Qui non mi trovate,
io qui non ci sono.
Sto nella stanza accanto
dove non c'è nessuno.

12.9.10

Barrios, Favelas, Slums



JR Art
Favela Morro da Providencia
Rio de Janeiro 2008
(ph. JR/AgenceVu'/Blobcg)

JR è un fotografo francese che lavora in diverse parti del mondo percorse da tensioni sociali, religiose e culturali. E’ conosciuto per i ritratti di persone di cui realizza gigantografie che incolla negli spazi pubblici. Il suo lavoro, performativo e situazionista, trasforma le fotografie in manifesti e utilizza le strade come vere e proprie gallerie fotografiche all’aperto, combinando arte e azione per catturare l’attenzione di chi solitamente non visita i musei.

L’obiettivo del fotografo ritrae gli abitanti di luoghi diversi attraversati da conflitti – banlieue parigine, Medio Oriente, slums africani, asiatici e sudamericani - distorcendone l’immagine stereotipata generalmente trasmessa dai media, per riflettere con ironia sulla loro identità e capacità di rappresentarsi, enfatizzandone i lati più espressivi e facendoli vibrare fino alla caricatura.


JR Art
Favela Morro da Providencia
Rio de Janeiro 2008
(ph. JR/AgenceVu'/Blobcg)
Circa un quarto della popolazione di Rio (dieci milione di abitanti) vive nelle favelas. Rispetto ad altre città del Brasile, le favelas di Rio sono situate non ai margini dell’area abitata ma nel centro della città; quasi ogni quartiere infatti ha una propria favela, spesso di antica fondazione (Morro de Providencia risale ai primi del Novecento).
Nel corso degli anni si sono susseguite una serie di politiche e strategie governative per risolvere la condizione di degrado che in genere caratterizza tali insediamenti informali; a partire dai violenti processi di demolizione e decentramento nei primi anni Sessanta, passando per le prime esperienze di Mutirao negli anni Ottanta, fino agli anni Novanta con più democratici interventi di integrazione, affiancati da sempre più frequenti ricerche ed esercitazioni di architetti, artisti ed università internazionali.
Una città pluralistica come Rio de Janeiro non può infatti essere considerata semplicemente come una zona divisa in due: le strade e le colline, la città legale e le favelas, la città dei ricchi e quella dei poveri. La molteplicità di questa metropoli non può accettare una semplificazione così eccessiva, richiede grande impegno a chi la voglia avvicinare e studiare seriamente. Nonostante la varietà e la quantità dei suoi problemi, per Rio, diversamente da altre megalopoli quali Nairobi, Caracas o Johannesburg, il compito potrebbe rivelarsi meno gravoso.
Si paragoni ad esempio la questione dell’emarginazione dei poveri e dei migranti nelle città degli Stati Uniti a quella degli abitanti delle favelas di Rio. Secondo l’antropologa Alba Zaluar, l’emergenza delle bande giovanili nei quartieri poveri degli Stati Uniti alla fine degli anni Venti, coincide con la nascita delle prime scuole di samba, dei gruppi del carnevale e delle squadre di calcio nei quartieri più colpiti dalla povertà di rio de Janeiro. A suo modo di vedere le differenze fra le due realtà sono ovvie: in America le bande esprimevano le proprie rivalità attraverso atti di violenza, un riflesso della segregazione razziale e della sovrapposizione di background etnico e questioni razziali e territoriali. L’etica carioca invece ha creato altre forme per esprimere la differenza fra i vari gruppi; anche se non ha eliminato completamente la violenza, a Rio la rivalità tra i quartieri poveri e le favelas ha avuto come esito le sfilate e i concorsi del carnevale e le competizioni sportive fra squadre locali. Questo dimostra l’importanza di queste feste come forma di confronto ma anche di convivialità, di spinta verso l’interazione, il senso di appartenenza, il mescolarsi e il dividersi come sorta di antidoto alla violenza, sempre presente, ma contenuta o trascesa nella festa.
il sogno di diventare un artista famoso o un idolo sportivo ha dato impulso alle ambizioni delle persone che vivono nelle zone di Rio sotto molti aspetti emarginate, ma mai veramente diventate i ghetti razziali o etnici che esistono negli Stati Uniti. Questo è il principio fondamentale del modo di vivere carioca, principio che deve essere mantenuto in ogni progetto economico, sociale o culturale.............

Fonte: Lotus international N. 143 di settembre 2010 “ Favelas, learning from”
saggio estratto dal volume Favela-Bairro: Rewriting the history of Rio 1993/2000 an urban upgrading initiative for Rio de Janeiro by Luiz Paulo Conde and Sergio Mugalhaes - Viver Cidades
(mca ringrazia)

JR Art
Favela Morro da Providencia
Rio de Janeiro 2008
(ph. JR/AgenceVu'/Blobcg)
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8.9.10

POESIA ILLEGITTIMA


Quella sera che ho fatto l’amore
mentale con te
non sono stata prudente
dopo un po’ mi si è gonfiata la mente
sappi che due notti fa
con dolorose doglie
mi è nata una poesia illegittimamente
porterà solo il mio nome
ma ha la tua aria straniera
ti somiglia
mentre non sospetti niente di niente
sappi che ti è nata una figlia.


Vivian Lamarque

(mca ringrazia)

ORLANDO PHOTOGRAPHY
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7.9.10

sakineh

Doveroso innalzare voci e bandiere per ottenere l'abolizione di pene abominevoli quali la pubblica fustigazione e la morte per lapidazione: altro non sono che la spia dell' umana barbarie.
Questo genere di condanne, seppure inflitte a punizione di reati ritenuti gravi nei contesti in cui vengono applicate  - adulterio e concorso in omicidio  (da noi considerate quisquiglie per cui  non si fa più un plissè) - suscita giusto orrore nella scrupolosa coscienza degli occidentali.
Si muovono capi di stato, giornalisti, premières dames, il supremo capo della cristianità, fino all'ultimo uomo della strada; tutti manifestano pubblica ribellione verso pratiche così primitive e sanguinarie, retaggio comunque di religioni improntate su un dio violento e vendicativo. Ma è una partecipazione farisiaca, che manda un odore nauseante, molto più dell'indifferenza stessa.  
E' l'effetto provocato dalla risonanza mediatica che, come nient'altro al mondo, riesce ad impattare le coscienze dei mediocri, focalizzando  l'attenzione di tutti su di un soggetto a turno e passando sotto silenzio il destino di altri milioni di esseri umani che, senza aver fatto mai nulla di male, vengono quotidianamente torturati e uccisi da fame e sete, malattie, ingiustizie sociali, calamità e guerre,  una realtà a cui ci siamo assuefatti e davanti a cui abbiamo assunto un atteggiamento rassegnato e impassibile.
E' però indicativo dell' ipocrisia dominante il fatto che tutti si sentano oggi  in dovere di rivolgere appelli e paternali all'Iran e nessuno muova mai un dito per tutte le migliaia di pene di morte che vengono ancora largamente applicate nei paesi con cui intratteniamo rapporti di convenienza economica e che ci fa comodo chiamare "amici".   
                                                                                                              mca


Shirin Neshat

***
Sguardo

,
..
Sul vetro incrinato,
aveva il ragno tessuto una tela.
Sul vetro,
il diamante dei tuoi occhi
tracciò una riga.
.
In frantumi, il vetro
ruppe il silenzio degli alberi.

Restarono solo i tuoi occhi
e la luna:
nel mio sguardo cucirono,
insieme,
il loro sguardo.
..
testo poetico di
 
Nadèr Naderpùr

 libera traduzione di Gina Labriola


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5.9.10

IO LO ODIO LO "SPORT"...


MARK KOSTABY


...CON LE SUE REGOLE DEL GIOCO, E TUTTI QUEI PORCI INTERESSI CHE GLI RUOTANO ATTORNO

Il termine sport ha una lunga storia, traendo origine addirittura dal termine latino deportare che tra i suoi significati aveva anche quello di uscire fuori porta, per dedicarsi ad attività sportive.


La diffusione della pratica diportiva in quasi tutte le società del mondo contemporaneo è il segno dell'importanza che lo sport ha assunto in quelle realtà da un punto di vista sociale, economico e politico. Lo sport è parte integrante della cultura di una società e si sviluppa in simbiosi con i cambiamenti che la contraddistinguono. Si pensi solamente al bagaglio di tradizioni che le discipline diportive tradizionali apportano alle culture delle nazioni in cui sono praticate o agli stretti legami che intercorrono tra il diporto e i media.


La pratica sportiva è diffusa soprattutto presso quelle realtà sociali che, culturalmente ed economicamente, possono usufruire dei mezzi necessari a praticarla.


Una concezione, largamente diffusa soprattutto nei paesi con maggiori tradizioni sportive, è che lo sport debba essere considerato un mezzo di trasmissione di valori universali e una scuola di vita che insegni a lottare per ottenere una giusta ricompensa e che aiuti alla socializzazione ed al rispetto tra compagni ed avversari.
Ma vi sono anche opposte posizioni che vedono nell'agonismo, ormai indissolubilmente legato all'elemento economico, un' esasperata contrapposizione individuale, un pericoloso segnale che potrebbe tendere a far risaltare lo spirito competitivo come naturale parametro di rapporto fra gli esseri umani.


Si ravvisano nell'antagonismo esasperato e nella ricerca del successo con qualunque mezzo un traviamento dei valori e del rispetto della vita e dell'umana compassione; inoltre il diporto è in molti casi solo uno "specchietto per allodole" utilizzato da governi autoritari per distrarre, imbonire, plasmare le menti oltre che i corpi. Non si perda di vista il raccapricciante utilizzo del diporto e delle stesse Olimpiadi che venne effettuato da Hitler sia a fini propagandistici, sia a fini formativi.

Fonte: Wikipedia
Si ringrazia

2.9.10

LA STRADA DEL MARE


                                       Imbocco la strada del mare e sei nell’aria...

            Sei nella fascia blu dell’orizzonte                                    
                                    che appare improvvisa e alta,
                                come fosse un cielo


                                           Nell’essenza del gelsomino
                                                 avvinghiato ai cancelli,
                                                              che scatena groppi di nostalgia

                                    Nel vento che mi fa irritare:                                         
                                           con dita dispettose
                                                        mi scompiglia i capelli e mi solleva la gonna

                                        Sei nello schianto di quella pigna
                           che solo per poco mi ha mancato
                                    e va rotolando in mille scaglie, quasi scappando

                                                Sei nel fumo dell'ulivo arso,
                                                          che irrita gli occhi e li fa bruciare,
                                                                    narrando d’altri ulivi, lontani

                                                     Nell’isola coi suoi lumini,
                                           che osservo di sera al buio,
                     e a stelle spente, fusa nel nero, continua a dirmi che esisti

                                       Io sono in questa pagina,
                                                          traboccante di colori e note,
                               e tu vorresti silenziosa e bianca.  
                                                                                                  mca

                                                                             

  (TUTTI I DIRITTI RISERVATI)

29.8.10

 .
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ANCHE DA VIVI DOBBIAMO SUPERARE DIVERSE MORTI

Raimon Panikkar ci ha insegnato a ripensare correttamente la morte, per vivere meglio in un mondo, quello occidentale, in cui morte e violenza vengono continuamente  rappresentate attraverso i media in maniera iperreale, arrivando ad anestetizzare l'osservatore-spettatore. Ma al tempo stesso il vero pensiero della morte viene bandito nella quotidianità degli individui, che sono invitati a concentrarsi sempre su cose materiali, quelle da cui Panikkar suggerisce di liberarsi per esistere davvero e poter raggiungere una possibile, umana felicità.




Non dovremmo temere la morte, importa quanto bene si vive, non quanto a lungo.
Ognuno di noi, nella propria spiritualità, è una goccia d'acqua; cosa capita a una goccia d'acqua quando cade nel mare e sparisce ?
La goccia sparisce ma non succede niente all'acqua che contiene.
L'acqua si ri-unisce al mare senza perdere la sua vera natura.




Raimon Panikkar
filosofo- scrittore e teologo del dialogo interreligioso
nato a Barcellona nel 1918 
ricongiunto al mare il 26 agosto 2010





 .
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27.8.10

GIPSY

    
      Per una volta posso dichiararmi d’accordo con la Chiesa cattolica che tenta di scoraggiare la tendenza dilagante in Europa di risolvere lo spinoso problema dei Rom, espellendoli.
Sarò impopolare, ma mi chiedo, dove vanno questi cristi, scacciati da ogni dove?
Non dimentichiamoci però che proprio la Signora Chiesa prima ancora del 1500, spaventata da ogni minima intrusione, collocava il gitano alla destra di Satana stesso, trasmettendo così l’odio per i gitani alle coscienze di un pubblico ignorante, che ha iniziato ad identificarli fra quei Pagani che dovranno essere immancabilmente divorati nelle fiamme dell’ inferno.

Facesse la Chiesa allora un vero atto di contrizione esplicita, denunciando apertamente il falso delle sue passate ideologie, perché i blandi ammonimenti fatti ora dal balcone di piazza sanpietro non bastano certo a soffiare aliti di umanità nelle coscienze, in cui il veleno ristagna da oltre 600 anni.

Si assuma le proprie responsabilità morali facendo pubblica ammenda come già avvenuto per gli Ebrei.
Il nomadismo interpretato dalla bibbia come la punizione di Dio, la pratica di mestieri quali il forgiatore di metalli, riconducibile alla magia nella superstizione popolare; le arti divinatorie identificabili come stregonerie, il matrimonio in età impubere con conseguente scarsa scolarizzazione sono quelle diversità che creano un’inclinazione irrefrenabile a liberarsi di presenze invise anche a costo dell'eliminazione fisica. Tutti i paesi suggestionati dalla dottrina cattolica adottarono infatti bandi di espulsione nei confronti dei Rom, fino alla programmazione del genocidio finale insieme a quello degli Ebrei durante il nazismo.

Manet 1862 - Gipsy with cigarette
Da sempre gli Zingari, o Gitani, o Roma come vengono chiamati ultimamente, sono stati considerati un’etnia scomoda per la loro incapacità di adattamento perché i loro sistemi di sopravvivenza non riescono ad integrarsi con i nostri, troppo diversi. La loro filosofia li rende insofferenti nell' adeguarsi alla costrizione delle nostre leggi, volte soprattutto a garantire un’escalation di ricchezza e consumo a scapito forse di altri beni da loro giudicati più preziosi quali il vagabondaggio, il tempo libero, l’autodeterminazione, l’indipendenza da qualsiasi padrone.

Le nostre leggi vengono varate per il nostro sistema di vita, ben incanalato, regimentato, impostato in modo da mantenere un ordine di superficie, sotto al quale scorrono fiumi di immoralità, illegalità, ipocrisia ed egoismo, e al cui adattamento abbiamo anche noi non poche difficoltà.


La nostra rozza ignoranza ci fa identificare i Rom con i Rumeni, ma non vanno assolutamente confusi con loro: in Romania essi sono trattati peggio che da noi.
I Roma sono antiche popolazioni di provenienza dall’India settentrionale, e il loro nome è la contrazione di Romanes e le loro lingue sono tutte varianti del Sanscrito.
Gipsy flag
Distribuiti oggi in una miriade di minoranze, la loro diaspora li ha portati principalmente nei Balcani e in Europa centro-orientale e vengono ormai identificati  con la patria di residenza: è il caso appunto dei Roma radicati da svariati secoli nell'attuale Romania ma con i Rumeni non hanno niente a che vedere e pochi sono perfino in grado di esprimersi nella lingua di quel Paese.

Siccome i governi non sono capaci di fronteggiare i problemi di integrazione evitando di affrontare dei costi, come vorrebbero, preferiscono sbrigarsela emanado decreti di espulsione.
Ma noi cittadini, forse anche esseri umani, non possiamo adottare la politica dello struzzo: che un problema esista solo se lo si vede e se no vuol dire che non c'è.
E’ vero che le leggi vanno rispettate, ma spiegatemi il principio assurdo per cui si debba cacciare tutti in massa, perchè fra loro ci sono individui che non si mantengono nella legalità.
Sarebbe come dare il foglio di via a tutti i mariti perché ce ne sono alcuni (troppi per la verità) che ammazzano le loro mogli.

Insomma questi Roma non li vuole nessuno perché il mondo di oggi non è più fatto a loro misura. Intolleranti come siamo sempre verso il diverso, tutto ci disturba di loro, l’aspetto, il folklore, le abitudini, l’accattonaggio e la microcriminalità a cui ricorrono per campare, il degrado in cui si adattano a vivere, il mancato allineamento alla condotta e alla morale vigenti, l'insubordinazione a qualsiasi autorità e istituzione non da loro riconosciuta.

Oggi noi tutti ci indigniamo, come doveroso, del trattamento subito dalla Popolazione ebraica nell’Europa degli anni 30-40, fingendo di ignorare che la brutta storia è cominciata con modalità uguali: l’odio razziale che si insinua alimentato dall’ignoranza, dalle dicerie e dal fastidio che sentiamo naturale verso tutto ciò che appare diverso - in meglio o in peggio non fa differenza. 
Anche allora le cose sono iniziate così, fra l'indifferenza della gente che si finge sorda, fino ad arrivare agli abusi, alle persecuzioni, alla creazione dei ghetti, e ai campi di sterminio.

Già viviamo in una società che per quanto si dichiari civile, i diritti della persona li considera poco e ancor meno sa farli rispettare.
L’assimilazione delle minoranze col nemico è la cosa che ci viene più facile fin da bambini, la demonizzazione dei nemici, la diffusione dell’ostilità e della paura dovrebbero attivare un campanello d'allarme nelle nostre coscienze prima che sia troppo tardi, perchè molte delle grandi tragedie umane hanno avuto inizio da questo stesso punto.           mca


22.8.10

SENZA PAROLE

L'estinzione ci sarà, prevista e immodificabile.  
  
*
     Ecco la sentenza formulata nel saggio "Il prezzo del linguaggio. Evoluzione ed estinzione nelle scienze cognitive".
Autori: Antonino Pennisi e Alessandra Falzone




      La specie umana gode di un'ineguagliata capacità di adattamento all'ambiente ed esercita su di esso un controllo pressochè totale.
     Ogni specie si differenzia e si evolve in una specie diversa al mutare dell'ambiente.
     Questa dovrebbe essere la legge. Invece homo sapiens, a causa della tecnologia e dell'acquisizione del linguaggio, è stato capace di adattarsi e diffondersi su tutta la terra senza mai sentire il bisogno di differenziarsi.
     Questo processo ha impedito qualsiasi fenomeno evolutivo, costituendo un'anomalia ecologica che Konrad Lorenz definì " circuito a retroazione positiva" e che si palesa in un evento evolutivo caratterizzato da un rapidissimo incremento e da un altrettanto rapido esaurimento.
     L'homo sapiens ha difatti una storia evolutiva tanto breve ( solo 200 mila anni) quanto intensa. L'intensità del suo processo adattativo, che negli ultimi 10.000 anni lo ha visto passare  dalla lavorazione della pietra al computer, rappresenta l'altra faccia della sua corsa velocissima verso l'estinzione.
     Esistono altre specie di primati che per milioni di anni non hanno prodotto alcuna modifica sensazionale o alcuna speciazione e la cui vita evolutivamente è più lunga della nostra. Invece con il sapiens l'evoluzione presto si fermerà per sempre. Siamo l'ultimo anello di una catena brevissima.
Per usare una metafora di Darwin, la nostra storia evolutiva somiglia al braccio di un corallo grosso e corto che, malgrado la sua possanza, non genererà altro da sè.
     Armando Massarenti ci presenta il saggio degli autori Pennisi e Falzone, edito da  Il Mulino, invitandoci a leggere il libro come fosse una meravigliosa fantasticheria alla Borges oppure a cominciare a preoccuparci un po' di più, senza arrivare ad essere apocalittici, degli effetti che l'attività umana produce sul pianeta e a pensare se non sia il caso di correre ai ripari politicamente e tecnologicamente.
     Tuttavia, avvertono inesorabili gli autori, in una prospettiva strettamente naturalistica, l'estinzione è già insita nella storia naturale del genere umano, all'interno della quale è contenuta la sua storia culturale,  di cui il linguaggio è il perno fondamentale.
     Dobbiamo ammettere con umiltà che la storia naturale non doveva necessariamente portare alla nostra presenza e che essa si rivelerà alla fine solo come un fugace intervallo di consapevolezza, linguisticamente mediata, tra un prima e un poi, sterminatamente lunghi, trascorsi senza parole.

HOMO SAPIENS
fonte:
Armando Massarenti
Sole24Ore


14.8.10

SE NIENTE IMPORTA

Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?

Jonathan S. Foer
2010- Guanda Editore




Ogni volta che si prende una decisione sul cibo si compie un atto agricolo per delega.





Tanto per fare un esempio: sono 50 milioni i polli allevati in maniera intensiva nel mondo.
Il loro ciclo di vita dura 39 giorni, vengono uccisi non ancora adolescenti. Appena nati li affamano per obbligarli ad accettare cibo innaturale che sia quello che farà aumentare il loro peso.
Prima c’erano centinaia di varietà di polli e tacchini sul pianeta, ora ne è rimasta una sola, quella selezionata appositamente per sopravvivere alle torture dell’allevamento intensivo. Persino l’allevamento cosiddetto biologico viene fatto con lo stesso tipo di polli e tacchini che oramai la sofferenza l’hanno nei geni.
L’alta domanda di proteine animali e prodotti latteo-caseari ha indotto progressivamente i cambiamenti nelle pratiche di allevamento ed è oggi il fattore primario che influisce sulle zoonosi emergenti. Una delle nostre fissazioni è quella di procurarci cibo a basso costo. Per le strategie di mercato la carne dovrà costare sempre di meno intanto che altri generi cresceranno di prezzo secondo i ritmi di aumento della vita.
Però chi non vuole spendere troppo per la carne farebbe meglio a non mangiarla affatto.
La morte prematura dei polli per malattia ne fa finire a migliaia negli inceneritori; e nelle vasche di sbollentatura e raffreddamento, l’acqua impregnata di feci, sangue e pus, finisce di contaminare le carni di quelli che riescono a raggiungere la fine del loro pur breve ciclo di vita.
Siamo tutti restii ad interessarci dei problemi fintanto che non ci toccano personalmente.
Ci spaventiamo quando sentiamo parlare di mucca pazza, peste suina, influenza aviaria, SARS e quant’altro, ma appena ci sembra scongiurato il pericolo, ci rimettiamo il cuore in pace e via..
Il collegamento fra allevamenti intensivi e le pandemie degli ultimi tempi è lampante.
Roy Lichtenstein
Ma oltre ai rischi concreti per la salute dovremmo prendere coscienza anche del fatto che gli animali non sono creature secondarie messe al nostro servizio. Hanno capacità cognitive e memoria, pensano e soffrono. E la loro sofferenza non è di qualità inferiore alla nostra. Non concentriamoci solo sull’ultimo istante dell’uccisione, ma sull’intera vita dell’animale. Nulla di ciò che facciamo può provocare direttamente tanta sofferenza quanto il nutrirsi di carne. Il valore di questo libro sta dunque nel fare da ponte tra l’inconsapevolezza miope di coloro che mangiano tenendo presenti solo i dettami nutrizionali e calorici, e il grave problema sollevato dalle abitudini alimentari delle società avanzate che privilegia risorse  rappresentate all’ 80 per cento da altri esseri viventi.

Oggi si fa la spesa in modo automatico gettando tanta roba nel carrello, concentrati solo sul conto finale da pagare alla cassa. Le carni sono presentate sui banchi molto spesso già disossate, modellate, abbellite in modo invitante con rametti aromatici o già infilzate sugli spiedini, sigillate e confezionate in modo anonimo nelle loro piccole bare da imballaggio, senza odori né visioni sanguinolente. La maggioranza della gente non si confronta con il fatto spiacevole che il cibo di origine animale, compresi latticini e uova implicano l'uccisione di esseri viventi e la maggior parte non ha idea di quello che succeda all'interno delle industrie che producono questi alimenti. Di sicuro qualsiasi consumatore inorridirebbe se sapesse come funzionano e al  pensiero di trovarsi nel piatto pezzi di cadavere di animali nati in cattività, spesso per inseminazione artificiale, tenuti in vita tra inimmaginabili sofferenze, in condizioni innaturali, ammassati uno sull'altro, senza aver mai visto un filo d'erba.
E poi ancora ingozzati di mangimi studiati appositamente per accelerarne la rapida crescita, imbottiti di antibiotico e ormoni, trasportati al macello sotto stress  e poi lasciati spietatamente a dissanguare vivi o finiti in modo barbaro con una scarica elettrica o un chiodo conficcato in testa. 

Questo cibo non solo è orribile immaginarselo nel piatto, ma è nocivo, saturo com'è di mangime chimico, di farmaci somministrati senza controllo, dell' adrenalina scatenata dallo stress e dalla paura, un mix tossico micidiale che passa nel nostro sangue e DNA.
Forse seduti sul seggiolone da piccoli giravamo istintivamente la testa e storcevamo il naso davanti al boccone necessario per crescere che ci allungava la mamma, ma avendoci poi fatto l’abitudine continuiamo ad aspettarci la fettina nel piatto tutti i santi giorni, anche se l'apporto proteico è ormai superfluo e perfino dannoso alla salute.
Lo testimonia la natura: gli animali più forti, spesso utilizzati anche dall’uomo per compiti che richiedano grande energia, sono gli erbivori: elefanti, cavalli, asini, tori e cervi ecc, mentre i carnivori, usano le loro energie aggressive solo per la caccia, e trascorrono spossati il resto della giornata in uno stato di fiacchezza letargica.
Il libro si propone abbastanza umilmente, attraverso la buona scrittura di un autore che ha già conquistato la sua credibilità presso il pubblico, di avvicinare i lettori a queste problematiche e a prendere atto dei metodi cruenti di allevamento intensivo istituiti per fare fronte alla sconsiderata richiesta di proteine animali. Ciò che non è abbastanza chiaro per nessuno è la portata della nostra complicità come singoli consumatori, con il comportamento delle grandi imprese che è sempre consequenziale alle decisioni che noi prendiamo. Le nostre scelte quotidiane sono quindi in grado di plasmare il mondo.


Forse in Italia il problema sembra ancora remoto per coinvolgerci pienamente, ma non è così, la bomba è già stata innescata; non tutto quello che succede nel backstage ci viene raccontato, soprattutto le verità scomode che potrebbero nuocere al portafoglio delle potenti multinazionali e delle grandi aziende di distribuzione.
Ma chi ci garantisce, visto che il mondo avrà risorse sempre più scarse, che un domani non possa essere qualcuno di noi a rappresentare una fonte alimentare alternativa per chi sarà in grado di sopraffarci ?
Renato Guttuso
Una delle maggiori opportunità di vivere i nostri valori, oppure tradirli, sta nel cibo che decidiamo di mettere nei nostri piatti, oggi.

mca





lettera aperta @ Signor Fabricio " l’uomo è una bestia malvagia"

Caro Signor Fabricio mi duole MMMHolto che lei ci paragoni a dei semplici vegetali MMMH

Non vorrei sembrarle insensibile ma Le pare che la loro vita emotiva possa essere messa alla stregua della nostra MMMH
Anche noi ci siamo evoluti nel tempo come voialtri umani si fa per dire siamo diventati più intelligenti del nostro bisnonno Dino  
Lei lo sa che noi procreiamo allattiamo cresciamo la nostra figliolanza fintanto che non è autonoma proprio come voi uMMMHani non tutti e in più siamo collaborativi con voi nel lavoro essendo in grado di capire e eseguire i vostri comandi
Ha mai provato ad impartire un ordine ad una pianta
Ha per caso sentito urlare di dolore una spiga di grano o una piantina di riso quando vengono raccolte
Almeno fintanto che dura il loro ciclo vitale stanno gioiosamente libere nel vento con la pioggia e con il sole e nessuno le disturba, cosa che non capita a noi
E poi non esce il sangue e non smette di battere un cuore quando vengono recise
Se l’uomo non le estirpasse morirebbero ugualmente senza vantaggio per nessuno
MMMH noi il sole non lo vediamo MMMHai, stiamo con la luce elettrica sempre, quella cosa costosa che avete inventato voi stupidi per sovvertire le leggi del giorno e della notte che bisogno c'era
EEHMM certo voi di notte state svegli c’avete un sacco di cose interessanti da fare e caso mai recuperate il sonno di giorno se siete stanchi  Avete anche tanto da pensare poi 
Infatti di strada ne avete fatta un sacco sì col treno gli aerei i missili le bombe atomiche
Volevo anche dirLe che l’uomo non è nato per nulla carnivoro come lei dice
Infatti nella dentatura dell’uomo primitivo non c’è la presenza dei canini che si sono sviluppati solo in un secondo periodo
L’uoMMMMHo si è adattato a mangiare la carne per non dover patire la fame per lunghi periodi  attendendo la crescita delle piante
La cosa che sa fare meglio è infatti liberarsi della sofferenza sua a danno di tutti gli altri 
La MMMHi scusi lo sfogo sa ma ho appena assistito allo spettacolo de la mi' moglie decapitata e lasciata lì ad agonizzare per ore 

Vuole la foto Peccato non è a colori
Eccola
MMMHaremma ladra














 Risposta @ risposta signor Fabricio







Caro Signor Fabricio
Ho letto la Sua risposta nei commenti grazie
Che succede Lei sembra così arrabbiato
Qualcuno ha calpestato le sue aiuole o il cagnolino ha spisciacchiato nell’orto sui suoi pomodori Può essere che c’abbia il dente avvelenato per la foresta amazzonica del Brasile che gliela stanno disboscando tutta un po’ alla volta

Sì ma allora se la pigli con i suoi simili per favore mica con noi cosa c’entriamo

Comunque sappia che non divoriamo per niente quintalate d’erba come Lei sembra sostenere che di pascolo noi non se ne vede uno nella vita nemmeno da lontano

Noialtri mica si vive allo stato libero che crede

Si nasce nei superallevamenti grazie all’inseminazione artificiale e il nostro cibo è mangime industriale da voi studiato apposta per aumentare il più possibile il nostro peso e poterci ammazzare in fretta e con più guadagno

Il guaio vostro cari umani è che agite senza punto criterio e pretendete roba troppa con spesa poca impostando tutto secondo regole vostre

Mi dica Lei se abbiamo noi qualche possibilità di scelta alternativa cosa possiamo decidere costretti come siamo in schiavitù cornuti e mazziati insieme tanto per dirla a modo vostro

Se davvero per Lei sta unicamente nel sangue se scorre oppure no tutta la differenza fra il patimento di un animale e quello presunto di un fiore reciso, allora sono io a dirLe che dovrebbe mostrare più rispetto per la sofferenza da qualunque parte essa scaturisca
La mi scusi ma sono talmente imbufalito che persino di muggire mi son dimenticato

Le allego a testimonianza due esempi di vite recise
MMMHaremma ladra






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