Qui non mi trovate,
io qui non ci sono.
Sto nella stanza accanto
dove non c'è nessuno.

16.5.09

MONET E IL GIAPPONE

Il tempo delle Ninfee
Milano - Palazzo Reale fino al 27 settembre 2009

TUTTI DISCUTONO LA MIA ARTE E AFFERMANO DI COMPRENDERLA,
COME SE FOSSE NECESSARIO COMPRENDERE, QUANDO INVECE BASTEREBBE AMARE. Claude Monet













Nel suo atelier di Giverny 1820



Ninfee 1919











Ninfee 1897







Ninfee 1917










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///Agapanti 1914-1917




xxxxxxxxxxxxxxxx/////////////Bacino delle ninfee 1899
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IL VOSTRO ERRORE E' DI VOLER DIMENSIONARE IL MONDO SUL VOSTRO METRO. AMPLIANDO INVECE LA CONOSCENZA DELLE COSE, TROVERESTE AMPLIATA IN UGUALE MISURA LA CONOSCENZA DI VOI STESSI.
Claude Monet










HOKUSAI - 1834






ALLA GENTE CHE TI GUARDA INDIFFERENTE E SE NE VA,
O FIORE DI GLICINE,
AVVINCITI, SI SPEZZASSERO PURE I TUOI RAMI.
Henjo (816-890)




HOKUSAI Iris 1834







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HOKUSAI La grande onda 1830-1832XXXX




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////////HIROSHIGE Pioggia improvvisa sul ponte e Nevicata1857 - xilografie policrome
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9.5.09

DISPUTA SU DIO E DINTORNI





AUTORI Corrado Augias - Vito Mancuso

EDITORE Arnoldo Mondadori 2009



La verità è qualcosa di più dell’esattezza, perché riguarda il tutto della vita e concerne non solo l’intelletto, ma anche il cuore e le mani.

Ciò che contrassegna il valore ultimo di un uomo non è ciò che pensa ma ciò che fa.

Con l'intuizione artistica si arriva a comprendere più cose che con l'intelletto, perchè si comprendono dall'interno di sè.
C'è una domanda che la vita pone a ciascuno: al di là di quello che sai, al di là di quello che fai, chi sei tu?
Chi sei tu quando sei solo, quando sei nudo?
Qual'è la musica che ti abita?

Siamo qui per caso, destinati ad esistere per quel tanto che ci è dato per poi tornare nell'infinito nulla da cui siamo venuti?Non c'era niente prima, niente ci sarà poi, salvo, finchè dura, la memoria di chi ci avrà amato?
Ecco perchè è importante che il poco che possiamo fare, lo facciamo qui ed ora, al meglio che si può.



De Chirico - Mobili nella valle 1927



Di vera e propria “disputa”, come annunciato dal titolo, grazie all’alto livello culturale e umano dei due antagonisti, in realtà non si può parlare, riuscendo gli autori ad agganciare l’interesse del lettore senza bisogno di sconfinare nella rissa ideologica. Corrado Augias, scrittore, giornalista ed elegante conduttore televisivo, che non fa mistero del proprio inossidabile ateismo, e il teologo laico progressista Vito Mancuso si affrontano vis à vis in un’ideal tenzone, mantenendo il dialogo su toni pacati di rispettoso confronto, senza mai peccare d’intransigenza, traendo anzi, dalle diversità emergenti, notevoli spunti di approfondimento.

I due dialoganti sembrano arricchirsi vicendevolmente nel corso del dibattito, attingendo ognuno alle sorgenti culturali dell’altro. Partendo da presupposti antitetici i due autori procedono per un po' sui binari paralleli delle loro opposte tesi per ritrovarsi dopo percorsi articolati a convergere in una rassicurante identità di vedute. Seppure sia impensabile per entrambi discostarsi dalla propria posizione ideologica circa l'esistenza o meno di Dio, che non può essere una certezza ma solo un'intuizione che ciascuno deve riuscire a cogliere in sè, essi risultano quanto meno sintonizzati nel giudizio riguardante i principi fondamentali della spiritualità e dell'etica e concordi nella critica sull'eccessiva ingerenza dell'apparato ecclesiastico che ruota nei "dintorni" di Dio, pretendendo di farsi mediatore del rapporto fra i credenti e Dio stesso.
Interessanti interrogativi vengono allora posti sui grandi errori di partenza che inducono troppo spesso a identificare la religione con la Chiesa, o a considerare fede il tributare onori al clero e conformarsi acriticamente ai dogmi imposti. La religione è un bisogno nato con l’uomo miliardi d’anni fa, mentre la Chiesa, che di questo bisogno ha fatto il suo cardine portante, è nata solo 2000 anni fa, eppure pretende il monopolio della verità e la gestione totale dei dogmi.
Uccide lo spirito per seguire i suoi codici, cosicchè tante “pecorelle del gregge” si perdono ogni giorno per strada, pur non avendo smesso di credere in Dio, solo perché estromesse dalla Chiesa stessa, per colpa di legittime incredulità o di un peccato ritenuto indegno di redenzione.
Ma non è forse l’adesione personale a Dio la cosa che la Chiesa dovrebbe avere più a cuore?

Perché sceglie di fare opera di conversione e proselitismo andando a cercare nuove anime in lidi sempre più remoti, piuttosto che tentare un riavvicinamento con chi la sta abbandonando?
La frattura tra Chiesa e mondo si sta ampliando notevolmente. Questo non significa però che chi non è credente abbia comportamenti meno etici di chi santifica le domeniche. Addirittura la moralità laica può sembrare superiore perchè agisce disinteressata a una ricompensa divina , ma spinta solo dalla generosità o dal senso del dovere verso i propri simili.

Ci sarà una buona ragione se la maggior parte degli scienziati, uomini di cultura e di medicina, che dedicano la propria esistenza al bene dell’umanità, si dichiara atea o agnostica.
Il dubbio non dovrebbe essere ritenuto una colpa, visto che è la Chiesa stessa, con le sue evidenti contraddizioni e incongruenze dottrinali, la prima a produrre perplessità e disordine mentale nei credenti.
Nessuna religione che si rispetti dovrebbe oggettivamente ritenersi superiore alle altre e considerarsi detentrice della Verità assoluta. Nemmeno il Cattolicesimo nel quale, più della spiritualità, prevalgono l’osservanza dei riti e un’esteriorità quasi paganeggiante e che considera i peccati alla stregua di infrazioni al codice, riparabili con un’ammenda di tre ave marie, mentre la durezza di cuore e l’indifferenza verso il male causato agli altri non vengono diagnosticate nè tantomeno curate come malattie dell’anima.

Altre domande s’impongono: il perché la Chiesa non voglia ammettere alcun principio d’autodeterminazione.
Perché si ostini a difendere la “vita” ad oltranza, anche se limitata a semplici contrazioni cardiache, magari stimolate elettricamente, intanto che sono andate perdute le facoltà intellettuali e spirituali comunemente definite come anima. E perché non si schieri coerentemente in modo altrettanto inflessibile contro la pena di morte.
Forse non può condannare ciò che ricorda tanto bene le migliaia di esecuzioni sulla pubblica piazza avvenute per ordine dalla “ Santa Inquisizione”?
E’ possibile inoltre che la fecondazione assistita sia avversata per un suo possibile accostamento al concepimento senza peccato, esclusiva prerogativa della Madonna? Perché la Chiesa ammette differenze fra gli stessi peccatori? Ricordiamoci i recenti funerali di Pavarotti, Bovio e Saint Laurant, sontuosamente celebrati in chiesa malgrado ne mancassero i requisiti fondamentali, mentre per Welby, forse anche meno colpevole, non è stata fatta alcuna eccezione.
Perché la dottrina e i dogmi si fondano principalmente su un testo definito sacro ma contemporaneamente messo per metà all’indice, rendendo così incerti i criteri e le interpretazioni su cui comunque poggiano i suoi comandamenti?
La casta sacerdotale vuole assumere il controllo sulle coscienze, facendo muro contro ricerca e scoperte scientifiche per non veder crollare il barcollante edificio di dogmi e superstizioni su cui si regge e per paura del risvegliarsi di domande imbarazzanti da parte dei fedeli, che nei valori del Cattolicesimo non trovano più una morale civile allineata con i tempi.
Tutte domande che esigerebbero ormai una risposta chiara.

Ma la Chiesa cattolica dimostra, con la sua chiusura, di essere un'istituzione statica, di non aver fatto molti passi avanti rispetto ai secoli oscuri in cui non si esitava a torturare e uccidere coloro che osavano non conformarsi ai dogmi di un’ideologia poco confortata da opportune prove, se non addirittura in contrasto con i precisi insegnamenti del Vangelo.

Sono qui citati gli esempi di grandi intellettuali e scienziati, perseguitati, condannati e finanche giustiziati per essersi opposti all’oscurantismo cattolico, come Giordano Bruno, Serveto, Vittoria Colonna, Galilei e tanti altri. Forse che il quinto comandamento non vieta di uccidere? E quanti ministri della Chiesa, dopo avere ucciso, sono stati addirittura nominati “santi”?
Fossero ancora in auge certi metodi repressivi abitualmente usati dalla Chiesa per reprimere i dissidenti, quali rischi correrebbe il conciliante prof. Mancuso, coautore di questo testo, che mette in evidenza una tolleranza e onestà intellettuale tanto al di fuori dei canoni, specchio di una coscienza limpida e illuminata, di cui è priva buona parte dell’istituzione ecclesiastica?
Affiorano in lui un senso di carità e umanità spesso latenti negli atteggiamenti di chiusura ufficiali del clero, impegnato principalmente a difendere una posizione di potere, che mal s’accorda con la spiritualità e la cura delle anime.

La “disputa “ conduce all’inevitabile pareggio e alla conclusione che a dimostrare l’esistenza di Dio non si arriva col ragionamento. L’incredulità ha le sue legittime e profonde radici e il dubbio va dunque considerato altrettanto religioso della cieca fede.
Per chi volesse consolarsi resta sempre l’appiglio già precedentemente fornitoci dallo scienziato cattolico Antonino Zichichi col suo libro “Perché credo in colui che ha fatto il mondo” secondo cui se è difficilmente dimostrabile l'esistenza di Dio , altrettanto indimostrabile è la sua inesistenza.


Un testo interessante, a prescindere da quale siano i punti di partenza o di arrivo personali, uno studio morale per coloro che non si accontentano semplicemente di “credere” o “non
credere”.

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5.5.09

MAESTRI DELL'AVANGUARDIA RUSSA

CHAGALL
KANDINSKY
MALEVIC

Como, Villa Olmo sino al 26 luglio 2009


La mostra, allestita nel contesto settecentesco della splendida villa Olmo, espone un'ottantina di opere, tra oli, tempere e disegni, che ripercorrono la grande stagione delle Avanguardie Storiche russe, dai primi del Novecento agli inizi degli anni Trenta. In concomitanza con la mostra dei Futuristi a Milano, l'esposizione assume ancora maggiore valenza proprio perchè offre al visitatore una prospettiva di analisi complementare a quella delle Avanguardie Italiane dello stesso periodo.


Kazimir Malevic in alto "Suprematismo" 1915 olio su tela

sotto "La mucca e il violino"1913 olio su tavola



Kazimir Malevic "Il riposo" 1908
acquerello e china su carta

Pavel Filonov "Due teste" 1925
olio su carta su tela



Marc Chagall "Gli amanti in blu" 1914
olio su cartone




Vassily Kandinsky "Amazzone sulle montagne" 1918
olio e smalto su vetro


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26.4.09

L’UCCELLO CHE GIRAVA LE VITI DEL MONDO





AUTORE Murakami Haruki 1997
EDITORE Einaudi 2007
TRADUZIONE Antonietta Pastore

Se esista davvero e che aspetto abbia, nessuno lo sa. Non si fa mai vedere, lo si sente solo cantare.
Si ferma sul ramo di un albero e si mette a stringere le viti del mondo, una dopo l’altra, con un rumore stridente.
Se smette, anche il mondo smette di funzionare, però non lo sa nessuno.
Tutti pensano che sia qualcosa di più grande, di più complicato e potente a far girare il mondo. Invece lo fa girare lui. Si sposta da un ramo all’altro e, man mano che procede, va stringendo le viti.
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Calarsi in un pozzo servendosi di una scala di corda era un’impresa molto più ardua di quanto avessi immaginato. Mi calai un gradino alla volta con estrema cautela. Ma per quanto scendessi, non arrivavo mai, sembrava che dovessi continuare in eterno….Quando ebbi contato fino a venti gradini improvvisamente fui preso dal terrore. Un terrore che mi folgorò come una scossa elettrica, lasciandomi pietrificato lì dov’ero. I miei muscoli si irrigidirono come il legno. Mi sentii inondare di sudore, le ginocchia presero a tremarmi. Com’era possibile che esistesse un pozzo così profondo in piena Tokyo? A due passi dalla casa dove abitavo? Tesi le orecchie col fiato sospeso. Nulla, non il minimo rumore. Neanche il verso delle cicale. L’unica cosa che si sentiva era il battito forsennato del mio cuore.
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Ad anni di distanza da Tokyo Blues, ritroviamo Toru ormai ultratrentenne, sposato con Kumiko e alle prese con un’esistenza senza brividi e un matrimonio solo in apparenza languido, in realtà infiacchito da domande mai poste. Toru si è licenziato pochi mesi prima dallo studio legale in cui svolgeva il suo tirocinio, perché stanco delle frustrazioni del praticantato e ora trascina i suoi giorni fra lavori domestici ripetitivi e un vagabondaggio improduttivo, mentre la moglie manda avanti il bilancio collaborando nella redazione di una casa editrice. Un matrimonio apparentemente senza scossoni finché lei non lo molla dalla sera alla mattina senza dargli uno straccio di spiegazione. A Toru non resta che tirare la cinghia e occupare i tempi morti meditando sui propri fallimenti.

Leggere questo libro è un’impresa, non si può negarlo. Dopo 600 pagine si arriva alla fine senza nemmeno più ricordarsi come il tutto è iniziato, perché non è più così importante. Fondamentale è il percorso che ha aperto, proprio come succede nella vita vera.
Ma non è tempo perso: Murakami riesce a pensare, vedere e raccontare in modo diverso dagli altri scrittori, può favoleggiare sulle cose più fantasiose con una naturalezza che ci affascina. Qui ritroviamo le identiche atmosfere sospese del già citato Norwegian Wood e di Dance Dance Dance: realtà mescolate all’onirico, incontri appesi in un clima surreale oppure permeati d’atroce realismo, personaggi cupi e odiosi contrapposti ad altri delicati, eroici o di una solarità esplosiva. Il suo stile spontaneo e semplice torna ancora una volta a sedurci, sempre nitido di particolari visivi e olfattivi, quasi analizzasse minuziosamente le sue sensazioni attraverso la lente di un microscopio.
Più che leggere un libro ci sembra di assistere ad un film completo di colonna sonora poiché la musica non manca mai a fare da sfondo in tutti i suoi romanzi.


A tratti la nostra vita tira avanti a ritmo lento, con lunghe soste, come il viaggio a bordo di un accelerato; ci si annoia, si pensa, si conclude poco, ma è necessario, facciamo scorte per la vita vera, quella che in altri momenti corre come un treno ad alta velocità e non si riesce più a capire dove ci si trovi o dove si stia andando. Tutto sfreccia via davanti a noi senza che abbiamo il tempo di accorgerci, vedere, valutare bene o afferrare le opportunità prima che sfuggano.
La storia è scandita con continui ritmi alternati, occasioni perse o afferrate al volo, decisioni e indecisioni, speranze e dubbi, spiragli di luce e pozzi bui. C’è confusione ed equivoco continui sulla realtà che sembra sogno e il sogno che può apparire più vero della realtà stessa.
L’inizio si è già tramutato in passato quando si è giunti in fondo ad un’esperienza; non ci si ricorda nemmeno più bene come ci si sia infilati in un’avventura, quali decisioni siano state prese, quali eventi siano capitati per sbaglio o per coincidenza, quali le occasioni che ci siamo lasciati scivolare via dalle mani e quali abbiamo invece afferrato senza sospettarne le conseguenze.

Murakami è un autore controverso. Non ci sono mezze misure: o lo si ama o non lo si sopporta proprio.
La sua caratteristica è di saper stemperare il grigiore, la ripetitività, l’inconcludenza che ha la vita nella sua routine, con eventi straordinari, fatti rivelatori, incontri inaspettati, sconfinamenti involontari nell’occulto e nell’erotismo, con una consequenzialità imprevedibile, senza per questo cadere nell’inverosimiglianza. Quante cose capitano nella nostra vita a cui non siamo in grado di dare una spiegazione razionale? Esperienze che possono sembrare poco plausibili volendole ascrivere alla logica corrente o inquadrare da un punto di vista essenzialmente pragmatico?
Le sue storie sono metafore di viaggi che può compiere la nostra mente scavando nell’inconscio, di cose che ci accadono senza che ci sia una ragione apparente a giustificarle. Potremmo accettarle più facilmente se riuscissimo a guardarle con occhio laico e possibilista.
La realtà può risultare deformata in certi momenti; ciò che non abbiamo più ci appare come un vivido sogno strappato via dalle mani del nulla. Quel che ancora non abbiamo avuto si confonde in una prospettiva sospesa e incerta fra decisione e indecisione se fare qualcosa oppure no. Fino all’ultimo non sappiamo quale realtà sceglieremo e, fintanto che non avremo scelto, sarà come avere virtualmente tutto a nostra disposizione.
Anche dopo avvenimenti dolorosi e deludenti , il mondo insensibile riprende ad essere quello di sempre, e allora, per ricominciare, bisogna lasciar cadere la parte di noi danneggiata, come la lucertola fa con la coda.
Per apprezzare Murakami è indispensabile riconoscere che ci sono troppe domande nella nostra vita che non avranno mai risposte e troppe risposte che creano nuove domande; che ci sono cose inevitabili che non vorremmo mai dover scegliere, eppure dobbiamo. Per questo forse acconsentiamo a rimanercene a lungo in stand-by, riflettendo e leccandoci le ferite aperte, aspettando che il tempo passi e si porti via il dolore, senza ragionare del fatto che questa vita è la sola che c’è dato vivere, non potremo averne un’altra in cambio qando ci accorgeremo di non averla vissuta abbastanza intensamente
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22.4.09

BUON COMPLEANNO SIGNORA LEVI MONTALCINI


Quale più appropriata occasione per festeggiare idealmente in lei ciò che noi non potremo mai essere, gentile Signora Montalcini.

Ci potesse trafiggere una sola luminosa scheggia del fulgore del suo intelletto.

Uno solo dei suoi neuroni basterebbe a risvegliare il nostro universo assopito, a riscattarci dal nostro anonimato esistenziale.

Ci potesse sfiorare un'ombra sola della freschezza inalterabile delle sue idee, si aprisse per noi uno spiraglio di quella modernità anticipatrice che ha animato ogni suo progetto.

Allora sì, ci sarebbe consentito di sentirci fiere, ubbidendo al suo invito.

Per ora è in lei che vediamo la più alta ragione del nostro orgoglio femminile.

Mille bandiere virtuali garriscano al vento oggi, domani e sempre rendendo onore alla Scienziata, alla Donna, alla Dea.



12.4.09

SALVAMI....


- Salve amico, come ti va? A me male! Se per te è festa, a noi ci stanno ammazzando tutti senza pietà, e anch'io, come te, ho paura di morire.

Non dirmi che sono carino per poi mangiarmi...
Almeno tu festeggia in un altro modo oggi, e così potrò vivere anch'io.

Béeh ciao allora e... Buona Pasqua . -
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11.4.09

NON GRIDATE PIU'

Cessate d'uccidere i morti,
non gridate più, non gridate
se li volete ancora udire.
.....
.....
Non fanno più rumore
del crecere dell'erba,
lieta dove non passa l'uomo.




Giuseppe Ungaretti - I Ricordi - 1942- 1946


10.4.09

sec. XVIII Duomo di Monselice








Canto a Gesù crocifisso
(Santa Teresa d'Avila)


liberamente interpretato da mca



Se elevo a te il mio grido d'amore,
non è per il cielo che mi hai promesso;
e neppure per l'inferno, con i suoi terrori.
Io ti amo vedendoti così,
inchiodato alla croce macchiata del tuo sangue.
Sono le tue piaghe che amo, e la tua morte.
Quel che amo è il tuo amore.
Amarti è mia felicità e mio volere.
Non m' accordare nulla, anche se t'imploro:
l'amore che ho per te non esige speranze.
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9.4.09

SCIACALLI



Ehi, voi!

La smettete di tirarci in causa?

Sì, proprio voi che sembrate riscuotervi dal vostro torpore intellettuale solo in coincidenza di qualche evento catastrofico.

Finalmente ...eh, qualcosa di nuovo da raccontare...

Non vi par vero, dopo le indigestioni di GF, Fattorie, e Garlasco e Perugia e tutte le altre cavolate con cui cercate di distrarre le teste vuote della gente. Ma non si può riempire il vuoto col vuoto.

Ieri parlavate tutti di quello, oggi parlate tutti di quest'altro, ripetendo le vostre banalità all'infinito, fino alla nausea. Vi avventate sulle notizie come un branco affamato e non mollate la presa finchè la preda non è squartata, smembrata, scarnificata.

Non provate digusto per voi stessi? Ma no, afferrate le vittime e, stritolandole fra le vostre avide mascelle, affondate i canini finchè non sentite il sapore del sangue colarvi nelle fauci.

E manco questo basta ad appagarvi: registrate i picchi di audience attribuendovi orgogliosamente lo share più alto di ascolto, esultanti come bambini ad una festa che si litigano la fetta più grossa della torta, senza neanche il pudore di tenere segreti certi calcoli infami.

Lo sapete che ci fate schifo?

Almeno noi, se pur mangiamo carne già morta, lo facciamo in obbedienza ad una regola della natura e per la sopravvivenza della nostra specie.
A che regole stareste obbedendo voi?

Facciamo una scommessa che fra 100 anni noi sciacalli saremo ancora qui a dire la nostra mentre voi, razza minus habens, sarete invece tutti estinti?
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Lettori fissi