Qui non mi trovate,
io qui non ci sono.
Sto nella stanza accanto
dove non c'è nessuno.

8.5.11

Staufen & Altavilla - Melfi


Castello Svevo Angioino - Lucera


Uno splendido palazzo fu eretto dall’imperatore svevo Federico II del Sacro Romano Impero nel 1233, a Lucera, su di un colle ove i Romani avevano costruito la loro acropoli in posizione tale da assicurare un'ottima difesa. Il palazzo sorse sulle fondamenta di una diroccata cattedrale romanica e, dal punto di vista architettonico, si presentava come un maestoso torrione con una base quadrangolare (ancora visibile), a tre piani, con la parte esterna al cortile e la parte interna del terzo piano dalla forma ottagonale.
La costruzione  fu ordinata da Federico II in seguito alla sua decisione di condurre nella città di Lucera i ribelli saraceni della Sicilia, tentando in questo modo di pacificare la situazione.
 
Della fortezza  sorta nel territorio dell'odierno omonimo comune della provincia di Foggia, attualmente sono rimasti soltanto i ruderi e la cinta muraria.
Il materiale di costruzione fu principalmente acquisito dai resti delle costruzioni romane ancora presenti nella zona.
Le mura furono aggiunte successivamente (tra il 1269 e il 1283) da Carlo I d'Angiò. Questa aggiunta fu resa necessaria per il diverso utilizzo che quest'ultimo voleva fare della struttura: da palazzo imperiale, come era nelle intenzioni iniziali, a castello fortificato, sede permanente di un presidio militare.
Il complesso fu fortemente danneggiato da un terremoto che colpì la zona nel 1456, e fu quasi completamente demolito nel XVIII secolo per utilizzarne il materiale di risulta per la costruzione dell'attuale tribunale.

La base quadrangolare, il basamento troncopiramidale, tuttora visibile, risulta dai progetti posteriori dei Francesi. Il castello svevo, del quale ci resta soltanto qualche frammento interrato, si trovava dentro questo torrione, fu dall'esteriore un complesso quadrato che si innalzava per tre piani. Il castello si sviluppava attorno ad un cortile centrale quadrato. Il cortile al livello del terzo piano si presentava invece con una forma ottagonale, caratteristica che ricorda molto da vicino la più famosa struttura fatta erigere da Federico II nella zona di Castel del Monte.

Il castello svevo aveva un ingresso normale al livello pianoterra. Il basamento circondante di successiva costruzione francese invece non presenta accessi al livello della strada, per cui ci si è posti il dilemma di come fosse possibile l'ingresso. È stato supposto che l'entrata fosse resa possibile dalla presenza di scale calate dall'alto, mentre un'ipotesi più suggestiva (avvalorata dal ritrovamento di gallerie sotterranee nei pressi dell'edificio) propone come via di accesso un ingresso sotterraneo.



(disegno dell’elevazione del castello eseguito da C. A. Willemsen): queste caratteristiche fanno intravedere analogie con quelle di Castel del Monte. I tre piani contenevano 32 vani che ospitavano la corte e gli appartamenti imperiali. Nei sotterranei erano site le camerate per le guarnigioni.






Una loggia ad archetti ciechi circondava il cortile a metà altezza, aperture romboidali e circolari si alternavano alle finestre a sesto acuto, una cisterna profonda 14 metri garantiva la riserva idrica, uno zoccolo quadrato, lungo 43 metri e doppio tre e mezzo, sopraelevava la galleria, nove feritoie per lato davano al palazzo l’aspetto di un bunker.

 
L'assenza di un portone, comunque, è significativa dell'importanza strategica del castello, che in questo modo risultava più difficile da espugnare.
Una cisterna circolare posta sotto il cortile e profonda 14 metri garantiva la riserva idrica al castello.



Veduta aerea del Castello Svevo Angioino di Lucera. All'interno quello che resta del palazzo imperiale di Lucera a base quadrangolare. Esternamente le mura di cinta con torri erette da Carlo I D'Angiò.
In quel periodo un nutrito numero di Saraceni che si erano ribellati in Sicilia fu trasferito a Lucera. Divennero guerrieri affidabili e abili artigiani, ebbero la possibilità di conservare le loro usanze e la loro religione. Lucera in arabo divenne " Lugerash ", in essa fu edificata una vera e propria moschea e ciò irritò notevolmente il clero. I Saraceni, negli anni successivi alla morte di Federico II, furono sterminati e la moschea fu distrutta dagli Angiò, che nello stesso posto eressero una nuova Cattedrale dedicata a Santa Maria.

La cinta muraria irregolare che cinge l'intera collina su cui sorge il castello è lunga 900 metri, e si compone anche di 13 torri quadrate, 2 bastioni pentagonali, 7 contrafforti e 2 torri cilindriche angolari. Quest'ultimi - con abbozze regolare di grande precisione - facevano con ogni certezza parte del progetto federiciano per Lucera. Anche l'accesso - col ponte sopra il grande scavo - fa pensare a castelli nella patria sveva dell'Imperatore, come per esempio il castello di Wildenstein, che ha un'entrata simile.
 

 










Esempio di ceramica invetriata realizzata da maestranze saracene presenti a Lucera in epoca sveva.


Museo civico Fiorelli di Lucera.



 



« Melfi nobile città dell'Apulia, circonvallata da mura di pietra, celebre per salubrità dell'aria, per affluenza di popolazioni, per fertilità dei suoi campi, ha un castello costruito su di una rupe ripidissima, opera mirabile dei Normanni »

(Federico II, Imperatore del Sacro Romano Impero)

 Abbiamo già parlato del ruolo che ebbe il castello di Melfi per Federico II, ma per inquadrare meglio l'importanza strategica di questa dimora, dobbiamo fare un piccolo salto indietro di 150 anni. L'origine del castello di Melfi risale infatti alla fine dell' XI secolo ad opera dei Normanni. 
La città di Melfi passava un periodo fulgido della storia in quell'epoca  e la struttura contò numerosi avvenimenti "storici" durante l'era normanna, tra cui almeno cinque concili ecumenici tenuti da papi diversi.
Sorto in una posizione  che fungeva da punto di passaggio tra Campania e Puglia, il suo collocamento era ideale per la difesa dagli attacchi esterni e come rifugio per gli alleati.
Considerando che il divorzio ancora non era stato legittimato nè redatto ancora alcun diritto di famiglia, fin dai primi tempi il castello di Menfi venne anche eletto esilio ufficiale per le mogli  dei principi e dei sovrani declassate o in crisi  Questa funzione fu  inaugurata proprio da Roberto d'Altavilla, detto  il Guiscardo, che vi spedì la moglie Aberalda, ripudiata per potersi congiungere in santa pace  con Sichelgaita di Salerno, principessa longobarda, donna di grande cultura e carattere, che seppe affermare la propria personalità a corte ed esercitare una notevole influenza sull'energico marito, accompagnandolo spesso anche nei suoi viaggi di conquista.

Il Papa Niccolò II, durante il primo
Concilio di Melfi, nomina
Roberto il Guiscardo
Duca di Puglia e Calabria.

La principessa si recò nella capitale Melfi e, nell’estate del 1059, riservò al pontefice Niccolò II un'accoglienza maestosa. Organizzò lei stessa il Concilio e preparò lo svolgimento degli incontri che portarono al Trattato di Melfi ed al Concordato di Melfi con i quali il papa riconobbe come vassalli i fratelli Roberto e Ruggero I d'Altavilla, un’investitura rivoluzionaria, perché allora solo l'Imperatore disponeva di tali titoli. Le trame degli accordi vennero tessute con tale abilità e soddisfazione da parte di tutti che Niccolò II tolse subito la scomunica al Guiscardo, ricevendolo come un suo fidelem e benedicendolo insieme alla consorte Sichelgaita.
In cambio il Pontefice ottenne  la sottomissione, l'appoggio politico e l'impegno dei capi normanni a rispettare  e sostenere con le armi la Chiesa, proteggendola dalle interferenze dell’Impero di Germania.
I sovrani si obbligavano anche a versare alla Santa Sede un tributo annuo di dodici soldi di Pavia per ogni coppia di buoi esistente nei propri domini e per ogni iugero di terra ecclesiastica di propria pertinenza.
I nobili normanni si impegnavano a fornire truppe al Pontefice giurando su Dio e sul Vangelo che sarebbero stati alleati del Papa contro qualsiasi avversario; si impegnavano altresì a non avanzare in guerra senza previa autorizzazione del Capo della Chiesa.
Il  Concordato legittimava quindi le posizioni normanne e il loro dominio sulle terre assoggettate, concedendo l'investitura anche per quei territori della penisola ancora in mano ai Bizantini, ai Longobardi ed ai Musulmani. 


 
Con la venuta degli Svevi, Federico II scelse il castello di Melfi come simbolo del potere imperiale e della ricchezza culturale e ne apportò ampliamenti e restauri. Nel 1231, il maniero fu il luogo di promulgazione delle Costituzioni di Melfi, codice legislativo del Regno di Sicilia, alla cui stesura parteciparono lo stesso Federico II assieme  il suo fidato notaio Pier delle Vigne e al filosofo e matematico Michele Scoto. La struttura fu anche deposito delle tasse riscosse in Basilicata, nonchè prigione, ove tra i vari detenuti ci fu anche il saraceno Othman di Lucera, uscito in seguito su cauzione in cambio di 50 once d'oro. Nel 1232, Federico II ospitò al castello il marchese di Monferrato e la nipote Bianca Lancia, che poi divenne sua moglie e da cui ebbe il figlio Manfredi.  E fu a Melfi che si compì parte della triste storia degli eredi dell’imperatore Federico, nei pochi anni di sopravvivenza della dinastia degli Hohenstaufen.


Gravando con la sua mole sul borgo sottostante, il castello costituiva un efficace strumento di costrizione, anche psicologica, sulla popolazione locale, rimarcando nettamente l’opposizione rispetto al restante nucleo urbano, a sua volta imperniato sulla cattedrale, emblema del potere ecclesiastico.
Dal lato settentrionale, la sua massa scura costituita dalla pietra vulcanica della zona emana un forte senso di inviolabilità; il castello si presenta come un’immensa e possente città bastionata e turrita, frutto di secolari stratificazioni che hanno trasformato il suo primitivo impianto normanno – a pianta rettangolare munita agli angoli di quattro torrioni quadrati – in un imponente sistema difensivo, composto da uno spalto, da un fossato su tre lati e da una cinta fortificata da dieci torri quadrangolari e poligonali.
Con la decaduta degli Svevi e l’arrivo dei nuovi dominatori angioini, il castello subì massicci ampliamenti e restauri, oltre ad essere eletto da Carlo II d’Angiò residenza ufficiale di sua moglie Maria d’Ungheria. Fu ancora soggetto a modifiche nel cinquecento sotto il governo aragonese e divenne proprietà prima degli Acciaiuoli, poi dei Marzano e dei Caracciolo ed infine dei Doria nel 1531, quando  l’imperatore Carlo V donò il feudo di Melfi ad Andrea Doria come ricompensa dei servigi prestati in suo favore. Essi ne trasformarono il corpo centrale per renderlo una residenza signorile. 
Dal 1954 il castello è passato allo Stato italiano.


 




*

Intorno alla metà dell’ottocento in una villa romana situata lungo la via Appia, in località Albero in piano, poco distante da Melfi,  fu ritrovato il famoso Sarcofago di Rapolla, realizzato in marmo e databile al II secolo d.C.
L'opera rappresenta due diverse scuole di scultura: il coperchio è romano e forse lavorato a Venosa, la cassa è invece di provenien­za greca. Sul letto-coperchio della tomba si adagia il flessuoso corpo di una giovane di ceto elevato, dai bellissimi lineamenti, col viso rivolto verso terra. La postura della fanciulla fa ricordare la tomba rinascimentale di Ilaria del Carretto di Andrea del Castagno





Sulle lastre del sarcofago, dei ed eroi romani sono racchiusi in nicchie con colonne tortili e capitelli, a testimoniare l’appartenenza della defunta ad un’importante famiglia aristocratica. Ai piedi della nobildonna era in origine accovacciato un cagnolino, ora non più conservato.
Oggi il Sarcofago è conservato nella Torre dell’Orologio del Castello di Melfi.

Fonti di documentazione:
Alberto Gentile Copyright ©2002
Stefania Mola , da http://www.stupormundi.it/
Regione Basilicata
Wikipedia
(mca ringrazia)

7.5.11

Horizontal, sì, te quiero

Edward Cucuel - Woman reclining by a lake


Horizontal, sì,  te quiero.
Mirale la cara al cielo,
de cara. Déjate ya
de fingir un equilibrio
donde lloramos tù y yo.
Rìndete
a la gran verdad final,
a lo que has de ser conmigo,
tendida ya, paralela,
en la muerte o en el beso.
Horizontal es la noche,
en el mar, gran masa trémula
sobre la tierra acostada,
vencida sobre la playa.

                                                                   Pedro Salinas




Edward Cucuel è nato nel 1875 a San Francisco. Studiò in Francia all'Accademia di belle Arti ed è oggi annoverato fra i pittori impressionisti americani.
Visse per lunghi periodi in Germania, nei pressi di Monaco di Baviera, dove aderì al gruppo artistico Scholle,  che aveva adottato un metodo pittorico nettamente contrapposto allo storicismo e allo stile accademico predominante  dell’epoca. Il tema principale delle sue opere era  rappresentato dalla figura femminile catturata nella magia e nella luce della pittura en plein-air.
Cucuel a Monaco partecipo'  anche a diverse mostre del secessionismo viennese.
Con i venti di guerra del 1939, rientrò definitivamente negli Stati Uniti  e morì a Pasadena nel 1954.



*


*

2.5.11

"GIUSTIZIA E' FATTA"

Davvero un brutto giorno, oggi.
" aDESSO IL MoNDO è PIù SICuRO " Questo l'annuncio del giustiziere Obama.
Sarà... eppure a me le sue certezze  non mi convincono per niente.
Conosce Mister President il significato delle parole Rancore Vendetta Rappresaglia Ritorsione?
Non vedo grandi motivi di sollievo, anzi credo ci sia veramente poco da esultare.
Inutile uccidere le persone se le loro idee restano vitali e profondamente radicate negli animi dei seguaci.
L'odio non può fare altro che attizzare le fiamme e rafforzarle.
Indecoroso comunque lo spettacolo diffuso da tutti i media dei festeggiamenti di fronte alla morte di un essere umano. Una vera barbarie.
Almeno su questo punto mi trovo d'accordo con il Vaticano.
Più che di morte si può parlare di una vera e propria esecuzione, con vilipendio di cadavere se è anche vero che il suo corpo è stato gettato ai pesci. Ma secondo me è un balla.
Immagini di gente che urla esultante affollando le piazze, stappando bottiglie di Champagne, sventolando bandiere, inscenando spettacoli pirotecnici... e a casa, magari accanto al letto  in bella mostra, una bibbia, il libro più venduto nel mondo.Intanto a poche migliaia di chilomentri la stessa folla a commuoversi e festeggiare un Papa che si raccomandava tanto di non avere paura.
Sì perchè la folla è sempre la stessa: quella di Piazza San Pietro o di Piazzale Loreto, quella davanti a Westminster, quella scatenata a Baghdad per demolire la statua di Saddam o a prendere a calci la sua salma, quella che assisteva ai roghi della santa Inquisizione, quella che ha osannato Gesù a Gerusalemme e poi lo ha fatto crocifiggere sul Golgota.
Scusate ma la storia dovrebbe insegnerci pure qualcosa, le stesse situazioni si ripropongono da millenni con spaventosa consuetudine: l'uomo che uccide l'uomo che ha osato sfidarlo.
Se uccidi il tuo nemico ne costruirai il mito e ne accrescerai la forza. E' proprio uccidendolo che lo renderai immortale.

*

30.4.11

DIO LI FA E POI LI ACCOPPA


Eheeee, magari!
Invece, per farci un dispetto, li accoppia.
Soltanto una " i " di più, ed eccoti raddoppiata la sciagura.  *
Avanti così non se po’annà,  no.
Sono già sveglia da un paio d'ore che ho trascorso  a letto leggendo, e adesso sento l'urgenza di un bel caffè.
Nessuno che me lo porga già bell'e pronto (il bar più prossimo dista 400 mt.), così mi alzo e lo preparo da me.
Sono contenta perchè siamo arrivati a venerdì e per me il venerdì equivale al sabato di Leopardi, una giornata sempre dura,  ma in cui almeno c'è nell'aria l' aspettativa di due giorni liberi.


Accendo il fornello con una mano e manovro il telecomando con l'altra, alla ricerca di notizie fresche.
Mi interessa anche il meteo perchè oggi minaccia pioggia, e non sia mai che io mi sciupi la capigliatura per la trascuratezza imperdonabile di lasciare l'ombrello a casa tant'è che qualcuno mi ha ironicamente soprannominata Mary Poppins, perchè anche quando il tempo è incerto l'ombrello per sicurezza me lo porto: è magico, come quello di MP, perchè  basta pigiare un bottone e in uno scatto si apre subito come un paracadute, che se non stai attenta ti solleva in aria, ma una volta chiuso diventa piccolissimo e può stare discretamente sepolto nel pozzo di san patrizio della mia borsetta.

Otto in punto: sigla del notiziario, non svelerò quale per non sembrare persecutoria.
Ma non mi si dica che ce l’ho su coi giornalisti televisivi per partito preso.. Saranno loro ad avercela con me, piuttosto.
Va bene tutto, ma che un Tg delle 8,00  -  con i disastri che abbiamo da elaborare -  si debba aprire, dilungandosi per un quarto d'ora, sull' anteprima delle favolose nozze di Will e Kate, a me non sembra un fatto normale. Diciamo che non ritengo normale chiunque abbia redatto il notiziario con questa priorità, né la giornalista responsabile di leggerlo tal quale. Può darsi che abbia anche ricevuto la scaletta direttamente dalle mani del suo capo, ma, senza arrivare al punto di baciargliele, avrebbe almeno potuto dirgli picche e fare opposizione passiva. Sapeste quante beate volte, anche per  meno,   la sottoscritta si è ribellata al proprio (di capo) facendo scattare il prevedibile fulmineo lincenziamento!

     <<<---capo che ci prova a negare una verità inoppugnabile

Fosse stata meno superficiale, avrebbe fatto contestazione per rispetto verso se stessa, se non altro, o almeno per un formale riguardo alla deontologia. Ma lo sapranno, almeno, cos'è la deontologia i telegiornalisti ?...boh.., anche loro dovrebbero averne una, magari tacita, sotto forma di coscienza del proprio ruolo e di scrupolo verso il servizio che si deve rendere agli altri.
E invece no, eccola lì, bella giuliva e sorridente, sovreccitata neanche fosse lei la sposa.
Forse sono io ad esagerare, come al solito: quella neanche è detto che sia giornalista. Giovane, carina e probabilmente raccomandata; che necessità c'è in Itaglia per le donne di essere anche qualificate, di adempiere ad una missione  o semplicemente apparire intelligenti? Per chi e per cosa? Qui da noi chisssssenefrega della professionalità, qui basta essere "professioniste" tout court.
Le donne che trionfano sono quelle belle, impunite, possibilmente ignoranti e bisognose di essere salvate dal trottoir (ultimamente pure mute), le altre sono solo scassapalle da trattare come rosibindi.


 

Ma poi, fatemi capire: questi Will e Kate sono per caso nostri cugini?
Impera il vezzo nei mass media, oltre a spettacolarizzare qualsiasi evento, di chiamare tutti i protagonisti per nome, come la colf di famiglia.
A me pare molto sguaiato e irrispettoso... eh sì, sono all' antica! ma non  mi preoccupo, le mode cambiano velocemente e farò in tempo a sentirmi di nuovo à la page prima o poi. (speriamo)


Nozze del secolo, le stanno chiamando. Ma sto' secolo non è mica appena cominciato? Oppure già pensano alla fine del mondo prevista il prossimo maggio, o , volendo essere più ottimisti, a quella del 2012?
Forse dicono così perchè sanno già che per un secolo ci martelleranno le palle prima con l' evento e poi con la curiosità morbosa e la maldicenza verso i due poveracci.
Finito con Diana hanno cominciato il linciaggio con Camilla, ora è il turno di Kate, chi sarà la prossima che vorranno uccidere?

Mi verso il caffè bollente che stempero con latte di mandorla.
Vorrei sapere a chi caspita freghi qualcosa, a parte i due miliardi di individui che assisteranno in diretta  incollati agli schermi di mezzo mondo, che gli sposini vadano all'altare in carrozza o limousine blindata, quali vipS faranno la loro apparizione fra le navate di Westminster, come sarà il colorito della Regina e di quanti piani la turrita torta nuziale che taglieranno (ce ne fosse almeno una fetta per tutti...)
Tuffo francescanamente un savoiardo nell'amaro caffé macchiato.

Visto che la gente, incapace di vivere una vita propria, non ha niente di meglio da fare che starsene incollata davanti ai televisori,  che sia usato un po’ di rispetto almeno nel dare priorità alle notizie.
E' anche questo un modo tacito di formare le coscienze dei popoli.
Afferro il telecomando, lo punto contro il TV come un'arma, miro bene e gli tolgo la parola prima che riesca a proseguire con ulteriori stucchevoli sciocchezze.

Le persone stanno morendo come bacherozzi dopo una disinfestazione e...  
E loro ci raccontano la storia di Cenerentola, ci hanno preso tutti per stupidi, pazzesco!
Brucia ammettere che l’Italia è in guerra.
Ma lo è,  mannaggia: SIAMO IN GUERRA senza bisogno che Benito si sia affacciato al balcone per darne l'annuncio, noi siamo tutti complici e ora le nostre mani grondano sangue.
Spezzeremo le reni a Gheddafi, come 60 anni fa eravamo decisi a spezzarle alla Grecia? A casa in mutande ci hanno rimandato, allora!
Secondo voi questa notizia è da mettere in coda alle nozze del secolo? Vergogna.

Ho girato su RaiNews, evitando la BBC per ovvi motivi.
Alabama, già provata dal disastro ambientale di un anno fa, massacrata dai tornado, centinaia i morti accertati
Strage in Marocco, 17 arrostiti, forse c'entra al qaeda 
Altri massacri in Siria con ancora morti a centinaia
Vittime civili in Libia che non si contano più                                              
Popolazioni in fuga da un intero continente, tzunami umano
Duecento nuovi sbarchi a Lampedusa: più ne spedisci via più ne arrivano, un nuovo genere di replicanti
Disastro nucleare di cui neppure s'immaginano le possibili conseguenze,  non resta che preparare i sacchi neri 
La nostra costituzione che se ne sta andando a marengo.
Nozze del secolo celebrate a Londra

Risciacquo la tazzina con la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Intanto rifletto, parrà strano.
Dovremmo tutti difenderla la nostra costituzione: ma la conosciamo almeno un po'?
Come mai non viene esposta nelle aule scolastiche a par condicio col Crocefisso?
Perchè non ne è previsto l'insegnamento già dalle classi elementari come avviene per la religione (cattolica)?
Stasera giuro faccio un post con gli articoli della costituzione, così se il blog contava due frequentatori, ne resterà uno solo, quello che non sa l'italiano, ovviamente e guarda solo le figure. haahahaha
Ma dai, leggiamocela sta benedetta Costituzione (non è poi così noiosa come potremmo temere) e diffondiamola, come un tempo facevano i predicatori col vangelo.
E soprattutto pretendiamo, da coloro che pretendono di governarci, che in primis la conoscano a menadito e che siano anche i primi a rispettarla. Se no fora di ball.

Ecco alcuni articoli per rinfrescarci la memoria; dopo averli letti si capirà meglio a che punto ci troviamo adesso.


Art. 1
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.


Art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.


Articolo 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.


Articolo 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.


Articolo 5
La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.


Articolo 6
La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.


Articolo 7
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.


Articolo 8
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.


Articolo 9
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
Articolo 10
L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici.


Articolo 11
L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.








29.4.11

Piange il mio cuore e piove sulla città

           Il pleure dans mon coeur
           Comme il pleut sur la ville;
           Quelle est cette langueur
           Qui pénètre mon coeur?


                          Ô bruit doux de la pluie
                          Par terre et sur les toits!
                          Pour un coeur qui s'ennuie,
                          Ô le chant de la pluie!


                                              Il pleure sans raison
                                              Dans ce coeur qui s'écoeure.
                                              Quoi ! Nulle trahison?...
                                              Ce deuil est sans raison.


                                                           C'est bien la pire peine
                                                           De ne savoir pourquoi
                                                           Sans amour et sans haine
                                                           Mon coeur a tant de peine.

                                                                                      Paul Verlaine

Sonia Zaffoni 2008 - Pioggia notturna (acrilico su tavola)

**
*
                                                                  Sta piangendo il mio cuore
                                                                  Come piove sulla città;
                                                                  Che sarà questo dolore
                                                                  Che tante fitte dà?


                                                                             Dolce rumor di pioggia
                                                                             Sui tetti e sul selciato
                                                                             E' balsamo questo suono
                                                                             Per un cuore malato.


                                                                                        Piove senza ragione
                                                                                        Nell' anima mia triste.
                                                                                        Se non c’è un tradimento
                                                                                        Motivo non esiste.


                                                                                                        Non c'è peggior tormento
                                                                                                        Di non capir perchè
                                                                                                        Senza amore né odio
                                                            Ho questa pena in me.


(libera traduzione mca)

*

24.4.11

PAPAM NON HABEMUS ? VERUM HABEMUS MORETTI

Raffaello Sanzio 1517-18 - Firenze, Galleria degli Uffizi (tavola)


Veramente impossibile accusare questo film di faziosità o irriverenza. Anche nel caso Moretti risultasse antipatico, come a me per esempio, per nebulose motivazioni che ancora non ho esplorato nel mio subconscio, il film è di grande intelligenza e libertà, privo di tesi precostituite, se escludiamo quella abituale di soddisfare le sue esigenze narcisistiche, ben attento invece a non assecondare le aspettative di una troppo facile critica alle gerarchie vaticane e alla loro ingerenza nei fatti nostri quotidiani.
Gli apologisti cattolici dalla coda di paglia, che vedono il torbido ovunque, si astengano questa volta dall’intervenire in difesa della Chiesa. Chiunque ci provi è chiaramente in malafede e non avrà buone argomentazioni a suffragio.

Non si può infatti tacciare di irriverenza tutto quello che naturalmente si contrappone ai rigidi dogmi o all’immagine stereotipata che la Chiesa continua a voler dare di se stessa:  può essere considerato "irriverente" l'evoluzionismo darwiniano perchè rende ridicola l'ipotesi del creazionismo, oppure la scoperta di nuovi pianeti o il considerare cardinali e Papa uomini innanzi tutto, tali quali Iddio li ha creati?

Non sono forse anch'essi nati da un utero femminile a conseguenza di un atto sessuale? Le provette non erano ancora di moda.
Non mangiano essi, bevono, dormono, espletano le loro funzioni corporee, allo stesso modo di tutti gli altri animali? Non è forse rosso il loro sangue? (abbiamo tutti assistito con orrore allo sbocciare di una rosa purpurea sulla candida veste di Wojtyła, quando gli hanno sparato).
Al di là di una loro supposta santità, non possono anch’essi avere dubbi, paure, desideri, bisogni? Dove sta il problema? “Todo cambia” come recita la bella canzone di Mercedes Sosa, eseguita da ignari musici in piazza, davanti al neo Papa che li ascolta incantato.

Il film è a tratti addirittura commovente: commovente lo spettacolo di Piazza San Pietro gremita di fedeli accorsi per la veglia e i funerali del Papa polacco e la marea di cristiani in trepida attesa per giorni e notti bianche di quella fumata che finalmente annunci l’avvenuta elezione del nuovo pontefice.
Commovente è tutta la magistrale interpretazione di Michel Piccoli (autre antiphatique du cinema) che qui ci appare al culmine della sua ispirazione.
Sfuggito miracolosamente alla sorveglianza svizzera delle guardie vaticane, il Papa appena eletto si aggira disorientato per la capitale, assaporando ogni più piccola esperienza come una primizia ansiogena e al tempo stesso emozionante, in preda ad uno stato di regressione infantile, causata forse, come azzarda la diagnosi degli psicanalisti, da un deficit di accudimento sofferto in tenera età.
Il film è spettacolare, ben girato, a tratti divertente, con quel senso della misura che è caratteristica del buon gusto: un divertimento sottile, garbato e nella piena osservanza del rispetto dovuto innanzi tutto all’umana persona prima ancora che all’apparato istituzionale. Sarà forse questo ad infastidire qualcuno.

Moretti, sempre convinto di essere il "migliore", forse questa volta c'è riuscito per davvero,  e, se beccherà qualche premio, sarà meritatamente. Piacevole la partecipazione di Margherita Buy (nostra attrice preferita), sempre all'altezza di qualsiasi parte.    
Strepitosa l’interpretazione dell’attore polacco Jerzy Stuhr, nei panni del portavoce vaticano eccelso nella sua funzione di custode dell'ecclesiastica facciata e di pronto traduttore di situazioni imbarazzanti in termini accettati dal protocollo.
Personaggio-chiave, paradigmatico in questa morettiana parabola dell’inguaribile attitudine umana a rimanere sempre in bilico tra desiderio di verità e  bisogno d'illusione.

Voto: alto
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