Qui non mi trovate,
io qui non ci sono.
Sto nella stanza accanto
dove non c'è nessuno.

16.10.09

GIORNATA MONDIALE DELL’ALIMENTAZIONE

I soliti bla bla.
Intanto un miliardo (1.000.000.000) di persone nel mondo patisce quotidianamente la fame. Gente con un padre e una madre anche loro, mica extraterrestri, che respira la nostra stessa aria, è illuminata dallo stesso sole, osserva la stessa luna nello stesso nostro cielo. Noi dobbiamo sì accettare le denunce sulla situazione della terra e correre ai ripari, apportando dei correttivi a breve termine, ma dobbiamo anche rivedere tutto il nostro stile di vita individuale.
Mentre questi sfortunati, il cui unico torto è stato quello di nascere dalla parte sbagliata del pianeta, premono con sempre più forza ai cancelli dell’occidente, noi, nelle nostre eleganti cucine progettate dagli architetti, gettiamo con noncuranza le eccedenze e gli scarti della nostra iperalimentazione e poi corriamo in palestra per smaltire il soprappeso accumulato.
Buona parte di ciò che mangiamo non è necessario all’economia vitale degli organismi sedentari del terzo millennio.



Ad esclusione di certa manovalanza alla cui vigorosa avvenenza voglio qui rendere merito, il resto della popolazione maschile, appena superata una certa età, fa fatica a contenere pinguedine e prominenze dell'apparato digestivo.
Perché allora non cominciare a smaltire le calorie eccedenti zappettando piuttosto un campicello tutto proprio?
Le amministrazioni cittadine danno in usufrutto, a chi voglia coltivarli, dei piccoli appezzamenti di demanio comunale per farne orticelli casalinghi, tenerci qualche gallina per l’ovetto fresco di giornata, coltivare erbette aromatiche che insaporiscano le pietanze senza ricorrere all'abuso di condimenti grassi.
Una ricetta di salute per pensionati, un invito a chi può, ha voglia e tempo, di far ritorno alla terra.
Basta! languire per ore in ozi demotivati per poi passare dal medico a farsi prescrivere il medicinale per la circolazione e l’insonnia.
Chi non può, tenga almeno presente che molti cibi di cui ci si nutre con disinvoltura non soltanto non sono necessari, ma possono rivelarsi addirittura nocivi: farine raffinate, zucchero bianco, i grassi emulsionati e tutti i prodotti che dal processo industriale subiscono il depauperamento delle loro fibre naturali.
Per fare un altro clamoroso esempio: il latte, che travestito da alimento sano e innocuo può invece sviluppare allergie che si manifestano in modo occulto, anche attraverso disturbi inspiegabili. Non solo l’individuo adulto non ha più gli enzimi per poterlo digerire ma contiene ormoni che assunti in alta dose non vanno bene neanche per l’età della crescita.
Neppure la carne è un alimento da assumersi quotidianamente, perché tossica per l’organismo: è solo un’illusione che dia energia, favorisce invece l' aggressività.
E basta con le batterie di animali prigionieri, ammassati crudelmente dentro a gabbie claustrofobiche, la cui crescita viene forzata con mangimi innaturali studiati appositamente per accelerarne lo sviluppo e aumentarne il peso: animali che soffrono per tutto il corso della loro vita (breve per fortuna) e troppo spesso vengono portati a morte in modo crudele.
Noi ci cibiamo di questi cadaveri, di questa sofferenza, di tutta quell’adrenalina che hanno prodotto e di cui sono impregnate le loro carni.
E basta anche categoricamente con merendine, bevande gassate, focacce unte che fanno risparmiare tempo alle mamme pigre. Le cattive abitudini si acquistano da piccoli, meglio quindi non offrire dolciumi industriali come gratificazione, ma tornare alle buone cose semplici preparate in casa come un tempo; costano meno e non insidiano arterie e cervello. Il palato dei bambini si imposta dai primi mesi: se li alleviamo a frutta, verdura e cereali continueranno ad amare questi alimenti per tutta la vita.

Luigi Rosati Olio su tela



Perchè non provare a cambiare la mentalità che determina i nostri consumi, impegnandoci ognuno nel suo piccolo; solo in questo modo si può far cambiare il corso delle cose a livello globale.

Come dice la guru indiana dell' agricoltura, Vandana Shiva, i bambini occidentali obesi e quelli africani scheletrici sono il prodotto dello stesso sistema di sfruttamento alimentare.
Cominciamo ad opporci, selezionando per la nostra tavola la parca genuinità al posto dell’oscena abbondanza che ci fa ammalare arricchendo le avide tasche delle multinazionali, della grande distribuzione e infine delle case farmaceutiche.
La dittatura del capitale è dominante ed impone le mode attraverso lo strapotere mediatico della pubblicità, facendo sembrare necessario, se non obbligatorio, orientarsi verso quei consumi e stili di vita non perchè siano giusti, ma perchè ce li vogliono vendere!

14.10.09

DOMANDE

Mirò





Cominciano ad accendersi
le domande alla notte.
Ve ne sono distanti, quiete,
immense come astri:
chiedono da lassù
sempre la stessa cosa:
come sei.


Altre, fugaci e minute,
vorrebbero sapere cose
lievi di te e precise:
misura delle tue scarpe
nome dell’angolo del mondo
dove potresti aspettarmi.


Pedro Salinas
//
/

12.10.09

AVEC LE TEMPS...

Léo Ferré (1975)
avec le temps, va, tout s’en va
on oublie le visage et l’on oublie la voix
le cœur, quand ça bat plus, c’est pas la peine d’aller
chercher plus loin, faut laisser faire et c’est très bien.
/
Avec le temps...
avec le temps, va, tout s’en va
l’autre qu’on adorait, qu’on cherchait sous la pluie
l’autre qu’on devinait au détour d’un regard
entre les mots, entre les lignes et sous le fard
d’un serment maquillé qui s’en va faire sa nuit,
avec le temps tout s’évanouit.
/
Avec le temps...
avec le temps, va, tout s’en va
même les plus chouets souvenirs ça t’as une de ces gueules
à la galerie je farfouille dans les rayons de la mort
le samedi soir quand la tendresse s’en va toute seule.
/
Avec le temps...
avec le temps, va, tout s’en va
l’autre à qui l’on croyait pour un rhume, pour un rien
l’autre à qui l’on donnait du vent et des bijoux
pour qui l’on eût vendu son âme pour quelques sous
devant quoi l’on se traînait comme traînent les chiens
avec le temps, va, tout va bien.
/
Avec le temps...avec le temps, va, tout s’en va
on oublie les passions et l’on oublie les voix
qui vous disaient tout bas les mots des pauvres gens
ne rentre pas trop tard, surtout ne prends pas froid.
/
Avec le temps...
avec le temps, va, tout s’en va
et l’on se sent blanchi comme un cheval fourbu
et l’on se sent glacé dans un lit de hasard
et l’on se sent tout seul peut-être mais peinard
et l’on se sent floué par les années perdues- alors vraiment
avec le temps on n’aime plus.
//////////////////////////////////// Hopper (Excursion into philosophy)
/
/

10.10.09

IL MONDO STA IMPAZZENDO, VERO?



LACRIME A FIUMI NEGLI SPETTACOLI DI INTRATTENIMENTO TV PIU' GRADITI DEL SABATO SERA.
(Sniff...o Sniff??)
//
//
/
APPLAUSI AI FUNERALI...
(SOB!)

///
LADRI CHIAMANO LA POLIZIA PER FARSI ARRESTARE.
(Bel colpo!)


///////Mark Kostabi
///////////////////////Mark Kostabi



I PROMOTORI DEL "NO ALL'INFORMAZIONE IMBAVAGLIATA" IMPEDISCONO AD ALCUNI GIORNALISTI DI PRENDERE LA PAROLA NEL CORSO DELLA MANIFESTAZIONE A FAVORE DELLA LIBERTA' DI STAMPA. (Gulp...o Golp)
/
///

DURANTE UNA MANIFESTAZIONE PACIFISTA I PARTECIPANTI SE LE DANNO DI SANTA RAGIONE. (HaiHiHi...)
////////
///

//
/
/
//
2.5 MILIONI DI EURO SPESI PER FAR DIRE DA TOPO GIGIO IN TV CHE L'INFLUENZA A NON E' POI COSI'PERICOLOSA. BASTA:
- LAVARSI BENE LE MANI
- COPRIRSI LA BOCCA QUANDO SI STARNUTISCE
- RIMANERE A LETTO IN CASO DI FEBBRE, TOSSE E RAFFREDDORE.

QUESTI CONSIGLI NON CE LI DAVA ANCHE NOSTRA NONNA SENZA PRETENDERE UNA LIRA? (Mavvaff...)

//

La bellissima attrice Manuela Arcuri asserisce che per la maggior parte delle volte per lei la prima sera finisce in un bel flop da parte maschile.
Ma in Sicilia pensionata ultrasettantenne finisce all'ospedale dopo essere stata violentata da due ventenni rumeni. (Boh
...)
//
/
PREMIO NOBEL PER LA PACE AL PRESIDENTE DI UNO STATO GUERRAFONDAIO, CHE HA APPENA STABILITO UN INCREMENTO DEL CONTINGENTE MILITARE IN AFGHANISTAN E HA INVERECONDAMENTE SNOBBATO IL DALAI LAMA IN OCCASIONE DELLA SUA VISITA A WASHINGTON? (No, we can't! Grrrr...)




//////////////////////////////////////////////////////////////Mark Kostabi

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4.10.09

DISTRICT 9



Regia: Neill Blomkamp
Interprete: Sharlto Copley
/
Da vent'otto anni un’astronave staziona in panne nei cieli foschi del Sudafrica, già regno dell’apartheid. Gli alieni a suo tempo salvati sono stati ghettizzati nel District 9 a Johannesburg. Stanno ormai superando il numero di 1.800.000 unità.
Non hanno portato business né nuove tecnologie, come sperato; sono esseri repellenti e irrequieti, ma, per quanto stupidi, devono essere nutriti e tollerati dagli “umani” che invece non ne vogliono più sapere.
Il programma è quindi di farli sfollare in una tendopoli lontana dalla città.
Durante le operazioni di sgombero, il nostro eroe, nell’espletare il suo dovere in modo zelante, resta contagiato dal DNA alieno che gli procurerà un processo di mutazione irreversibile. In poche ore perderà tutto, casa, affetti, lavoro e sperimenterà sulle proprie ossa che cosa significhi fare parte di una minoranza perseguitata. Vorrebbe unirsi ad alcuni alieni che stanno per tentare il ritorno a casa e potrebbero guarirlo, ma la fuga gli viene impedita dai suoi stessi colleghi e parenti che cercano di catturarlo per consegnarlo alla ricerca scientifica.
Piuttosto che mettersi nelle mani dei suoi simili egli preferisce accettare la mutazione in modo definitivo e vivere insieme ai suoi simili.
La brutalità dell’uomo sapiens, da sempre spietato nei confronti dei soggetti deboli, emerge qui con raggelante realismo.
Sono da ristabilire i parametri di ciò che va definito umano, non umano, disumano e bestiale.
/
Affermare che questo film, mix tra fiction e mockumentary, sia un capolavoro come acclamato dalle recensioni, è confondere l’insieme con la parte.
La parte qui è rappresentata dalla spinta ideologica del regista a fare della sua idea madre una parabola attuale, lodabile senz’ombra di dubbio. Quasi impossibile dissociarsi dall’approvarne il merito.
Ma oltre all’idea innovativa e l’impegno ideologico, non dovrebbe un film essere costituito e giudicato per plot, scenografia, sceneggiatura, effetti speciali e quant’altro?
Ho trovato invece l’idea compressa dentro un film monocorde e di blando coinvolgimento, argomentato da una sceneggiatura grossolanamente scolastica, con parecchie idee incongruenti ed altre (inconsciamente?) mutuate da altri registi di fama.
E, ahimè, il pessimo doppiaggio rende parte dei dialoghi del tutto inafferrabili da un normale orecchio umano inabile a captare gli ultrasuoni.
Per non parlare poi dei sottotitoli che traducono il linguaggio indecifrabile degli alieni: pur sembrando una trovata originale, lavorando un po’ di intuizione se ne potrebbe fare a meno, se non altro per non doversi deconcentrare dal serrato susseguirsi di vicende dal ritmo già di per sè anche troppo concitato e da inquadrature che non possono venir perse perchè valgono senz'altro il film.
Il risultato è che alla fine il messaggio perde di spessore e ci arriva annacquato a causa di tutta una serie di pecche che vanno a discapito dell’opera intera. La mezza riuscita del film non può quindi farci allineare al consenso generale di critica e pubblico sventagliato dai media e dal lancio promozionale della potente Sony.
Sabato, ore 17,30 in una multisala frequentatissima di milano, c’era solo l’imbarazzo della scelta dei posti a sedere: va bene la crisi post-ferie, ma la platea era per tre quarti deserta e altre poltrone ancora sono state lasciate libere dopo i primi venti minuti di proiezione.
Ognuno ha la propria soglia di soddisfacimento intellettuale ed è doveroso da parte mia ammettere di non essere una grande cultrice del genere fantascientifico: mi sono lasciata però sedurre dai giudizi incontrastati che stanno accompagnando il lancio del film e sicuramente hanno aumentato oltre misura le mie aspettative. Però quando un film è bello, non ci son santi, piace in primis proprio agli ignoranti del genere (tale mi ritengo, nonostante abbia voluto esprimere qui il mio parere).
Belle le musiche.
Una lode va in ogni caso riservata al giovane regista Neill Blomkamp che dopo il primo goffo tentativo (virtuosamente realizzato con modesto dispendio economico) promette quanto prima di riuscire a spiccare un bel volo planetario. Lo dico con una nota di sincera ammirazione: molti dell’età sua stanno ancora cercando di raddrizzar le aste (quelle sul quaderno, per intenderci).
Voto 7-

http://www.youtube.com/watch?v=d6PDlMggROA

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21.9.09

CHI DI SPADA FERISCE...

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20 SETTEMBRE 2009 - RIAPERTURA DELLA CACCIA
-
Evviva... già registrati i primi incidenti fra cacciatori.

Ehi, teste di cavolo, non vedete l'ora di sparare, vero?

Bhé, visto che tanto fa lo stesso, impallinatevi pure fra di voi

e a me lasciatemi in pace, che non m'offendo.

Condoglianze!

15.9.09

SE TU MI DIMENTICHI

edward hopper 1921





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Voglio che tu sappia una cosa.

Tu sai com'è questa cosa:
se guardo
la luna di cristallo, il ramo rosso
del lento autunno alla mia finestra,
se tocco vicino al fuoco l'impalpabile cenere
il rugoso corpo della legna,
tutto mi conduce a te,
come se ciò che esiste,
aromi, luce, metalli,
fossero piccole navi che vanno
verso le tue isole che m'attendono.
/
Orbene,
se a poco a poco cessi di amarmi
cesserò d'amarti a poco a poco.
/
Se d'improvviso
mi dimentichi,
non cercarmi,
ché già ti avrò dimenticata.
/
Se consideri lungo e pazzo
il vento di bandiere che passa per la mia vita
e ti decidi a lasciarmi sulla riva
del cuore in cui ho le radici,
pensa
che in quel giorno, in quell'ora,
leverò in alto le braccia
e le mie radici usciranno
a cercare altra terra.
/
Ma se ogni giorno,
ogni ora
senti che a me sei destinata
con dolcezza implacabile,
se ogni giorno sale alle tue labbra
un fiore a cercarmi,
ahi, amor mio, ahi mia,
in me tutto quel fuoco si ripete,
in me nulla si spegne né si dimentica,
il mio amore si nutre del tuo amore, amata,
e finché tu vivrai starà tra le tue braccia
senza uscire dalle mie.

Pablo Neruda 1923

/

21.8.09

DOMANI ERO

Autore: RINALDO BOGGIANI
Edizioni Associate 2008
Prefazione di Romano Biancoli
/
altri titoli dello stesso autore:
- Stelle Nere - Tutti i bambini sono stelle. Alcuni brillano. Altri no.
- 2012 - La Shoah nel Pianto di un Bambino
/
Limitativo ogni commento a questi libri brevi ma ad alto peso specifico, già significativamente introdotti dallo Psicanalista Romano Biancoli.
Piacevoli da leggere e ancor più rileggere.
Viaggi nelle ferite aperte del nostro ieri.
Dove il tempo diventa illusione perchè tutto è già avvenuto e il futuro sarà solo ciò che già siamo stati.
Il passato ci imprigiona condannandoci ad "un'attrazione magnetica per il già vissuto. Le passioni si fissano e rendono illusorio il movimento in avanti che sembra retta e invece è circolo".
Evasione da questo carcere? Possibile forse, se traduciamo in poesia la prosa insostenibile delle nostre paure.


Futuro. Ma è solo il passato che conta, non viene a galla, è sempre presente. Quello che diciamo in questo momento è la risultanza di milioni di visioni, sogni libri incubi amori pianti quadri film mamma e papà.
Nonna uccideva i passeri con l’inganno. Li portava in tavola con sugo e polenta. Una polenta rossa d’inganno. Papà andava a caccia e quando feriva una lepre la finiva con le mani e anche lui, povero papà “ ai miei tempi sì che valevano i principi, oggi invece…” Papà io non uccido neanche una mosca, se entra apro la finestra perché la mosca vuole la luce e così esce dalla finestra più luminosa della stanza buia…tu avevi le mani insanguinate. Quella lepre non voleva morire, te lo credo, aveva sei cuccioli da allattare. A quelle anatre avevi rubato il volo. Erano così tristi che avevano piegato il capo.

La mamma tirava il collo alle galline perché le allevava per questo. Tremavano dalla paura prima durante e dopo la morte. Per altri dieci minuti.
Il maiale l’uccidevano che non dormiva la notte prima perché sapeva di morire il giorno dopo.
E cominciava a piangere alle cinque per diventare gocce di carne attaccata a un palo prima di sera.
Quella notte non dormiva più. L’ultima notte.
Quella notte non dormivo più. Quanto sangue.
Cosa darei per ridare vita ai passeri alle lepri alle anatre-alle galline al maiale e a tutti i morti ammazzati in guerra avevano la mia età per morire senza un perché ----------
cosa darei per ridare loro qualcosa.
(Domani ero)
/
Sono nata in campagna dove il tempo si misura col sole la pioggia il grano l’odore dell’erba il canto dei grilli. La famiglia era numerosa: il nonno il papà lo zio il cugino Antonio. Poi le donne. Nonna zia Erminia mamma mia sorella Simonetta Non fu facile all’inizio capire chi erano mamma e papà perché era zia che mi accarezzava, mi puliva mi vestiva e papà lo vedevo solo la sera quando ero molto stanca. Ma non era un problema. Mi sentivo bene. Volevo bene a tutti e in quasi tutti c’erano anche mamma e papà.
I grandi che mi stavano attorno erano veramente grandi. Giganti. Spostavano con facilità oggetti enormi. Guardavano tutto e tutti dall’alto in basso. Li temevo e allo stesso tempo mi sentivo protetta. ….
Più passava il tempo e più mi convincevo che i grandi erano sempre stati grandi e che noi saremmo stati sempre piccoli. Il mondo era semplicemente fatto così.
Quando i pulcini diventavano grandi i dubbi mi tenevano sveglia.
“Ma noi - mi dicevo – siamo bambini, mica pulcini.” Antonio era d’accordo. Quello che pensavano di noi gli altri non mi interessava.
(Stelle nere)
/
Non perdere tempo! mi diceva sempre mio nonno.
Non perdo tempo nonno, nemmeno un pochino, ce l’ho tutto qui dentro a dettarmi il futuro.
Non perdo tempo nonno…
Così ricordo i tramonti in campagna, le tue bevute le mie risate.
Il grano maturo il tuo quarto bicchiere.
Rosso tramonto “perché quest’anno è piovuto poco”.
Mi mostravi il cielo di tutti i colori. Giallo attraverso un bicchiere di bianco. Rosso al di là di un merlot.
Non perdo tempo nonno nemmeno un pochino.
Vedo la terra da arare la brina sui campi. La nebbia sul fiume il ghiaccio sull’aia.
Il nonno è morto portandosi via tutto il tempo. Una giovinezza in divisa dentro a una guerra malata. Come tutte le guerre.

Una malattia curata male, così il male se l’è portato via.
Ha portato con sé un vestito le scarpe una corona fra le mani che non conosceva. Nuova.
Comprata per l’occasione.
Il cane voleva andare con lui ma non hanno voluto.
Volevo dargli una bottiglia di merlot ma mi hanno detto che non si poteva.
Dopo un po’ anche il suo odore se n’è andato. Non ha portato via altro.
Così, corrono da lontano per avere.
Io voglio solo la scacchiera per vedermi bambino
davanti al nonno innamorato.
Fra noi il gioco della vita.
Il nonno mi faceva vincere attaccando con la torre. --------------
Voleva più bene a me che al suo Re.
Voglio solo la scacchiera. ////////------------------------------------------------------E.H.LANDSEER
(Domani ero)
/

Ricordi nonno quando mi dicevi di guardare
il cielo che tocca il mare? Non si toccavano e
forse non si toccheranno mai.
Eppure passavamo ore a guardare quello che non c’è.
Passo ore a pensare a quello che non c’è.
Forse le cose più belle non ci sono. ….

Non ti preoccupare nonno, ho tutto. Libri, carta per scrivere, pensieri da aggiustare, ricordi che mi tengono compagnia. Ho il tempo per costruirmi un passato. E poi ogni tanto piove.
Di giorno non succede niente.
Difficilmente domani accadrà qualcosa. E’ quanto mi son detto ieri. Faccio finta di vivere.
(Stelle Nere)

/

Sì sei elegante sei dimagrita
perché ti vuoi cambiare siamo in ritardo ti ho detto che sei elegante
va bene cambiati telefono che arriveremo con dieci minuti di ritardo
anche ora sei elegante ti prego non cambiare ancora d’abito dobbiamo partire
anche questo ti sta molto bene
sono passati venti minuti da quando ho chiamato per dire di un ritardo di dieci minuti ora basta chiamo che non ci andiamo perché ti senti male
siamo in macchina con il terzo vestito quello che le sta peggio
a cena un disastro
questo dice stupidaggini quell’altro mangia come un maiale questa quella quell’altro
va bene lasciali stare mica ce li dobbiamo portare a casa e poi scusa sono i miei clienti lo studio va avanti per loro
non dovevi dire questi sono ragionamenti stupidi all’ingegnere e poi al massimo erano ragionamenti che non condividevi.
Sono ragionamenti che non condivido ecco cosa dovevi dire ragionamenti che non condivido.
…e poi se devo essere sincero l’ingegnere aveva ragione non mi interessa che tu pensi che gente così non possa aver ragione l’ingegnere aveva ragione.
Sì sì buonanotte no domani non chiamare allo studio già l’idea mi dà i brividi.
Sono maleducato? Scusa verso le cinque va bene.

(Stelle nere)
/

Com’è la sua attività onirica?
Silenzio
Lei sogna?
Ma gli perdoni tutto al tuo analista perché il tuo analista lavora per darti futuro di volta in volta a mezz’ora per volta
perché tu stai attento a non dire le cose importanti nella seconda mezz’ora
ma sei contento perché le cose importanti hai imparato a dirle nella prima mezz’ora
paghi un’ora qualche telefonata e te ne vai così non vedi l’altro.
Ma tu quei soldi glieli hai dati volentieri
vuoi dargliene degli altri perché l’analisi funziona così
devi pagare volentieri
non so perché ma funziona così.
E io pago.
Volentieri.
Pago per vedere il mio passato che non volevo vedere.
A mezz’ora per volta.
(Domani ero)

/
Ho sognato il mio papà che uccideva sua moglie perché aveva trattato male i suoi figli. Subito dopo ci siamo rimessi a tavola e per la prima volta abbiamo mangiato tranquilli perché anche se uno faceva briciole beveva vino rovesciava qualcosa non mangiava proprio tutto quello che c’era nel piatto non doveva giustificarsi con nessuno non doveva scusarsi con nessuno non doveva pensare se non mangio tutto cosa devo dire.
Ma quando il pranzo è finito mia madre era sulla porta a comandare il resto della giornata.
Meglio così ho pensato
così il mio papà non deve andare in prigione.
Al risveglio ero sudato con gli occhi bagnati e le orecchie piene degli urli dei secondini che urlavano come mia madre.
….
/-------------------------------------------------------------------/
/
Ho sognato il mio cane prima della puntura per morire.
Ho rivisto i suoi occhi che mi guardavano prima del buio. -------------
Aveva sempre capito tutto e ora capiva che doveva morire.
Ho ucciso il mio cane per non farlo soffrire di un male che si mangiava le ossa così il mio cane non camminava più.
Poco male perché gli avrei portato da mangiare ma quel male non voleva solo le ossa si mangiava anche i salti del mio cane che non saltava più. Il dottore disse che era meglio così e fece la puntura al mio cane.
Quello sguardo è con me
Da dieci anni è con me.
Non voleva la puntura forse perché gli andava bene di vivere così.
Forse gli andava bene vivere.
Ma io avevo deciso la puntura perché non volevo continuare così.
Ho fatto bene? Non lo saprò mai.
Ma quello sguardo non mi lascia più //////////////////////////////Magritte 1948
da dieci anni non mi lascia più.
Bene, cosa ne pensa, che lettura da di questo sogno?
Lei non si accontentava delle ossa, si mangiava anche i salti che non saltavo più. Una notte mi dissi che era meglio così e feci la puntura al mio cane.
Devo andare a un convegno quindi ci vedremo fra tre forse quattro settimane. Magari con altri sogni.

(Domani ero)
/

13.8.09

IN THE MOOD FOR LOVE

Titolo originale: 花樣年華 - I nostri gloriosi anni sono passati come fiore -
Regia: Wong Kar-Wai
Cast: Tony Leung, Maggie Cheung, -Hong Kong 2000


TRAMA

Un viaggio all'indietro nella Cina preindustriale degli anni '60, ancora in pieno degrado ambientale e legata agli insidiosi principi morali che suggeriscono per prima cosa il rispetto della facciata.
Lei, Su Li-zhen e Lui il sig. Chow, con i loro coniugi, si trasferiscono quasi contemporaneamente in due camere ammobiliate confinanti fra loro, prese in affitto in un modesto condominio di Hong Kong.
Lei e Lui s’incrociano spesso lungo i corridoi scrostati o per le scale buie, quasi sempre soli. I rispettivi coniugi, anche quando son lì, non vengono mai inquadrati, quasi a sottolineare la loro presenza-assenza.
Presenza desunta dal suono delle voci in campo, da vaghe ombre galleggianti nell’aria che da un certo punto in poi svaniscono del tutto .
Ormai l'assenza si è fatta costante per “ragioni di lavoro”.
Lei e Lui incominciano a frequentarsi. Riempiono la propria personale solitudine con la solitudine dell’altro e non tardano a scoprire di essere molto peggio che soli: sono anche traditi e beffa del destino pure in simultanea. Quando Lei finalmente nota che Lui porta una cravatta uguale a quella del marito, Lui s'accorge che Lei ha la stessa borsetta di sua moglie: ai loro reciproci coniugi è mancata la fantasia di scegliere per l’amante regali diversi da quelli fatti al consorte, dimostrando ciò nondimeno un forte senso di equità.


"Il film seduce e cattura per la verità dei mezzi toni con cui racconta le pene d'amor perdute, un passo a due sulle punte della solitudine. E così i due splendidi protagonisti mantengono l'ambiguità dei sensi, un desiderio impalpabile, come la stoffa stessa del film. Erede di Antonioni, Wong Kar-Wai simula un'attrazione fatale a tavolino e la rimpiange secondo l'etica della recherche proustiana, esprimendo l'invisibile delle emozioni con una cinepresa che sta al passo dei sentimenti e ci avvolge di calore". (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera, 28 ottobre 2000)

In mancanza di nuovi film la stagione estiva ci ripropone i vecchi, il che può essere anche meglio, sotto un certo punto di vista.
Assolutamente meritevole di rivisitazione è questo film cinese del 2000 che già a tempo debito aveva ricevuto i giusti riconoscimenti al festival di Cannes.
Benché ormai reperibile in DVD, è stato riproposto in sala a Milano, a beneficio di quel pubblico dal palato fino che poco gradisce i prodotti attualmente sfornati dai grandi circuiti commerciali.
Non è un parafrasare snobistico l’ uso di termini meta-gastronomici: questo regista cult della nuova nouvelle vague cinematografica cinese pare sia arrivato a concepire questo film quasi per folgorazione, mentre si trovava alle prese con l'argomento cibo per un documentario.
Si potrebbe ipotizzare che cibo e amore abbiano creato un’inevitabile associazione d’idee nella mente del regista: non è infatti uno il nutrimento del corpo e l’altro quello dell’anima?
Il regista sembra metterli in antitesi fra loro.
Nel film al cibo viene data una valenza marginale; è per lo più un pasto d'asporto del take-away, confezionato in unti cartocci e miseri contenitori d'alluminio o preparato come rimedio ad anonimi malesseri in spettrali cucine casalinghe piene di vapori, spesso consumato in modo sbrigativo e scomodo, mentre il sentimento d’amore, considerato l' incantevole nutrimento di anime denutrite, viene lasciato sbocciare con i colori, i tempi e le fragranze del mandorlo a primavera.
Qui è l’amore ad essere concepito come il cibo raffinato che va servito sul piatto d’argento; l’invitante, irresistibile tentazione cui parrebbe impossibile poter dire di NO.
Eppure NO viene detto, perché qui l’amore è ripreso nella sua verticalità.
Non prevede scene orizzontali, niente grida e sudore in questo film in cui l'eleganza è protagonista in tutto. La passione si dispiega nella rinuncia e nell’inespresso, nel dramma dell'occasione perduta, perché non sempre, quando le occasioni capitano, ci si trova preparati ad accoglierle, non sempre è il momento giusto…
Ma non sarà proprio un amore sifatto, non agito, non consumato, a lasciare la propria impronta indelebile nella memoria di entrambi?
Il tono è intimo, sussurrato, velato di malinconia: l'ambientazione, volutamente umile, resta confinata in camere d’affitto stipate di oggetti, interni tetri e desolati di uffici e ristoranti, strade allagate di pioggia con facciate sgretolate di palazzi cadenti, anonime camere d'hotel e surreali corridoi che fanno da contenitore claustrofobico al disagio esperito e alle emozioni che si tenta sempre di non svelare .
Sentimenti trattenuti perché percepiti come inopportuni nella pena scatenata dal tradimento, ma che ugualmente si divincolano, affacciandosi in ogni sguardo, facendosi leggere nei gesti inutilmente controllati, nell’offerta silenziosa che essi fanno di sé e nella decisione che quest’offerta va respinta, per non diventare come coloro che del tradimento si sono macchiati.
Pur etichettato come romantico-sentimentale, questo non è un film d’amore.
E’ un film su un modo di vivere l’amore.
Ché di modi non ce n’è uno solo, come si crede. E nella scelta di non consumarlo si nasconde forse la formula della sua eternità. S
enza bisogno di condividere il concetto, il film è imperdibile.
Le dissolvenze in nero delle scene sembrano voler interrompere la tensione che nonostante tutto si accumula, frantumando il film in tessere che si confondono fra loro, annullando l’effetto tempo.
Ci accorgiamo che i giorni sono passati dagli abiti diversi che l’attrice indossa, con un’ eleganza che rapisce, la stessa che riesce a infondere alla propria gestualità.
La storia vibra in un clima di sospensione, cosicchè la vicenda matura principalmente nell'intimo stesso dello spettatore, che ne rimane coinvolto senza essere manovrato dalla regia.
Ah, che differenza stilistica da certi film americani che pilotano oscenamente il sentimentalismo del pubblico ignaro.
Questa è una storia che trova la sua massima espressione proprio nell’inespresso.
C’è tuttavia la musica che supplisce al dialogo e sembra raccontare da sola ciò che le parole non rivelano. Intermittenze di rumba lenta d'insospettabile fascino suggestivo
http://www.youtube.com/watch?v=bBmZ1pgYdcc s' infiltrano inprevedibili nella colonna sonora, in un'ondata di emozioni, prendendo di sorpresa lo spettatore immerso in atmosfere di profondo rosso-cina .
Ma la vera rivelazione è il main theme di Shigeru Umebayashi
http://www.youtube.com/watch?v=kXqAcmDtEXc con cui persino le volute di fumo delle sigarette del sig. Chow sembrano giocare a inanellarsi per seguirne le note con ritmo sinuoso.

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