Qui non mi trovate,
io qui non ci sono.
Sto nella stanza accanto
dove non c'è nessuno.

5.7.09

PADRONE...

-------------xxxxtienimi con te
--------------non mi abbandonare
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WOODSTOCK - THE AFTER PARTY


50° anniversario del Festival di Woodstock

Milano, Triennale Bovisa fino al 20/09/2009

L'evento epocale si svolse nell'agosto 1969 aWhite Lake, New York, richiamando giovani hyppies e "capelloni" da ogni angolo d'America per celebrare un grande festival della musica rock.

Per tre giorni e tre notti si esibirono senza interruzione i miti della musica internazionale dell'epoca: Jimi Hendrix, Carlos Santana, gli Who, Crosby Stills Nash & Young, Joe Cocker, Joan Baez, Jeff Beck...

Un grandioso evento che mobilitò quasi mezzo milione di persone desiderose di condividere nella musica i loro ideali di libertà, amore e pace, creando un nuovo modello di aggregazione che è considerato ancor oggi simbolo di riferimento dell'emancipazione e della controcultura giovanile.

In occasione di questa ricorrenza, per tutta estate anche Milano, sulla scia di NY e Berlino, tributerà il proprio omaggio con una retrospettiva composta di documenti fotografici, musiche e video proiezioni. Inoltre tutti i giovedì dalle 19:00 una DJ session e, a seguire, rassegna di films e documentari che interpretano lo spirito delle beat generations, i loro ideali, il disagio esistenziale, le ribellioni e la rabbia raccontati attraverso 40 anni di storia.

14.6.09

TWO LOVERS




Regia: James Gray
Attori : Joaquin Phoenix
Gwyneth Paltrow
Isabella Rossellini
Vinessa Shaw
x
Coglie nel segno il regista, presentandoci una storia, forse d’amore sì, ma utilizzando finalmente il linguaggio della gente comune, i quartieri anonimi e un po' tetri della New York suburbana ed evitando, dove non indispensabile, il lusso e lo sfavillio artificiosi tanto cari ai registi d’oltre oceano, che cercano di seppellire nelle immagini patinate il mancato approfondimento delle tematiche.
Leonard è un ultratrentenne non particolarmente bello o interessante, non ha lavori in corso né progetti in cantiere; tira avanti sul sentiero pianeggiante della propria esistenza, percorrendo in lungo e in largo il quartiere ebraico di Brighton Beach a Brooklin, reggendo sulle spalle, al posto del classico zainetto, il sacco della lavanderia con la roba pulita da riconsegnare ai clienti. E’ il suo piccolo contributo all’impresa famigliare, un tirare a campare da cui non può esonerarsi.
Triste e demotivato, ha perso un sogno Leonard, da quando il suo fidanzamento è stato mandato a monte da un'incompatibilità genetica evidenziata dalle analisi prematrimoniali. E ancora non ha finito di pagare le conseguenze pratiche e psicologiche di un fallito suicidio.
Dimesso dall'ospedale, da poco ha ripreso possesso della sua cameretta nella casa paterna, riportandola al primordiale disordine di quando era ragazzo. E' controllato a vista e a orecchio da genitori accorati che condividono il suo dramma, sempre presenti e fin troppo disponibili a dirigere la sua esistenza.
Da segnalare un'Isabella Rossellini un po' imbolsita, ormai lontana dalle pagine satinate di Vogue, perfettamente calata nel personaggio-icona della madre ebrea iperprotettiva e un po'assillante, già portato in letteratura da autori come Yehoshua, Philiph Roth e innumerevoli altri.
Leonard è circondato quindi d' affetto e attenzioni, come usano verso i figli le buone famiglie Yiddish, senza mai ricevere un rimprovero palese, mai una lamentela, soltanto sostegno e incoraggiamenti, cosa che paradossalmente lo rende ancora più fragile e insicuro.
Dà un po’ l’impressione dell’imbranato, questo gentile Leonard, che non ce la fa a riemergere con le sue forze dal pozzo nero della depressione e, ancor meno, a portare a termine i suoi propositi di suicidio. Non essendo riuscito ad affogarsi nel proprio sangue tagliandosi le vene, ora è fortemente tentato di riprovarci affogandosi in mare, attratto com'è dall'acqua, quasi rappresenti per lui un ritorno al silenzio e all’inconsapevolezza dell’utero materno, per poi, sempre all’ultimo momento, ripensarci. Gli manca il coraggio di morire come quello di vivere.
Nessun sussulto per Leonard da questa morte apparente, finchè non succede che gli capiti di conoscere nello stesso giorno due ragazze, entrambe bellissime.
Una è Sandra, l’equilibrata, disponibile e rassicurante figlia del nuovo socio in affari dei suoi genitori, che potrebbe essere per lui una moglie ideale e si lascia indurre a frequentare senza eccessivo coinvolgimento.
L’altra è Michelle, la bionda del piano di sopra, solare, enigmatica e incasinata da non credere: Leonard s’intrippa al primo sguardo, sente che potrebbe cambiargli la vita. Lei è invece solo a caccia di un complice che le tenga bordone e faccia da stampella alla sua situazione sentimentale scombinata. Da questo equivoco nascono sguardi verticali lanciati dalle finestre sul cortile con spettacolo di spogliarello da cardiopalmo, appuntamenti notturni sul terrazzo e adrenalina rivitalizzante per il cuore in frantumi di Leonard, che inizia a ricomporsi a poco a poco come un puzzle.
Ma la fine del tunnel è ancora lontana : Leonard, che ha continuato ad incontrarsi anche con Sandra, quasi senza rendersene conto, si troverà invischiato in un doppio triangolo amoroso in cui la posizione di ognuno è di amare chi non lo ricambia.
Bravissimi tutti gli attori, ma i veri protagonisti sono anche qui la letargia morale, il consumismo dei sentimenti e la mancanza di scrupolo nell'alimentare e sfruttare il coivolgimento di chi stiamo usando solo per tirarci fuori dalla melma.
Ho assistito alla proiezione in compagnia del mio amico Luciano Joo, grande cultore di cinema, che temo a tratti abbia sfiorato l’abbioccamento. Malgrado le reazioni in sala non siano state del tutto favorevoli, in special modo quelle da parte del pubblico femminile, ormai assuefatto al politically correct, penso sia un film da non poter liquidare in poche parole. Non lo ritengo semplice nè tanto meno semplicistico.
Stilisticamente è perfetto nel suo proposito di darci la visione della doppiezza, del compromesso, dei ripieghi che tante volte barattiamo per scelte, delle dinamiche che mettiamo in atto usando gli altri per salvare noi stessi. Ci segnala la mediocrità pietosa, deprecabile, perfino un po’ squallida, nella quale malgrado tutto finiamo spesso per cadere e da cui ci assolviamo sempre con mille giustificazioni; le piccole viltà che finiscono per contaminare anche le storie più belle e la facilità con cui prendiamo a calci i valori che abitualmente difendiamo non appena viene messo in gioco il nostro tornaconto.
Il regista James Gray, dimostra di saper pescare nelle acque torbide dell'animo umano e poter raccontare una storia rimuovendo la patina untuosa della bassezza per mostrare il ridicolo a cui ignoriamo di esporci con il nostro egoismo, mai eccedendo nei dialoghi e mantenendo itoni sommessi, senza impiegare tinte forti o tranciare giudizi moralistici. Che sia questo a far abbioccare gli uomini e insorgere le donne? Bello.
x
voto al film 8 1/2

10.6.09

PENSARE NON E' COSA DA TUTTI

di mca 2009
Pensare, non penso .
x
Sulla bianca strada
il tizzone ardente di un fanalino
svolta la curva e si smorza.
x
Tossisco nella polvere che si è alzata.
x
S'invola l’upupa, perdendosi
in concentrici voli
di pura pazzia.

x
Su aghi di pino vorrei incamminarmi,
mentre ancora scricchiolano
dei tuoi passi.
x
Cattivi siamo tutti,
tutti parte di un congegno assassino.
x
Ma quando parlo di te,
t'accarezzo con la lingua.
x

27.5.09

LOS CIELOS SON IGUALES


Le ore della notte - Franco Cila


I cieli sono uguali.
Azzurri, grigi, neri,
si ripetono sopra l'arancio o la pietra:
guardarli ci avvicina.
Annullano le stelle, tanto son lontane, le distanze del mondo.
Se noi vogliamo unirci, non guardare mai avanti:
tutto pieno di abissi, di date e di leghe.
Abbandonati e galleggia immobile
sopra il mare o sull'erba, il viso al cielo.
Ti sentirai calare lento verso l'alto, nella vita dell'aria.
C' incontreremo oltre le differenze invincibili,
sabbie, rocce, anni,
ormai soli, nuotatori celesti, naufraghi dei cieli.
xxx
La voz a ti debida- Pedro Salinas


16.5.09

MONET E IL GIAPPONE

Il tempo delle Ninfee
Milano - Palazzo Reale fino al 27 settembre 2009

TUTTI DISCUTONO LA MIA ARTE E AFFERMANO DI COMPRENDERLA,
COME SE FOSSE NECESSARIO COMPRENDERE, QUANDO INVECE BASTEREBBE AMARE. Claude Monet













Nel suo atelier di Giverny 1820



Ninfee 1919











Ninfee 1897







Ninfee 1917










xxxx
///Agapanti 1914-1917




xxxxxxxxxxxxxxxx/////////////Bacino delle ninfee 1899
xx
IL VOSTRO ERRORE E' DI VOLER DIMENSIONARE IL MONDO SUL VOSTRO METRO. AMPLIANDO INVECE LA CONOSCENZA DELLE COSE, TROVERESTE AMPLIATA IN UGUALE MISURA LA CONOSCENZA DI VOI STESSI.
Claude Monet










HOKUSAI - 1834






ALLA GENTE CHE TI GUARDA INDIFFERENTE E SE NE VA,
O FIORE DI GLICINE,
AVVINCITI, SI SPEZZASSERO PURE I TUOI RAMI.
Henjo (816-890)




HOKUSAI Iris 1834







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HOKUSAI La grande onda 1830-1832XXXX




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////////HIROSHIGE Pioggia improvvisa sul ponte e Nevicata1857 - xilografie policrome
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9.5.09

DISPUTA SU DIO E DINTORNI





AUTORI Corrado Augias - Vito Mancuso

EDITORE Arnoldo Mondadori 2009



La verità è qualcosa di più dell’esattezza, perché riguarda il tutto della vita e concerne non solo l’intelletto, ma anche il cuore e le mani.

Ciò che contrassegna il valore ultimo di un uomo non è ciò che pensa ma ciò che fa.

Con l'intuizione artistica si arriva a comprendere più cose che con l'intelletto, perchè si comprendono dall'interno di sè.
C'è una domanda che la vita pone a ciascuno: al di là di quello che sai, al di là di quello che fai, chi sei tu?
Chi sei tu quando sei solo, quando sei nudo?
Qual'è la musica che ti abita?

Siamo qui per caso, destinati ad esistere per quel tanto che ci è dato per poi tornare nell'infinito nulla da cui siamo venuti?Non c'era niente prima, niente ci sarà poi, salvo, finchè dura, la memoria di chi ci avrà amato?
Ecco perchè è importante che il poco che possiamo fare, lo facciamo qui ed ora, al meglio che si può.



De Chirico - Mobili nella valle 1927



Di vera e propria “disputa”, come annunciato dal titolo, grazie all’alto livello culturale e umano dei due antagonisti, in realtà non si può parlare, riuscendo gli autori ad agganciare l’interesse del lettore senza bisogno di sconfinare nella rissa ideologica. Corrado Augias, scrittore, giornalista ed elegante conduttore televisivo, che non fa mistero del proprio inossidabile ateismo, e il teologo laico progressista Vito Mancuso si affrontano vis à vis in un’ideal tenzone, mantenendo il dialogo su toni pacati di rispettoso confronto, senza mai peccare d’intransigenza, traendo anzi, dalle diversità emergenti, notevoli spunti di approfondimento.

I due dialoganti sembrano arricchirsi vicendevolmente nel corso del dibattito, attingendo ognuno alle sorgenti culturali dell’altro. Partendo da presupposti antitetici i due autori procedono per un po' sui binari paralleli delle loro opposte tesi per ritrovarsi dopo percorsi articolati a convergere in una rassicurante identità di vedute. Seppure sia impensabile per entrambi discostarsi dalla propria posizione ideologica circa l'esistenza o meno di Dio, che non può essere una certezza ma solo un'intuizione che ciascuno deve riuscire a cogliere in sè, essi risultano quanto meno sintonizzati nel giudizio riguardante i principi fondamentali della spiritualità e dell'etica e concordi nella critica sull'eccessiva ingerenza dell'apparato ecclesiastico che ruota nei "dintorni" di Dio, pretendendo di farsi mediatore del rapporto fra i credenti e Dio stesso.
Interessanti interrogativi vengono allora posti sui grandi errori di partenza che inducono troppo spesso a identificare la religione con la Chiesa, o a considerare fede il tributare onori al clero e conformarsi acriticamente ai dogmi imposti. La religione è un bisogno nato con l’uomo miliardi d’anni fa, mentre la Chiesa, che di questo bisogno ha fatto il suo cardine portante, è nata solo 2000 anni fa, eppure pretende il monopolio della verità e la gestione totale dei dogmi.
Uccide lo spirito per seguire i suoi codici, cosicchè tante “pecorelle del gregge” si perdono ogni giorno per strada, pur non avendo smesso di credere in Dio, solo perché estromesse dalla Chiesa stessa, per colpa di legittime incredulità o di un peccato ritenuto indegno di redenzione.
Ma non è forse l’adesione personale a Dio la cosa che la Chiesa dovrebbe avere più a cuore?

Perché sceglie di fare opera di conversione e proselitismo andando a cercare nuove anime in lidi sempre più remoti, piuttosto che tentare un riavvicinamento con chi la sta abbandonando?
La frattura tra Chiesa e mondo si sta ampliando notevolmente. Questo non significa però che chi non è credente abbia comportamenti meno etici di chi santifica le domeniche. Addirittura la moralità laica può sembrare superiore perchè agisce disinteressata a una ricompensa divina , ma spinta solo dalla generosità o dal senso del dovere verso i propri simili.

Ci sarà una buona ragione se la maggior parte degli scienziati, uomini di cultura e di medicina, che dedicano la propria esistenza al bene dell’umanità, si dichiara atea o agnostica.
Il dubbio non dovrebbe essere ritenuto una colpa, visto che è la Chiesa stessa, con le sue evidenti contraddizioni e incongruenze dottrinali, la prima a produrre perplessità e disordine mentale nei credenti.
Nessuna religione che si rispetti dovrebbe oggettivamente ritenersi superiore alle altre e considerarsi detentrice della Verità assoluta. Nemmeno il Cattolicesimo nel quale, più della spiritualità, prevalgono l’osservanza dei riti e un’esteriorità quasi paganeggiante e che considera i peccati alla stregua di infrazioni al codice, riparabili con un’ammenda di tre ave marie, mentre la durezza di cuore e l’indifferenza verso il male causato agli altri non vengono diagnosticate nè tantomeno curate come malattie dell’anima.

Altre domande s’impongono: il perché la Chiesa non voglia ammettere alcun principio d’autodeterminazione.
Perché si ostini a difendere la “vita” ad oltranza, anche se limitata a semplici contrazioni cardiache, magari stimolate elettricamente, intanto che sono andate perdute le facoltà intellettuali e spirituali comunemente definite come anima. E perché non si schieri coerentemente in modo altrettanto inflessibile contro la pena di morte.
Forse non può condannare ciò che ricorda tanto bene le migliaia di esecuzioni sulla pubblica piazza avvenute per ordine dalla “ Santa Inquisizione”?
E’ possibile inoltre che la fecondazione assistita sia avversata per un suo possibile accostamento al concepimento senza peccato, esclusiva prerogativa della Madonna? Perché la Chiesa ammette differenze fra gli stessi peccatori? Ricordiamoci i recenti funerali di Pavarotti, Bovio e Saint Laurant, sontuosamente celebrati in chiesa malgrado ne mancassero i requisiti fondamentali, mentre per Welby, forse anche meno colpevole, non è stata fatta alcuna eccezione.
Perché la dottrina e i dogmi si fondano principalmente su un testo definito sacro ma contemporaneamente messo per metà all’indice, rendendo così incerti i criteri e le interpretazioni su cui comunque poggiano i suoi comandamenti?
La casta sacerdotale vuole assumere il controllo sulle coscienze, facendo muro contro ricerca e scoperte scientifiche per non veder crollare il barcollante edificio di dogmi e superstizioni su cui si regge e per paura del risvegliarsi di domande imbarazzanti da parte dei fedeli, che nei valori del Cattolicesimo non trovano più una morale civile allineata con i tempi.
Tutte domande che esigerebbero ormai una risposta chiara.

Ma la Chiesa cattolica dimostra, con la sua chiusura, di essere un'istituzione statica, di non aver fatto molti passi avanti rispetto ai secoli oscuri in cui non si esitava a torturare e uccidere coloro che osavano non conformarsi ai dogmi di un’ideologia poco confortata da opportune prove, se non addirittura in contrasto con i precisi insegnamenti del Vangelo.

Sono qui citati gli esempi di grandi intellettuali e scienziati, perseguitati, condannati e finanche giustiziati per essersi opposti all’oscurantismo cattolico, come Giordano Bruno, Serveto, Vittoria Colonna, Galilei e tanti altri. Forse che il quinto comandamento non vieta di uccidere? E quanti ministri della Chiesa, dopo avere ucciso, sono stati addirittura nominati “santi”?
Fossero ancora in auge certi metodi repressivi abitualmente usati dalla Chiesa per reprimere i dissidenti, quali rischi correrebbe il conciliante prof. Mancuso, coautore di questo testo, che mette in evidenza una tolleranza e onestà intellettuale tanto al di fuori dei canoni, specchio di una coscienza limpida e illuminata, di cui è priva buona parte dell’istituzione ecclesiastica?
Affiorano in lui un senso di carità e umanità spesso latenti negli atteggiamenti di chiusura ufficiali del clero, impegnato principalmente a difendere una posizione di potere, che mal s’accorda con la spiritualità e la cura delle anime.

La “disputa “ conduce all’inevitabile pareggio e alla conclusione che a dimostrare l’esistenza di Dio non si arriva col ragionamento. L’incredulità ha le sue legittime e profonde radici e il dubbio va dunque considerato altrettanto religioso della cieca fede.
Per chi volesse consolarsi resta sempre l’appiglio già precedentemente fornitoci dallo scienziato cattolico Antonino Zichichi col suo libro “Perché credo in colui che ha fatto il mondo” secondo cui se è difficilmente dimostrabile l'esistenza di Dio , altrettanto indimostrabile è la sua inesistenza.


Un testo interessante, a prescindere da quale siano i punti di partenza o di arrivo personali, uno studio morale per coloro che non si accontentano semplicemente di “credere” o “non
credere”.

x

5.5.09

MAESTRI DELL'AVANGUARDIA RUSSA

CHAGALL
KANDINSKY
MALEVIC

Como, Villa Olmo sino al 26 luglio 2009


La mostra, allestita nel contesto settecentesco della splendida villa Olmo, espone un'ottantina di opere, tra oli, tempere e disegni, che ripercorrono la grande stagione delle Avanguardie Storiche russe, dai primi del Novecento agli inizi degli anni Trenta. In concomitanza con la mostra dei Futuristi a Milano, l'esposizione assume ancora maggiore valenza proprio perchè offre al visitatore una prospettiva di analisi complementare a quella delle Avanguardie Italiane dello stesso periodo.


Kazimir Malevic in alto "Suprematismo" 1915 olio su tela

sotto "La mucca e il violino"1913 olio su tavola



Kazimir Malevic "Il riposo" 1908
acquerello e china su carta

Pavel Filonov "Due teste" 1925
olio su carta su tela



Marc Chagall "Gli amanti in blu" 1914
olio su cartone




Vassily Kandinsky "Amazzone sulle montagne" 1918
olio e smalto su vetro


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