Qui non mi trovate,
io qui non ci sono.
Sto nella stanza accanto
dove non c'è nessuno.

23.12.10



AUGURI CALOROSI


 alessandroC alesssandro2             andreaL angel angelo
annalaura antonio barbi beba celeste chiara1 chiara2 daniele
diegoC  donatoC elisabettaC erman erio fabrizio federicoD FedericoG
felicia franci francesco1 francesco2  francoT georgia gerry gianfranco
gigi gioffryL giorgioT giuly giuseppe-olanda jeanA jo-le-capitain
 katy ileniaU isabel letiziaD lucaC luciano madau manolo
marcella marinaM marcoA marcoP margherita mat  
maurizioF maurizioB  michele nancy naty
nexus nic nicola  nina  phil raf remo
roby  rocco rosario rosy ric
salvatore serge sergioV 
 silene valentina  
    vincent-xavier
    youngjoo
      yim

                                             





compresi tutti coloro che non si trovassero qui nominati




20.12.10

RESISTERE

Come la bruma non lascia tracce
sul verde cupo della collina,
così su di te il mio corpo
non lascia cicatrici, né mai lo farà.

Oltre le finestre nel buio
bambini vengono, bambini vanno
come frecce senza bersaglio,
come manette fatte di neve.

Il vero amore non lascia tracce.
Se tu e io siamo una cosa sola
si perdono i nostri abbracci
come stelle contro il sole.

E come una foglia che cade
puó restare sollevata nell'aria,
così la tua testa sul mio petto,
la mia mano sui tuoi capelli.

Molte notti resistono 
senza una luna,senza una stella,
così faremo noi
quando uno dei due sarà via, lontano.


Leonard Cohen

*
*

18.12.10

MENO MALE CHE CI SONO LORO!




 


E' di 81 denunciati il bilancio delle indagini della Digos in relazione alle manifestazioni studentesche che nelle ultime settimane hanno interessato il centro della Capitale. Per tutti è stato contestato il reato di manifestazione non preavvisata, oltre al blocco stradale, interruzione di pubblico servizio, oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. Per 41 degli 81 indagati è scattata anche la denuncia per blocco ferroviario poiché in occasione della manifestazione del 30 novembre scorso hanno occupato alcuni binari della Stazione Termini creando disagi alla circolazione ferroviaria, oltre che ai viaggiatori. (MENTRE GLI SCIOPERI CONTINUI INVECE NO? ndr)
La proposta di estendere il Daspo anche alle manifestazioni di piazza è al valio e potrebbe essere inserita da subito nel DDL sicurezza. ''Valuteremo - ha detto il ministro dell'Interno - se c'è una maggioranza che sostenga questa proposta, perchè il Daspo sta funzionando molto bene dentro gli stadi. Riteniamo che questo modello sia esportabile.  Quanto alle scarcerazioni dei giovani arrestati dopo gli scontri di piazza a Roma il 14 dicembre, la scarcerazione è stata un errore, anche perchè c'è un rischio di reiterazione del reato'. Non voglio fare polemica, è un'opinione e non una critica nei confronti della decisione dei magistrati
- ha precisato il Ministro -, che ha annunciato misure più stringenti in vista della prossima manifestazione degli studenti il 22 dicembre." (MA CI FACCIA IL PIACERE! SCARCERAZIONE DA DOVE, VISTO CHE LE CARCERI SONO GIA' DA MO' TUTTE OVERBOOKED E HANNO ANCHE DOVUTO FAR USCIRE I DELINQUENTI VERI PER LASCIARE LIBERO QUALCHE POSTO LETTO!? ndr)
Per il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano la possibilita' di impedire ai soggetti violenti la partecipazione alle manifestazioni di piazza, con un provvedimento simile al Daspo usato per allontanare i tifosi facinorosi dagli stadi, e' una ipotesi di lavoro che dev'essere vagliata da parte di tutti gli uffici tecnici competenti e per la quale serve uno studio tecnico adeguato. Lo ha spiegato parlando con i giornalisti. Il meccanismo e' di puntare a prevenire atti di violenza così come si è fatto per gli stadi. E questa prevenzione individua, sulla base di elementi obiettivi e dati di fatto, i soggetti violenti che quindi già si sono resi responsabili di devastazioni e danneggiamenti''. Nel calcio - ha ricordato - funziona che per un periodo, che può andare da pochi mesi a qualche anno, si interdice il loro accesso allo stadio e in questo modo si fa venir meno l'occasione per esercitare la violenza''. La stessa cosa - ha rilevato Mantovano - può valere per le manifestazioni in piazza. Nel senso che chi ha già dato prova di compiere determinati reati di lesioni, devastazioni e così via, viene interdetto per un congruo tempo dalla partecipazione a qualsiasi manifestazione di piazza. Ed è chiaro - ha concluso il sottosegretario - che la partecipazione comporta l'intervento sanzionatorio penale. Quindi c'è una misura di prevenzione come primo passo e una misura sanzionatoria in caso di violazione delle prescrizioni."

E NON FATELA TANTO LUNGA, CARI "GOVERNANTI".
INVECE DI CRIMINALIZZARLI, PRENDETEVELA PIUTTOSTO CON VOI STESSI.
SE PER MANIFESTARE LE LORO RAGIONI I GIOVANI FINISCONO PER ADOPERARE IL LINGUAGGIO BARBARICO DELLA VIOLENZA, POTREBBE ESSERE CHE L'ESEMPIO L'ABBIANO COLTO DALL'ALTO...
  

...PERCHE' ALLORA NON EVITATE DI DIFFONDERE IL RIPUGNANTE SHOW CHE FATE  DI VOI STESSI?
LE SCAZZOTTATE IN PARLAMENTO, LE RISSE TELEVISIVE, LE URLA E GLI INSULTI E LA MANCANZA RECIPROCA DI RISPETTO SONO UN COSTANTE  ESEMPIO DI VIOLENZA IN MINIATURA,  CHE ARRIVA ALLE COSCIENZE AMPLIFICATA DALLA RISONANZA MEDIATICA  E  DAL PESO SOCIALE  DEI PERSONAGGI  CHE SE NE RENDONO PROTAGONISTI.
SONO EMBLEMATICHE DEL CLIMA CULTURALE  INDOTTO DAL POCO ONOREVOLE SPETTACOLO  DEL VOSTRO CONTEGNO. 





CARO SIG. MARRONI, LEI VALUTA LE MANIFESTAZIONI GIOVANILI ALLA STREGUA DELLA VIOLENZA NEGLI STADI E VUOLE RISOLVERE I PROBLEMI CON PROVVEDIMENTI COERCITIVI,  ARRESTO PREVENTIVO E PATRIE GALERE PER TUTTI.
AUTORITARISMO E REPRESSIONE NON FANNO CHE DENUNCIARE   INCAPACITA' DI DIALOGO E MANCANZA DI GOVERNANCE, NON LO SA?.
CI VUOLE FORSE ANNUNCIARE CHE SIAMO ALLE SOGLIE DI UN REGIME?
MI RICORDA COSI' TANTO TIEN AN MEN, DOVE HANNO BLOCCATO LA DIMOSTRAZIONE DEGLI STUDENTI SCENDENDO IN PIAZZA CON I CARRI ARMATI.
LA CINA E' VICINA PER CASO?
A PROPOSITO, C'E' QUALCHE CONNESSIONE CON IL FATTO CHE QUEST'ANNO IN ITALIA NON SI SIA QUASI SENTITO PARLARE DEL VINCITORE DEL PREMIO NOBEL PER LA PACE ?
O FORSE IL SUO NOME E' STATO CONSIDERATO PRONUNCIABILE  SOLO CONTRO ESAGERATO SFORZO DAI NOSTRI ALACRI GIORNALISTI (COME LO FU A SUO TEMPO QUELLO DEL VULCANO EYAFJALLAJOKULL, QUALCHE ERUZIONE FA)?
VABBE'.
CONGRATULATIONS AND MARRY CHRISTMAS
mca

PS:  AL DI LA' DI TUTTO, INVITATE I SUDDETTI  A PARLARE DI VOI COL DOVUTO RISPETTO E NON, COME HANNO PRESO IL VEZZO DI FARE,  CON QUEI  TONI CONFIDENZIALI  ED ESAUTORARANTI.
FACCIO UN ESEMPIO A CASO: BERLUSSCONI QUI,  BERLUSSCONI  LA', E BERLUSSCONI IN OGNI DOVE: DATO CHE NON SI TRATTA DI CABARET, DIVENTA UN ASCOLTO  IMBARAZZANTE PER LE PERSONE EDUCATE...  SEMBRA CHE STIANO PARLANDO DEL LORO IDRAULICO. 
BUONO O CATTIVO CHE POSSA ESSERE CONSIDERATO, IL RISPETTO PER UN  PREMIER E' COMUNQUE DOVUTO, HA PUR SEMPRE UNA CARICA DI  CAPO DI STATO, LEGITTIMAMENTE  ASSEGNATAGLI DAGLI ITAGLIANI, POPOLO SOVRANO.





OVIS NON COGITANS

*
*





16.12.10

GELO

.

ICE QUEEN - 20th International Snow Sculpture Art Expo

       Acquietati,
     lucente luna!
     Pur se furtivo guatar mi vedi
     il suo sguardo,
     sappi che non è malevolo
     il mio agire.


              Cerco nell’algide pupille
            il segno d’un palpito segreto,
            il bagliore d’una celata cura
            che riaccenda la speranza
            che sopita abita l’antro
            più nascosto del mio essere.


                              Un’urgente preghiera
                            mi sale dalle viscere:
                            che si muova, infine,
                            nell’accenno d’un sorriso
                            l’angolo remoto delle sue labbra
                            e sciolga in lacrime dolci
                            la banchisa
                            ch’or fredda il mio cuore. 

                                                (Fabricio Luiz Guerrini)

*

14.12.10

ANNIVERSARIO AL CONTRARIO

*
*


oggi è il nostro anniversario
un anniversario al contrario:
da due anni non c' incontriamo


sembra davvero molto strano
ma sta in questo lo straordinario
sentirsi vicini stando lontano.


mca
(Rime adolescenziali)
 
 
 
 
 
*

11.12.10

A quelli nati dopo di noi


elaborato da: Summer Breeze/ LOEW - 1959



                                      Veramente vivo in tempi bui!
                           La parola disinvolta è folle.
            Una fronte liscia indica insensibilità.
                  Colui che ride probabilmente non ha ancora ricevuto
                              la terribile notizia.

                            Che tempi sono questi in cui
                    un discorso sugli alberi è quasi un reato
                              perché comporta il tacere su così tanti crimini!
                                    Quello lì, che sta attraversando la strada tranquillo,
                    non è forse più raggiungibile dai suoi amici 
                                                                            che soffrono?

        È vero, mi guadagno ancora da vivere
                 ma credetemi: è un puro caso. Niente
                     di ciò che faccio mi da il diritto di saziarmi.
                 Per caso sono stato risparmiato.
                                      (Se cessa la mia fortuna sono perso).

                           Mi dicono: mangia e bevi! Accontentati perché hai!
                Ma come posso mangiare e bere se
                              ciò che mangio lo strappo a chi ha fame, e
                      il mio bicchiere di acqua manca a chi muore di sete?
                               Eppure mangio e bevo.

                                Mi piacerebbe anche essere saggio.
                                  Nei vecchi libri scrivono che cosa vuole dire saggio:
                                      tenersi fuori dai guai del mondo
                                  e passare il breve periodo
                                                          senza paura.

                                               Anche fare a meno della violenza,
                                ripagare il male con il bene,
                                       non esaudire i propri desideri e dimenticare,
                                                         questo è ritenuto saggio.
                                                    Tutto questo non mi riesce:
                                        veramente vivo in tempi bui!

                            Voi, che emergerete dalla marea
                                                      nella quale noi siamo annegati
                            ricordate,
                                         parlando delle nostre debolezze,
                              anche i tempi bui ai quali voi siete scampati.

                               Camminavamo, cambiando più spesso i paesi delle scarpe,
                                              attraverso le guerre delle classi, disperati
                               quando c'era solo ingiustizia
                                                    e nessuna rivolta.

                        Eppure sappiamo:
                                     anche l'odio verso la bassezza
                                                    distorce i tratti del viso.
                                            Anche l'ira per le ingiustizie
                                                           rende la voce rauca. Ahi noi,
                                                       che volevamo preparare il terreno alla gentilezza,
                                                         non potevamo essere gentili.

                                         Ma voi, quando sarà arrivato il momento
                                                     in cui l'uomo sarà amico dell'uomo,
                                                                             ricordate noi con indulgenza.

                                                                                          Bertolt Brecht

*

10.12.10

COSI' NON VA

Veramente ci sono troppe cose, nel nostro sistema Itaglia, che non funzionano come converrebbe.
Si sa.
Una di queste è l'informazione che, o manca del tutto, o viene deformata da quello stuolo di teste vuote degli  inviati, pseudo giornalisti, corrispondenti in lingua letale, sguinzagliati per ogni dove a caccia di pattume, scoop, notizie sensazionalistiche e pettegolezzi da cortile.
Ma chi li sceglie costoro? Ci  venga consentito chiedere: chi li paga?
Mi riferisco ovviamente al giornalismo televisivo, non a quello dei quotidiani che oramai, per disgrazia, in pochi continuano a leggere, dato che nelle città vengono distribuiti gratuitamente ogni giorno tonnellate di giornalini di  infimo livello informativo che illudono la gente di tenersi informata con quattro cavolate.
Si sa, gli Itagliani non disdegnano mai niente di ciò che è gratis, ( e questo forse era stato opportunamente calcolato), col risultato sconfortante di essersi fatti una specie di coscienza collettiva con generica mediocrità sia di gusto che di giudizio .
La notizia che dilagava ieri nei telegiornali era che la popolare Sakineh -  già condonata della lapidazione per effetto della risonanza mediatica sollevata dal suo caso "pietroso", scusate volevo dire pietoso - fosse stata addirittura liberata.
Urla di trionfo ieri da parte dei giornalisti TG che si rimpallavano la notizia scopiazzandosi l'uno con l'altro nelle parole di compiacimento.
Pazienza e no comment.
Tra caccia all'extra comunitario di turno, alberi di natale alla Casa Bianca, corse agli acquisti per i regali più inutili e originali, ricette culinarie assurde e d' improbabile riuscita, una bufala in più non fa sensazione. Peccato però che nel frattempo si trascuri di fornire le notizie essenziali, per cui la gente è sempre meno informata proprio di ciò che maggiormente interesserebbe sapere, come ad esempio lo sciopero che stamattina sta tenendo in ostaggio milioni di persone.
No, così non va. E quello che disturba maggiormente è che stamattina i TG abbiano aperto declamando: gelato l'entusiasmo per Sakineh, che non è stata liberata come sembrava, bensì mandata provvisoriamente a casa per il rilascio di un'intervista.
Ma siamo matti? Gelato l'entusiasmo! L'entusiasmo di chi, scusate?
In fondo quella donna è complice dell'omicidio del proprio marito! Mica bruscoletti! E ora i media ne vogliono fare una specie di martire. L'ennesima.                                   mca
Io dico basta!


e anche loro


8.12.10

FUOCHINO...

Sally è bionda, carina, ha trent’anni e vive a Londra.
Fa parte di una famiglia borghese, come se ne trovano tante.
Dopo trent’anni di matrimonio suo padre Alfie, entrato in crisi di mezza età, si è dato al jogging e al bodybuilding poi, separatosi dalla moglie, se n’è andato a vivere in un appartamento da single e qui, incontrata una  ventenne bomba sexy che punta al soldo, la sposa per direttissima, illuso di potersi rifare una vita con lei e di poter avere  il tanto sospirato figlio maschio che non ha avuto con l’altra.
La madre, sconvolta per l’abbandono, in preda ad
una profonda depressione, prima tenta il suicidio con gli psicofarmaci, poi si mette nelle mani di una sedicente guru, e aiutata dalle euforie alcooliche, segue ciecamente qualsiasi consiglio ricevuto da lei.
Suo marito è un romanziere mezzo fallito, dopo un primo romanzo pubblicato si è messo in aspettativa, e passa gran tempo della giornata a guardare fuori dalla finestra invocando l’ispirazione.

Tutti quanti, nuova moglie, vecchia moglie, santona, figlia e genero, vivono al momento alle spalle di Alfie, il quale, stordito dall’overdose di Viagra, dal surmenage atletico e dallo shopping sfrenato della nuova consorte, tarda a rendersi conto dell’imminente dissesto finanziario che sta per travolgerlo.

La figlia Sally, in attesa di tempi migliori, ha intanto trovato lavoro presso un gallerista, uomo affascinante oltre ogni dire, ma che non manca di sfruttare la sua disponibilità e le sue conoscenze in campo artistico.
Passano così i giorni.
Cosa credete che succeda?
Esattamente quello che state pensando: Alfie non tarda a scoprire che la giovane moglie lo sta cornificando senza tanti problemi, e proprio col suo istruttore di palestra. Pensa quindi di risolvere i suoi problemi riallacciando con la ex moglie, tenta un riavvicinamento ammettendo le sue colpe: ma nel frattempo la cara donna non è rimasta con le mani in mano: ha conosciuto un vedovo dalle affinità elettive con cui sta tentando un nuovo inizio. E gli risponde picche.

Roy, lo scrittore, ormai ufficialmente fallito dopo l’ennesimo no da parte del suo editore, a forza di sguardi dalla finestra, ha individuato una bella dirimpettaia che lo attizza da morire, e riesce ad esercitare su di lei un tale ascendente che alla fine la convince a rompere col proprio fidanzato, un bel giovane di ottima famiglia e mandare a monte il matrimonio già fissato.
Roy, intanto, in un ritaglio di tempo libero, aveva destramente sottratto il manoscritto di un suo amico, scrittore di successo, creduto morto per un incidente, inviandolo come proprio alla casa editrice e ricevendone i complimenti e l’impegno alla pubblicazione.
Sennonché mentre sta già cantando gloria, apprende dagli amici che lo scrittore in questione non è per niente morto, ma solo in coma reversibile, con ottime prospettive di recupero totale.

images by:  GEORGIE TIER





Sally, con molte esitazioni e infiniti scrupoli di coscienza, un bel giorno si fa coraggio e confessa quasi tremando al gallerista il trasporto che sente per lui, dopo che egli stesso ha appena ammesso che il suo matrimonio è andato in crisi. 
Egli però annuncia tranquillamente di avere già da tempo in corso un’ intensa relazione proprio con la migliore amica di Sally, una pittrice che tempo addietro lei gli aveva presentato per ragioni strettamente professionali.
Sally non regge il colpo, vuole licenziarsi, divorziare, aprire una galleria per conto proprio e mandar tutti affan…
Roy a questo punto s'affretta a fare i bagagli e a traslocare nell’appartamento della bella dirimpettaia.
Da qui continuerà a guardare fuori dalla finestra in attesa d’ispirazione. Finché un giorno, quasi per caso, il suo sguardo vagante coglie dalla trasparenza dei vetri sua moglie Sally, che da quella prospettiva voyeristica assume per lui un interesse tutto nuovo e del tutto imprevedibile…

Non vogliatemene, non si tratta di un film imperdibile, solo per questo l’ ho raccontato integralmente.
Moma Bar
Si dice il peccato ma non il peccatore: quindi partendo dalla trama dovrete risalire all’autore e al titolo del film da soli.
Non è difficile….Fuochino...





*

6.12.10

MANHATTAN TRANSFER

Ciò che c’è di più tremendo a New York è che quando ne avete fin sopra i capelli, non sapete più in quale altro posto andare. E’ il tetto del mondo. La sola cosa che rimane è girare, girare come lo scoiattolo in gabbia.


Con queste parole JohnDos Passos firma il suo libro principe MANHATTAN TRANSFER (1925).
John Dos Passos era nato a Chicago nel 1896, e il suo stile rifulge ancora di limpida modernità grazie al taglio scarno mutuato all’arte cinematografica (di allora).


Non è propriamente un romanzo. Si potrebbe definire una raccolta di cortometraggi girati con occhio realistico, abbastanza disincantato ma mai cinico.
Una tecnica di narrazione, la sua, apparentemente dimessa, estremamente innovativa in rapporto all’epoca, che lo ha innalzato agli onori della migliore letteratura americana, riservandogli anche numerosi riconoscimenti nella sussiegosa Europa, feudo di regnanti e dittature, in cui  "democrazia" era ancora, per i più,  una parola nebulosa da ricercare sul vocabolario.
Una miriade di piccole cronache raccolte in capitoli brevi, redatti in stile giornalistico, una sorta di follow up dei personaggi lungo un percorso di alcuni decenni. Un chiacchiericcio inestinguibile cui seguono silenzi rigeneranti, un susseguirsi caotico di bellezza e orrore in cui si rispecchia appieno la confusione della metropoli, le paure e il disorientamento che genera nei suoi abitanti. Se ne resta ammaliati e infastiditi nella stessa dicotomia della città che affascina e respinge.
I temi da lui trattati lo pongono cent’anni avanti rispetto agli argomenti portanti della nostra narrativa di allora, ancora centrata sulle piccole vicende provinciali o le tragedie rurali.
I falsi miti dell’arricchimento, le pratiche di corruzione, l’invadenza ossessiva dei giornali e della pubblicità, le insostenibili condizioni di vita nelle sacche di povertà proletaria, contrapposte alla ricchezza più sfacciata della borghesia, erano ancora argomenti lontani dalla nostra realtà sociale, ma rappresentavano già le stimmate di una dolorosa, nevrotica modernità, di cui Dos Passos ci ha dato puntiglioso resoconto in questo lavoro, considerato fra le sue opere più riuscite.         mca


Aveva smesso di piovere; un vento freddo che sapeva d’erba e di boschi increspava le pozzanghere delle strade lavate. Bud passò sotto l’arco scuro del ponte di Brooklyn. Sul marciapiede a schiena d’asino c’era un solo poliziotto che guardava il cielo sbadigliando. Pareva di camminare fra le stelle. In basso, da tutti i lati, le vie si allungavano in file picchiettate di lampioni, tra ammassi di edifici dalle finestre scure. Sotto, il fiume scintillava, così come in alto scintillava la via lattea. Il fascio luminoso di un rimorchiatore scivolò silenziosamente, dolcemente, nell’oscurità umidiccia. Un tram passò sul ponte, facendo cigolare le traverse e vibrare la tela di ragno dei fili, come quelli di un banjo scosso.
Poco importa dove vado. Non so più dove andare. Dietro di lui una zona della notte blu cominciò a diventare rossa come il ferro nella forgia. Di là dai camini neri e dalla linea dei tetti, i contorni lievemente arrossati degli edifici del centro brillavano. Tutta l’oscurità si faceva perlacea, si schiariva. Sono tutti poliziotti che mi danno la caccia, tutti: gli uomini in bombetta, i vagabondi della Bowery, le vecchie nelle loro cucine, i conduttori dei tram, gli sbirri, le baldracche, i marinai, gli scaricatori, quei musi degli uffici di collocamento. Il fiume era calmo, lucido come l’acciaio brunito delle canne di fucile. Poco importa dove vado. Non so più dove andare. Le ombre fra le vie e le case sembravano cosparse di polvere blu lisciva. Alberi di navi fiancheggiavano il fiume; fumo violetto, cioccolato, carnicino, saliva nella luce. Non so più dove andare.
Con la giacca a coda di rondine, la catena d’orologio d’oro e l’anello col sigillo, ora sta in carrozza accanto a Maria S. Va a sposare. Va a City hall, in una carrozza a quattro cavalli bianchi, per essere nominato consigliere comunale dal sindaco, e dietro di loro la luce cresce più viva, più viva… va a sposare fra il raso e la seta, va sul velluto rosa di una carrozza bianca con Maria S. a lato, tra file d’uomini che agitano i loro sigari, salutano, si levano le loro bombette marrone davanti al consigliere Bud che se ne va in una carrozza piena di diamanti, con la sua sposa da un milione di dollari…
Bud siede sul parapetto del ponte. Il sole si è levato dietro Brooklyn. Le finestre di Manhattan hanno preso fuoco. Si china bruscamente in avanti, scivola, resta sospeso per una mano col sole negli occhi. Il grido gli si strozza in gola mentre cade.

Il capitano McAvoy del rimorchiatore Prudence, in piedi al suo posto di comando, teneva una mano sulla barra; nell’altra un pezzo di biscotto che aveva inzuppato in una tazza di caffè, posta su una mensola accanto alla bussola. Un uomo ben messo, con folte sopracciglia e spessi baffi neri cerati alle punte. Stava per mettere in bocca il pezzo di biscotto inumidito quando una cosa nera cadde e picchiò sull’acqua con un gran tonfo, a pochi metri dalla prora. Nello stesso istante un uomo apparve sulla porta della sala macchine e gridò:
- Un uomo s’è buttato dal ponte! –
- Santo Dio! Il diavolo se lo porti! – imprecò il capitano McAvoy. Lasciò cadere il biscotto e diede un colpo di barra. Il forte risucchio fece girare il battello come una festuca di paglia. Tre rintocchi di campana vibrarono nella sala macchine. Un nero corse a prora con un raffio.
- Red, vieni a darci una mano qui!- gridò il capitano. Dopo qualche sforzo issarono sul ponte una lunga cosa nera e floscia. Un segnale. Due segnali. Il capitano McAvoy con le sopracciglia corrugate, stralunato in viso, rimise il rimorchiatore sulla rotta lungo la corrente.
- Ancora vivo, Red? – Domandò con voce rauca. Il nero era verde in viso e batteva i denti.
- No capitano. – Rispose lentamente l’uomo dai capelli rossi. - Ha la testa spaccata. –
Il capitano aspirò una buona metà dei suoi baffi : - Santo Iddio creatore! Che il diavolo se lo porti! – Grugnì. – Bel tiro da fare a un uomo proprio nel giorno delle nozze!-

***

1.12.10

BE SAFE

NON GIOCARE E BASTA:  USA LA TESTA
Keith Haring  (elab. mca)

Keith Haring (Reading, 4 maggio 1958 – New York, 16 febbraio 1990) è stato un pittore e writer statunitense.



I lavori di Keith Haring rappresentano la cultura di strada della New York degli anni ottanta. Haring non ha mai smesso di credere che l'arte fosse capace di trasformare il mondo, poiché le attribuiva un'influenza positiva sugli uomini.
Mostra una precoce predilezione per il disegno incoraggiata dal padre, disegnatore di fumetti e cartoni animati. Furono proprio i personaggi dei fumetti e eroi delle animazioni televisive a esercitare su di lui un'influenza duratura. È proprio in questo periodo, infatti, che Haring decide di fare dell'arte stilizzata la sua ragione di vita. 
 Nel '76 Keith inizia a viaggiare per tutti gli Stati Uniti  in autostop, conoscendo molti artisti.
Si reca a San Francisco, dove con la frequentazione della Castro Street, inizia a manifestare il proprio orientamento omosessuale.


A New York frequenta la School of Visual Art.
È questo il periodo in cui esplode la popolarità di Haring: inizia a realizzare graffiti soprattutto nelle stazioni della metropolitana e la sua pop-art viene grandemente apprezzata dai giovani, tanto che i suoi lavori verranno spesso rubati dalla loro collocazione originaria e venduti a musei. Per la sua attività -illegale- di graffitaro viene più volte arrestato. 
Nel 1988 apre un Pop Shop a Tokyo. In quell'occasione l'artista afferma: Nella mia vita ho fatto un sacco di cose, ho guadagnato un sacco di soldi e mi sono divertito molto. Ma ho anche vissuto a New York negli anni del culmine della promiscuità sessuale. Se non prenderò l'Aids io, non lo prenderà nessuno. Nei mesi successivi dichiara, in un'intervista a Rolling Stone di essere affetto dal virus dell'HIV. Di lì a poco fonda la Keith Haring Foundation a favore dei bambini malati di AIDS.

Street Art a Pisa 1989

Nel 1989, vicino alla chiesa di Sant'Antonio abate di Pisa, esegue la sua ultima opera pubblica, un grande murales intitolato Tuttomondo e dedicato alla pace universale.



Il 16 febbraio 1990, Haring muore a 31 anni di Aids. Nonostante la sua morte prematura, l'immaginario di Haring è diventato un linguaggio visuale universalmente riconosciuto del XX secolo, meritando, tra le altre innumerevoli esposizioni, una mostra alla triennale di Milano conclusasi nel gennaio del 2006.


Nel 1985, a Milano, aveva dipinto una murata nel negozio di Elio  Fiorucci. 
In un'intervista egli racconta così quella esperienza: Invitai Haring a Milano, stregato dalla sua capacità di elevare l'estemporaneità ai gradini più alti dell'arte. Egli diede corpo ad un happening no stop, lavorando per un giorno e una notte. I suoi segni "invasero" ogni cosa, le pareti ma anche i mobili del negozio, che avevamo svuotato quasi completamente. Fu un evento indimenticabile. Io feci portare un tavolone, fiaschi di vino, bicchieri. La gente entrava a vedere Keith dipingere, si fermava a bere e a chiacchierare. Ventiquattr'ore di flusso continuo; e poi i giornali, le televisioni... In seguito, i murales sono stati strappati e venduti all'asta dalla galleria parigina Binoche.

fonte:Wikipedia
mca ringrazia

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