrano quindi galleggiare sulla superficie della tela e se le mani e il volto sono modellati in modo da dare l'idea del volume, esso non coinvolge il resto della composizione che risulta prevalentemente piatta. Proprio questa assenza di profondità dà una sensazione di fragilità e di malinconia estreme.

L'insistenza della moglie Olga sul corretto apparire in società collideva però con lo spirito bohémien di Picasso, creando tra i due motivi di continua tensione.
Nel 1927 Picasso conobbe la diciassettenne Marie-Thérèse Walter e iniziò con lei una relazione. Il matrimonio con Olga anziché in un divorzio  si concluse in una separazione perché secondo le leggi francesi un divorzio avrebbe significato dividere equamente le proprietà della coppia tra i due coniugi, cosa che Picasso non volle fare. I due rimasero legalmente sposati fino alla morte di Olga nel 1955. Dalla relazione con Marie-Thérèse Walter nacque la figlia Maya. Marie-Thérèse visse sempre nella vana speranza di unirsi in matrimonio all'artista e si suiciderà impiccandosi quattro anni dopo la morte di Pablo.
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Maya con la bambola - 1938 Parigi, Musée National Picasso
Marie-Thérèse diede alla luce Marie Conception nell'autunno del 1935 e la piccola fu da subito soprannominata Maya. Fu registrata all'anagrafe come figlia di padre ignoto per ragioni convenzionali e Picasso le fece da padrino al battesimo.
Maya non fu ritratta spesso dal padre, essendo la relazione dei genitori nota solamente a pochi amici intimi.
Come nei ritratti di Paulo anche qui si notano la dolcezza e il tocco delicato del padre intenerito di fronte alla propria figlia.
Il volto della piccola Maya viene rappresentato qui di profilo e frontalmente, mentre gli occhi scomposti, vivi e intensi, guardano verso il padre, instaurando con lui una tenera complicità.



Tra la fine fra gli anni trenta e l'inizio degli anni quaranta Picasso ebbe una relazione con la fotografa Dora Marr, di trent'anni più giovane, che gli fu amica e amante; fu lei a documentare fotograficamente la realizzazione di Guernica.

Dopo la liberazione di Parigi nel 1944, Picasso divenne il compagno di una giovane studentessa d'arte, Françoise Gilot. Insieme ebbero due figli, Claude e Paloma. Fu lei, unica tra le tante, a lasciarlo, stanca delle sue infedeltà.

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Paloma e Claude 1950

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Paloma che gioca 1955


Dopo l'abbandono da parte di Françoise, Picasso passò un brutto periodo; molti dei disegni a china di quella stagione riprendono il tema di un nano vecchio e brutto come contrappunto ad una giovane ragazza, a dimostrazione di come lui, ormai sulla settantina, iniziasse a percepire se stesso come grottesco e assai poco attraente.
Non rimase tuttavia solo per molto tempo; alla Madoura Pottery conobbe Jacqueline Roque che lavorava alla produzione di ceramiche da lui decorate. I due rimasero insieme fino alla morte dell'artista, sposandosi nel 1961. Picasso ebbe anche alcuni flirt con nobildonne italiane, quali la Principessa della dolce vita Giovanna Pignatelli Aragona Cortes alla quale regalò un quadro della Promenade des Anglais a Nizza, in occasione della nascita di suo figlio Olivier Doria il 7 dicembre 1957.


8.10.11

POESIA DAL SILENZIO


                                                                                                           foto d'autore - tutti i diritti riservati



                        Pagina di libro notturno    
                                               
                                  Sbarcai una notte di maggio
                                  in un gelido chiaro di luna
                                  dove erba e fiori erano grigi
                                  ma il profumo verde.


                                  Salii piano un pendìo
                                  nella daltonica notte
                                  mentre pietre bianche
                                  segnalavano alla luna.


                                  Uno spazio di tempo
                                  lungo qualche minuto
                                  largo cinquantotto anni.


                                  E dietro di me
                                  oltre le plumbee acque luccicanti
                                  c’era l’altra costa
                                  e i dominatori.


                                  Uomini con futuro
                                  invece di volti.


                                              Tomas Gösta Tranströmer

Nobel per la letteratura 2011
da Poesia dal Silenzio
trad. Maria Cristina Lombardi

6.10.11

L'UOMO CHE HA INVENTATO IL FUTURO? UN ARTISTA


DEDICATA A STEVE JOBS  di Ottoinve
Immagine di Tony Invernizzi - Tutti i diritti riservati
(mca ringrazia)

www.fotocommunity.it




Siate sempre affamati,
siate folli.

Solo amando quello che fate farete grandi cose

La differenza risiede tutta
nei dettagli



*

3.10.11

30 SETTEMBRE 2011


          HAP P Y   BI RTHDAY   DE A R   FABI O
 
                       HAP P Y   BI RT HDA Y  TO  YOUUUU

                         SEPtEMBeR  30TH

*

2.10.11

in lievi mondi fragili abbiamo vissuto

Pedro Salinas
Non in palazzi di marmo
non in mesi, no, né in cifre.
Mai calpestando un suolo:
in lievi mondi fragili
abbiamo vissuto insieme.
Il tempo si misurava
a malapena in minuti.
     Un minuto era un secolo,
     una vita, un amore.
     Ci riparavano tetti
     meno che tetti, nubi
     meno che nubi, cieli
     meno ancora aria, nulla.
Attraversando mari
fatti di venti lacrime,
dieci tue e dieci mie,
approdavamo a grani
dorati di collana,
isole terse, deserte,
senza fiori e senza carne;
rifugio così minuto
in vetro, di un amore
che da solo bastava
all’amore più grande
e non chiedeva aiuto
né alle navi né al tempo.
     Gallerie enormi
     scavando
     nei grani di sabbia,
     scoprimmo miniere
     di fiamme o d’imprevisti.
     E tutto,
     appeso a quel filo,
     a sostenere chi?
Per ciò la nostra vita
non sembra vissuta:
è scivolata lieve
senza lasciarsi dietro
né impronte, né scie.
Se tu vuoi ricordarla,
non guardare
dove sempre si cercano
le orme e il ricordo.
     Non ti guardare l’anima
     l’ombra, le labbra.
     Guardati bene il palmo
     della mano, vuoto.



La voce a te dovuta

22.9.11

La fotografia è la possibilità di racconto di una vicenda umana

"La fotografia è per me un mestiere, una maniera di vivere, il filtro attraverso il quale entro in relazione con il mondo e il mondo con me. Tentativo di comprendere e comprendersi. La ricerca, forse assurda, di istanti di senso e di forma nel caos della vita.
Ma dopo quarant'anni di mestiere e di riflessione sono arrivato alla convinzione che la massima ambizione per una fotografia sia di finire in un album di famiglia."




Feste religiose in Sicilia
Pasqua a Enna - 1962


Ferdinando Scianna è nato a Bagheria nel 1943. Fortunato fu per lui l'incontro con Leonardo Sciascia nel 1963 quando lo scrittore si recò a visitare la sua prima mostra fotografica che aveva per tema le feste popolari in Sicilia. Fra i due nacque immediatamente un'amicizia e Sciascia partecipò con prefazione e testi alla stesura del suo primo libro, Feste religiose in Sicilia, che gli fece vincere il premio Nadar nel 1966.




RACALMUTO 1964
Leonardo Sciascia

Profondamente legato alla Sicilia, che iniziò a fotografare da giovanissimo, in modi diversi e a volte conflittuali, Scianna ha una grande vivacità intelletuale, una passione di vivere sempre desta, e una divorante voglia di conoscere luoghi, persone e situazioni nuove.
E' questo il tratto significativo della sua personalità umana e professionale. A diciassette anni la fotografia è già quasi un'ossessione per lui. Nascono i primi intensissimi ritratti della gente di Bagheria, volti famigliari che compongono l'abituale scenario di vita che il giovane fotografo riprende in modo affettuoso e con  sorprendente "consapevole inconsapevolezza".
La fotografia è la possibilità di un racconto della vicenda umana, è una certa maniera di vedere le cose, di leggere, pensare e situarsi nei confronti del mondo.







Il libro ha un'eco straordinaria, sia per le immagini del giovane Ferdinando, sia perchè Sciascia sottolinea nella prefazione del libro la matrice materialistica della religiosità popolare siciliana. 
Sulla scia del successo del libro, Scianna lascia la Sicilia per Milano, dove viene assunto dalla rivista L'Europeo. Scianna impara a muoversi con velocità e ad affrontare giornalisticamente qualsiasi situazione.  

 Nel 1974 il giornale lo invia a Parigi, dove inizia a lavorare a tutto tondo, perfettamente inserito nella realtà francese, scrivendo articoli e occupandosi dei temi più diversi, dall'economia alla politica, al costume. E' proprio in quel periodo che egli stesso inizia a descriversi come il fotografo che scrive.
A Parigi conosce Henry Cartier-Bresson. Il grande fotografo lo introdurrà nel 1982 - come primo italiano -  nella prestigiosa agenzia Magnum Photos, di cui diventerà socio a tutti gli effetti nel 1989.



BEIRUT - LIBANO 1976
Combattente cristiano
Tornato a Milano, Scianna inizia a lavorare come fotografo indipendente, realizzando importanti reportage dall'estero e prendendo contemporaneamente contatto col mondo della moda grazie ai due stilisti emergenti Dolce e Gabbana, che gli affidano la realizzazione della loro campagna pubblicitaria nella sua familiare Sicilia, ritraendo la splendida modella Marpessa nei luoghi da lui già celebrati.
Fu un risultato di grande effetto che si discostava notevolmente dalla ritualità delle immagini patinate destinate alla moda e gli spalancò le porte della fotografia pubblicitaria.
"Non pretendo di cambiare il mondo con le fotografie. Mi ostino a credere, però che le cattive fotografie lo peggiorino.
A volte i reporter sono testimoni di momenti eccezionali, di grandi avvenimenti della storia. Tutto questo produce importanti documenti, qualche volta persino grandi fotografie. Se devo essere sincero però, i momenti che più mi piace ricordare sono quelli rari nei quali, magari sotto casa, la realtà sembrava miracolosamente organizzarsi in modo che io potessi coglierne un istante, significativo e irripetibile. "
Con il concittadino Giuseppe Tornatore,
in occasione del suo nuovo film Baarìa,
ha pubblicato nel 2009 il libro fotografico
Baaria Bagheria

Hachette/Il sole24ore
(mca ringrazia)

*

18.9.11

LA PROVA


Luigi Pirandello (Agrigento, 28 giugno 1867Roma, 10 dicembre 1936) fu drammaturgo, scrittore e poeta, insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1934.
*
*
Da piccolo Luigi apprese la devozione alla Chiesa Cattolica grazie all'influenza che ebbe su lui una serva di famiglia, che lo avvicinò alle pratiche religiose, inculcandogli anche credenze superstiziose. Questo lo avvicinò ad esperienze di misticismo, che continuò a perseguire per tutta la sua esistenza.
Si allontanò tuttavia dalle pratiche religiose per l’inaspettata delusione ricevuta dal comportamento scorretto di un sacerdote, per cui non volle più avere a che fare con la Chiesa, praticando una religiosità totalmente discosta da quella ortodossa.

Pirandello studiò filologia romanza all'università di Roma e, in seguito a un diverbio col rettore, a Bonn,  dove ebbe l'opportunità di conoscere grandi maestri di filologia tedesca, fra cui Hermann Karl Usener e di avvicinarsi agli studi di Freud sulla psicanalisi, che gli furono utilissimi per la caratterizzazione dei suoi personaggi letterari.

Considerato il periodo in cui il racconto che segue fu scritto - dalla fine  dell'800 ai primi del '900 - 
pur in uno stile al sommo grado di purezza della lingua italiana utilizzata - che gli valse il Nobel -  possiamo riscontrare l'osservanza di tutti i dettami e delle regole in seguito raccomandate dai moderni maestri di scrittura per i racconti brevi : incipit che crei nel lettore curiosità tale da decidere di proseguire senza esitazioni nella lettura, l'uso di frasi brevi e punteggiatura essenziale, stile snello, articolato e umoristico per interessare alla lettura anche chi non fosse entusiasta dell'argomento trattato.
Non dimentichiamo che Pirandello ebbe egli stesso una cattedra di stilistica e può essere considerato il vero caposcuola e precursore della moderna scrittura italiana.

Nella fattispecie il racconto in oggetto è di piacevole lettura anche per chi fosse ateo, nonostante il nome di Dio venga fatto almeno una ventina di volte in cinque pagine.



Vi parrà strano che io ora stia per fare entrare un orso in chiesa. *Vi prego di lasciarmi fare perché non sono propriamente io. Per quanto stravagante e spregiudicato mi possa riconoscere, so il rispetto che si deve portare a una chiesa e una simile idea non mi sarebbe mai venuta in mente. Ma è venuta a due giovani chierici del convento di Tovel, andati in montagna a salutare i loro parenti prima di partire missionari in Cina.

Un orso, capirete, non entra in chiesa così per entrarci; voglio dire come se niente fosse. Vi entra per un vero e proprio miracolo, come l’immaginarono questi due giovani chierici. Certo, per crederci, bisognerebbe avere né più né meno della loro facile fede. Ma convengo che *niente è più difficile ad avere che simili cose facili. Per cui, se voi non l’avete, potete anche non crederci; e potete anche ridere, se volete, di quest’orso che entra in chiesa perché Dio gli ha dato incarico di mettere alla prova il coraggio dei due novelli missionari prima della loro partenza per la Cina.
Ecco intanto l’orso davanti alla chiesa che solleva con la zampa il pesante coltrone di cuoio alla porta. E ora, un po’ sperduto, ecco che s’introduce nell’ombra e tra le panche in doppia fila della navata di mezzo, si china a spiare e poi domanda con grazia alla prima beghina:
-          Scusi, la sagrestia?
E’ un orso che Dio ha voluto far degno di un Suo incarico, e non vuole sbagliare. Ma anche la beghina non vuole interrompere la sua preghiera, e, stizzita, *più col cenno della mano che con la voce indica di là, senza alzare la testa né levare gli occhi. Così non sa di aver risposto a un orso.
Altrimenti chissà che strilli.
L’orso non se n’ha a male; va di là e domanda al sagrestano:
-          Scusi, Dio?   
 Il sagrestano trasecola:
-          Come Dio?                                  
 E l’orso, stupito, apre le braccia:
-          Non sta qui di casa?
Quello non sa ancor credere ai suoi occhi, che esclama quasi in tono di domanda:
-          Ma tu sei un orso!
-          Orso, già, come mi vedi; non mi sto mica dando per altro.
-          Appunto, orso vuoi parlare con Dio?
Allora l’orso non può fare a meno di guadarlo con compassione:
-          Dovresti invece meravigliarti che sto parlando con te. Dio, per tua norma, parla con le bestie meglio che con gli uomini. Ma ora dimmi se conosci due giovani chierici che partono domani missionari in Cina.
-        Li conosco. Uno è di Tuenno e l’altro di Flavon.
-         Appunto, sai che sono andati in montagna a salutare i loro parenti e che debbono rientrare in convento prima di sera?
-         Lo so.
-         E chi vuoi che m’abbia dato tutte queste informazioni se non Dio? Ora sappi che Dio vuol sottometterli a una prova e ne ha dato incarico a me e a un orsacchiotto amico mio (potrei dir figlio,  ma non lo dico perché noi bestie non riconosciamo più per figli i nostri nati pervenuti a una cert' età). Non vorrei sbagliare. Desidererei una descrizione più precisa dei due chierici per non fare ad altri chierici innocenti *un’immeritata paura.

La scena è qui rappresentata con una certa malizia che certo i due chierici, nell’immaginarla, non ci misero. Ma che Dio parli con le bestie meglio che con gli uomini non mi pare che si possa mettere in dubbio, se si considera che le bestie (quando non siano però in qualche rapporto con gli uomini) sono sempre sicure di quello che fanno, meglio che se lo sapessero; non perché sia bene, non perché sia male (ché queste sono malinconie soltanto degli uomini) ma perché seguono obbedienti la loro natura, cioè il mezzo di cui Dio si serve per parlare con loro. Gli uomini all’incontro* petulanti e presuntuosi, per voler troppo intendere pensando con la loro testa, alla fine non intendono più nulla; di nulla sono mai certi; e a questi diretti e precisi rapporti di Dio con le bestie restano del tutto estranei. Dico di più: non li sospettano nemmeno.
*
Il fatto è che sul tramonto, tornandosene al convento, quando lasciarono il sentiero della montagna per prendere la via che conduce alla vallata, i due giovani chierici si videro questa via impedita da un orso e un orsacchiotto.
Era primavera avanzata; non più tempo dunque che i lupi e gli orsi scendono affamati dai monti. I due giovani chierici avevano camminato finora lieti in mezzo ai lavorati* già alti che promettevano un abbondante raccolto e con la vista rallegrata dalla freschezza di tutto quel verde nuovo che, indorato dal sole declinante*, dilagava con delizia nell’aperta vallata.
Impauriti, si fermarono. Erano, come devono essere i chierici, disarmati. Solo quello di Tuenno aveva un rozzo bastone raccolto per strada, discendendo dalla montagna. Inutile affrontare con esso le due bestie.
*
D’istinto, per prima cosa, si voltarono a guardare indietro in cerca d’aiuto o di scampo. Ma avevano lasciato poco più * soltanto una ragazzina che con un frusto badava a tre porcellini.
La videro che s’era anch’essa voltata a guardare verso la vallata, ma senza il minimo segno di spavento, cantava agitando mollemente quel suo frusto. Era chiaro che non vedeva i due orsi, i due orsi che pure erano lì bene in vista. Come non li vedeva? Stupiti dell’indifferenza di quella ragazzina ebbero per un attimo il dubbio che, o che quei due orsi fossero una loro allucinazione, o che lei già li conoscesse come orsi del luogo addomesticati e innocui; perché non era in alcun modo ammissibile che non li vedesse: quello più grosso, ritto là a guardia della strada, enorme controluce e tutto nero, e l’altro più piccolo che veniva pian piano  accostando dondolante sulle corte zampe e che ora, ecco, si metteva a girare intorno al chierico di Flavon e a mano a mano girando l’annusava da tutte le parti.
*
Il povero giovane aveva alzato le braccia come in segno di resa o per salvarsi le mani e, non sapendo che altro fare, se lo guardava girare attorno, con tutta l’anima sospesa. Poi, a un certo punto, lanciando uno sguardo di sfuggita al compagno e vedendosi pallido in lui come in uno specchio*, chissà perché si fece tutto rosso e gli sorrise.
*
Fu il miracolo.
*
Anche il compagno, senza saper perché, gli sorrise. E subito i due orsi, alla vista di quello scambio di sorrisi, come se a loro volta anch’essi si fossero lanciato un cenno, senz’altro tranquillamente se n’andarono verso il fondo della vallata.
*
La prova per essi era fatta e i loro compito assolto.
*
Ma i due chierici non avevano ancor capito nulla. Tanto vero che lì per lì, vedendo andar via così tranquillamente i due orsi, restarono per un buon tratto incerti a seguire con gli occhi quell’improvvisa e inattesa ritirata, e poiché essa per la naturale goffaggine delle due bestie non poteva non apparir loro ridicola, tornando a guardarsi tra loro,  non trovarono da far di meglio che scaricare tutta la paura che s’erano presa in una fragorosa risata. Cosa che certamente non avrebbero fatto se avessero subito capito che quei due orsi erano mandati da Dio per mettere il loro coraggio alla prova e che perciò ridere di loro così sguaiatamente era lo stesso che ridersi di Dio. Se mai una supposizione di questo genere fosse passata loro per la testa, piuttosto che a Dio per la paura che s’erano presa, avrebbero pensato al diavolo, che all’uno e all’altro aveva voluto farla mandando quei due orsi.
*
Capirono che invece era stato proprio Dio e non il diavolo allorché videro i due orsi voltarsi alla loro risata, fieramente irritati. Certo in quel momento i due orsi attesero che Dio, sdegnato da tanta incomprensione, comandasse loro di tornare indietro e punire i due sconsigliati, mangiandoseli. Confesso che io, se fossi stato dio, un dio piccolo, avrei fatto così.
*
Ma Dio grande aveva già tutto compreso e perdonato. Quel primo sorriso, per quanto involontario, dei due giovani chierici, ma certo nato dalla vergogna di aver tanta paura, loro che, dovendo fare i missionari in Cina s’erano imposti di non averne, quel primo sorriso era bastato a Dio, proprio perché nato così, inconsapevolmente, nella paura; e aveva perciò comandato ai due orsi di ritirarsi. Quanto alla seconda risata così sguaiata era naturale che i due giovani credessero di rivolgerla al diavolo che aveva voluto far loro paura, e non a Lui che aveva voluto mettere il loro coraggio alla prova. E questo, perché nessuno meglio di Dio può sapere per continua esperienza che tante azioni, *che agli uomini per il loro corto vedere paiono cattive, le fa proprio Lui, per i suoi alti fini segreti, e gli uomini credono invece scioccamente che sia il diavolo.
*
Luigi Pirandello                                       
da Novelle per un anno - La prova

Cinque raccolte pubblicate tra il 1928 e il 1937 comprendono novelle risalenti agli anni tra il 1896 e il 1937: quadri siciliani, volti femminili, figure di emarginati popolano questi racconti, nei quali Pirandello porta a compimento la sua indagine introspettiva.



dal racconto La Prova notare in particolare queste regole sottintese:

*Vi prego di lasciarmi fare uso del dialogo confidenziale come escamotage indirizzato a coinvolgere più direttamente il lettore

*niente è più difficile ad avere che simili cose facili: ironia usata con nobili intenti didascalici oltre che stilistici

*più col cenno della mano che con la voce  mirabile sintesi dell'azione con un'efficacia quasi visiva

l'uso alternativo di aggettivi e nomi con l'intento di impreziosire una descrizione che in termini più correnti potrebbe risultare banale; questi termini sono il prodotto mirato di una riflessione e della conoscenza linguistica dello scrittore e non fronzoli ridicoli e ridondanti di cui si fa spesso uso oggi come scappatoia.
es: *lavorati è usato in alternativa a colture o seminato
*un’immeritata paura  qui usato al posto del prevedibile termine inutile

* accentato non è qui un errore di stampa ma l'antico modo di scrivere questo avverbio (l'accento è stato in seguito eliminato dalle regole grammaticali in quanto superfluo, dato che la parola non ha omonimie e non è suscettibile di cambiare il senso della frase se male interpretata.
Attenzione perchè l'uso dell'ortografia impeccabile è sottovalutato da molti aspiranti scrittori che spesso cadono in errori di accentazione - es:qui e qua l'accento non va, ma su lì e là ci va, mentre non ci va su va. ndr :-) -

*all’incontro:  vecchio termine che significa all'incontrario

*vedendosi pallido in lui come in uno specchio : segnalo questa frase perchè si mediti sull' alta incisività che compensa preziosamente la narrazione semplificata dell' avvenimento.
*che agli uomini per il loro corto vedere paiono cattive  idem
mca
Fonte bibl. Wikipedia
(mca ringrazia)

17.9.11

made in Switzerland


Gli artisti svizzeri stanno andando forte, ultimamente,  anche se si sente parlare poco di loro.
Pipilotti Rist in particolare vive il suo momento d'oro: Biennale di Venezia, Hayward Gallery di Londra, Kunsthalle di Brema e poi Rotterdam, Zurigo e ancora Londra e New York; le sue opere sono quotate dai 3.500 a 350.000 euro.

Un’altra artista svizzera emergente:
Pipilotti Rist, è nata a San Gallo nel 1962,
 vive e lavora a Zurigo.
Il suo nome vuole rendere omaggio a Pippi Calzelunghe
l’eroina del libro di Astrid Lindgren

(un assaggio della video istallazione alla biennale 2011)
*
 Quest’anno alla Biennale  si proiettano le sue immagini in movimento su tre riproduzioni di vedute veneziane. Fantasmagoria di luci e di colori in lotta per costruire un mondo più umano.

Con la telecamera, il computer e qualche effetto speciale, racconta storie che ipnotizzano, mette in scena trionfi di fiori e piante, acqua scrosciante, donne nude con particolari anatomici che in altri contesti sarebbero imbarazzanti, ma nelle sue opere diventano sorprendentemente poetici.
Influenzata dalla sua miopia, che la costringe a guardare tutto da molto vicino, filma i corpi, fra i quali il suo, da una distanza millimetrica trasformando in paesaggio geografico carne, peli, capelli e lentiggini.

Homo sapiens sapiens, 2005
Selfless in the bath of lava, 1994
Cercando di rompere gli schemi tradizionali per portare l’arte nella vita di tutti i giorni, colora il mondo con tinte cariche, colori elettrici.
Vuole dimostrare che si possono inventare nuove regole, giocando con il formato e la definizione delle immagini.

Nel 1986, col primo video realizzato a Basilea mentre era ancora studentessa,  I'm not a girl who misses much, già fissava la linea espressiva che
 avrebbe seguito negli anni a venire.



Vestita di nero col seno esposto, danza con una frenesia innaturale, ripetendo ossessivamente, le parole che danno il titolo all'opera, il primo verso di una canzone dei Beatles Happiness is a warm gun.


In un altro video Ever is over all che le fruttò un premio alla Biennale del 1997, le immagini si sovrappongono. Da un lato un campo di fiori esotici giganteschi, dall'altro una donna che passeggia per le strade di Zurigo, fracassando elegantemente i finestrini delle macchine parcheggiate con un attrezzo a forma di fiore sotto lo sguardo quasi compiacente di una vigilessa.

Sarebbe interessante capire quanto sia di sprone agli artisti elvetici la ribellione sociale  nei confronti dell'organizzata, pacifica e superperbenista madre Svizzera.

Gravity my friend
installazione al Fact di Liverpool 2007

















                                    
I could'nt agree with you more, 1999

*
*














Le sue videoinstallazioni, che invadono spesso intere sale dei musei, avvolgendo lo spettatore, sono divertenti e sensuali, psichedeliche e irriverenti.
Gioca con il formato e la definizione delle immagini, con accelerazioni e rallentamenti improvvisi, esplorando temi impegnativi: nascita, morte, famiglia, amore, corpo e natura.



16.9.11

TIMIDEZZA

                               Immagine di Gino Lom
                               tutti i diritti riservati (mca ringrazia)
                               www.fotocommunity.it

     
      Volevo dartelo il mio amore
         su un foglio di giornale
            alla maniera povera,
               come si offre una caldarrosta,
                     ma temevo tu notassi solo la carta,
                         non il gesto né il suo contenuto,
                            per questo son rimasto sulla soglia
                                con le mani dietro la schiena
                                      a stringere il cartoccio.


                                               Umberto Crocetti


*

Lettori fissi