Qui non mi trovate,
io qui non ci sono.
Sto nella stanza accanto
dove non c'è nessuno.

9.10.10

MARIO VARGAS LLOSA

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AVVENTURE DELLA RAGAZZA CATTIVA ****

(Travesuras de la niňa mala)                                                    
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AUTORE Vargas Llosa, Mario
EDITORE Einaudi
ANNO 2006



Questo scrittore peruviano, prolifico e versatile, è balzato all’attenzione del pubblico durante il boom letterario degli anni ’60 e ’70, ottenendo grande successo in tutto il mondo tranne che nello stesso Perù, dove inizialmente non fu capito e alcuni fra i suoi primi romanzi vennero addirittura bruciati in piazza.
Pur amando la sua patria e soffrendo per l’arretratezza impostale da una povertà atavica e dalle umiliazioni subite da anni di feroce dittatura, è riuscito ad emanciparsi dalle influenze della letteratura latino-americana e, in questo romanzo, fa sue le atmosfere europee siglate dall’esistenzialismo francese, la Nouvelle Vague, la rivoluzione psichedelica dei figli dei fiori sbocciata a Londra agli albori degli anni ’70 e la controcultura della movida madrilena degli anni ’80.
La ragazza cattiva, o niňa mala come sarà nominata per tutto il racconto, fa la sua prima comparsa a Lima nell’estate del ’50, infiltrandosi nella compagnia di adolescenti dei quartieri alti, seducendo e scandalizzando con i suoi comportamenti esotici e molto spigliati. Lily, questo è il suo nome, interpreta i passi del mambo, appena entrato in voga, con movenze da consumata ballerina di night club più che di tredicenne di buona famiglia quale si sta spacciando; i suoi atteggiamenti maliziosi e provocanti, le palesi bugie e il misterioso riserbo di cui contemporaneamente si ammanta, creano scandalo nelle famiglie benpensanti, stuzzicano la competitività femminile, ma i maschi, che hanno appena lasciato i pantaloni corti per quelli lunghi e da poco smesso di fumare di nascosto, sono invece polarizzati da questa presenza ammaliante e fanno a gara per corteggiarla. Fra loro è Ricardo Samocurcio a subire maggiormente il fascino trasgressivo della niňa mala, restando impigliato nella sua tela come un povero moscerino.
Nonostante tenti di dichiararsi più volte, viene da lei sempre respinto, come tutti gli altri che osano farsi avanti. Non è ancora finita l’estate che la niňa mala, improvvisamente com’era apparsa, sparisce, senza lasciare traccia di sé.
Ricardo parte allora per Parigi, città cui fin da bambino ha sognato di poter approdare, santuario della cultura, capitale di tutte le capitali, e qui, tirando un po’ la cinghia, riesce a terminare gli studi, laureandosi. Pieno di speranze, si sta avviando alla carriera d’interprete e sembra che le cose per lui si mettano per il meglio, quando la malasorte gli fa rincontrare la niňa mala, di cui si stava quasi dimenticando. 

Egon Schiele

Non si chiama più Lily, ammesso che questo fosse mai stato il suo nome, ma Arlette, veste i panni di una guerrigliera pronta a partire per i campi d’addestramento rivoluzionari cubani ed esibisce un curriculum platealmente falso. I due hanno un breve rivival sentimentale durante il quale Ricardo sente riaccendersi l’antica passione, ma dovendo lei partire per forza, si rassegna a perderla di nuovo.
La rincontrerà qualche anno dopo, sposata ad un diplomatico francese, elegante, ricca e altezzosa.
A questo punto la relazione fra i due, rimandata da tempo, prende finalmente l’avvio ed essi iniziano a frequentarsi clandestinamente nell' appartamentino da scapolo acquistato da Ricardo con i suoi primi guadagni come traduttore ufficiale dell’Unesco. Ma l’innamoramento resta un sentimento a senso unico. La niňa mala, ora M.me Arnoux, non fa mistero di disdegnare qualsiasi cosa non sia finalizzata al prestigio e alla ricchezza, rinfacciandogli le sue modeste ambizioni, umiliandolo con continui cambiamenti d’umore e obbligandolo a sottomettersi alle proprie esigenze erotiche trattandolo al pari di un sex toy.
Inizia per Ricardo l’estenuante cammino lungo i sentieri accidentati della passione non corrisposta, rincorrendo la donna  ovunque, logorato dalle continue sparizioni  ingiustificate  e successive riapparizioni non appena lei si trova nei guai, o perchè in fuga da un ennesimo matrimonio, o malata e senza soldi, magari proprio nel momento in cui lui si sentiva  ormai rassegnato d’averla persa. Ogni volta sembra deciso a non voler ricominciare, pur sapendo che non sarà più in grado di rifarsi un’esistenza in cui lei non sia in qualche modo presente, non foss'altro con la sua latitanza. Tuttavia di fronte alle sue lusinghe, promesse e seduzioni, ogni volta ci ricasca, sottomettendosi, incapace di ripudiarla, offrendole ancora amore e protezione, riproponendole il matrimonio e una vita tranquilla. Ma Ricardo sa che non è la vita tranquilla che lei desidera e tutto sommato neppure egli stesso: gli strazi provocati dalle loro separazioni e la gioia assoluta che lo invade, ogni volta che la ritrova, sono diventati col tempo gioia e strazio irrinunciabili, dai quali non può più abdicare, essendo diventati per lui fonte d’ineguagliabile piacere.
Sonja-Van Willingen-Le-pont-des-Arts-

Quando alla fine lei sparirà definitivamente, Ricardo scoprirà l’esperienza consolatoria della scrittura e farà della niňa mala l’antieroina di questo romanzo-diario, in cui onestamente annoterà le sue patetiche illusioni, l’incrollabile amore e la totale abnegazione che lo hanno condotto fino alla bancarotta e al tentato suicidio, l' insana passione per una ragazza cattiva che gli avrà dato se non altro dei buoni argomenti su cui scrivere un libro.
Da qualcuno a torto criticato, il romanzo per la sua limpidezza e fluidità si offre a tutti, e pur nel ripetersi delle situazioni, non risulta mai noioso, dando anche un piacevole contributo all’analisi del clima culturale di quegli anni mitici, che meritano di essere visitati e approfonditi attraverso lo sguardo intenso di questo degno scrittore, che, anche in questa prova, merita a mio avviso la più rispettosa considerazione.

(mca 2006)

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8.10.10

IL MOMENTO MIGLIORE



  Ogni giornata ha la sua caratteristica particolare. Quella di oggi, 7 ottobre, è la pesantezza. La sento nello stomaco innanzi tutto, e nella fatica che faccio a muovere i passi, come se le scarpe avessero zeppe di piombo.
Se per disgrazia scivolassi nella Darsena oggi, non credo che me la caverei. Potrei forse farmi un bel giretto turistico sul fondale melmoso, muovendomi al rallentatore fra i detriti, come un’aragosta . Dicono che la morte per annegamento non sia spaventosa come si crede, ma anzi dolce. Sì, può anche essere, se si tratta delle acque tiepide e cristalline del reef nell’oceano Indiano, ma chissà come sarebbe l' annegamento in una pozza, gelida e limacciosa… mi resterebbe almeno il tempo di lanciare un epiteto riassuntivo  agli amministratori di questa maudite-ville?
  
   Scendo le scale che portano alla stazione Metro di Sant’Ambrogio. Studenti  corrono nel mezzanino per arrivare a lezione in tempo, altri corrono per riuscire a prendere al volo il treno di cui già arriva il rombo da sotto il pavimento. Evitare gli scontri in quest'area è  un’arte quasi marziale. Vorrei non essermi messa il giubbotto di pelle: il sole è tornato a splendere a metà mattina, fa un caldo bestia, adesso, ma ho le braccia ingombre e non riesco a sfilarmelo.
   Oggi, delle due trattative che avevo in corso, una sola è riuscita ad essere conclusa, domani si ricomincia, e vedremo.  Intanto la tessera magnetica di abbonamento, al primo tentativo fa cilecca, il tornello non gira e devo cambiare fila. Ad altri tocca fare lo stesso. La pazienza dei Milanesi non ha limiti. Mi trascino pesantemente giù per altre due rampe di scale.
- Stavolta, se trovo un posto a sedere, mi ci piazzo e non ci saran santi, mi si parasse dinnanzi Matusalemme in persona , non mi alzo .-  Le solite quindici fermate da affrontare stoicamente in piedi, cercando di ignorare la calca intorno, davvero non me la sento di reggerle: mi sento schiattare solo all'idea.   M'inoltro fino in fondo alla banchina dove pochi sono in attesa: chissà come mai la gente si affolla tutta nello stesso punto, col rischio di dover viaggiare stipata, piuttosto che scegliere di far quattro passi in più per diluirsi lungo il marciapiede. Guardo l'orologio.
L'occhio della telecamera mi sta scrutando silenziosamente. Un paio di minuti e i fari del treno sbucano  dal tunnel, risucchiando aria e trascinando con sè un frastuono indicibile. Le porte si aprono di schianto, come ganasce fameliche. Salgo: la vettura è già abbastanza piena, considerato l’orario e tutto, ma posti disponibili ce ne sono ancora parecchi.
   C’è lo strano costume da parte dei viaggiatori milanesi di sedersi il più possibile distanziati uno dall'altro: i sedili più ambiti sono quelli laterali alle porte, dove, almeno su un lato, si evita la vicinanza di un'altra persona. Sono sempre i primi ad essere accapparrati. Gli altri passeggeri si siedono intercalandosi, lasciando, quando possibile, un posto libero accanto al proprio, anche se poi, in un paio di fermate, i posti verranno tutti comunque occupati. Le posizioni migliori vengono sempre tenute di mira  e, non appena lasciate libere, diventano oggetto di rapida occupazione, quasi si sperasse, con ciò, di mettersi al riparo da qualche possibile contagio. 
Di solito evito di sedermi, ma, quando succede,  subisco anch'io questo condizionamento, simbolo della diffusa asocialità che ormai regna ad ogni livello;  così mi accaparro un bel posto centrale, privo sul momento di indesiderabile vicinato.    
   Sistemo gli ingombri sotto il sedile e mi metto comoda. Ho le cuffie e cerco di settare l’I-pod su un livello di volume più idoneo alla circostanza, operazione non semplice, perché la musica troppo bassa resta soverchiata dal fracasso del treno in corsa, se è troppo alta mette a serio rischio i poveri timpani.
Tuttavia, dovendo scegliere la maniera di restare precocemente sorda, piuttosto che per colpa dell' ATM, opto per la musica a tutto volume.  "Soverchiata". Ma che bel termine ho usato. Pare che molte parole rischino di scomparire dal nostro vocabolario per la mancanza di utilizzo da parte delle nuove generazioni. E' stato stimato un impiego di circa mille vocaboli da parte dei più alfabetizzati, per molti altri forse meno di cinquecento.
   Prima che le porte si richiudano con un tonfo, sale un giovane. Catturo la sua immagine con la coda dell'occhio, sfocata come quella delle altre centinaia di passeggeri che incrocio ogni giorno. Una figura in blu, slanciata, forse uno studente uscito dalla Cattolica o un giovane assistente. Ha una leggera barba diffusa sul viso che ne rende indecifrabile l' età anagrafica. 
Regge uno zainetto e un giornale. Si guarda intorno, analizza la disponibilità dei posti, e poi decide.

   Me lo ritrovo accanto, alla mia destra, lo zainetto abbandonato ai piedi, il giornale aperto sulle ginocchia, mentre il treno si riavvia lentamente.
Do un’occhiata al panorama di fronte: Bukowski diceva: - La gente è il più grande spettacolo del mondo e per vederlo non si paga nemmeno il biglietto.- Qui per la verità il biglietto si paga e lo spettacolo non è poi questo granchè.
   Vedo un fronte di giornali aperti con titolo cubitale in prima pagina, praticamente lo stesso per tutti. Procurandomi una leggera aritmia mi ricorda il motivo della pesantezza di oggi .
   Mi giro verso destra: i posti sono piuttosto stretti, la posizione di lettura è prospetticamente ideale e, non soffrendo ancora di miopia, potrei leggere in modo ladresco e parassitario in contemporanea col mio vicino di viaggio. Ma non leggo, tanto indovino già tutto ciò che può starci scritto; mi guardo di nuovo intorno e ogni uomo che osservo mi sembra che abbia l'aria di un possibile stupratore. Ammesso che non lo sia, non potrebbe darsi che non ne abbia ancora avuto l’occasione? Fisso una manona irsuta di pelo scuro che spunta dal polsino di un impermeabile: mi aggredisce un pensiero orribile, mi sta venendo la nausea. 
   Una carica elettrica all'interno delle scarpe mi costringe a  battere  i piedi  sulla gomma del pavimento, con aria indifferente, quasi per accompagnare un ritmo di blues.
Potessi volarmene via da quello spiraglio di finestrino aperto, via dalla città, via dal mondo intero...



Image by Wolfgang Bauer



   Mi tormenta il faccino di quella bambina truccata da grande, pieno di sogni e di segni per tante lotte.
Ignara calpesta la sua ombra nel pomeriggio d’agosto, mentre percorre a passo svelto la strada che forse non la porterà alla spiaggia: eppure è uscita senza aver pranzato, giusto per non dover ritardare l'ora di fare il suo primo tuffo fra le onde.
Ti hanno tradita, ragazzina.
Ci potevi annegare in quel mare e morire felice, almeno, dolcemente.
Invece no...
Dentro ad un pozzo sei andata a finire.
Creatura leggera come una piuma, ti hanno anche messo una pietra sopra, per spingerti sul fondo e tenerti sotto… 
Ti hanno messo una pietra sopra, come si fa coi  brutti ricordi.
    Mi si stanno appannando le lenti da sole adesso e sento bruciare gli occhi da maledetto. Fra poco non riuscirò più a vedere una  beata mazza.
   E' una vibrazione nello stomaco che  mi salva in corner: il telefonino prende a squillare. Annaspo alla cieca nella borsetta; non riconosco il numero, rispondo lo stesso, confusa, cerco di liberarmi in quattro battute usando il tono basso e sommesso delle occasioni private. Lascio sconcertato il mio interlocutore ma gli prometto che richiamerò entro breve.
   Le cuffie intanto mi sono scivolate giù lungo i capelli. Uff che caldo! il giubbotto...mannaggia, alla fine non l’ho più tolto.
- Come faranno, dico io, queste persone qui, a dormire saporitamente, restando sedute imperterrite, impiccate in mezzo agli altri,  sepolte da  borse e pacchetti e svegliarsi al momento giusto della fermata? …
Boh, avranno fatto il turno all’ospedale. O in fonderia.  
C'avranno un timer inserito nel cervello.
Io, per me,  fatico ad addormentarmi perfino in un comodo letto.-
    Il treno ha preso velocità, le stazioni sono più distanziate, la gente sbarca e sale alle fermate. Sono a disagio e non so più da che parte guardare; così do un'altra sbirciata al mio vicino: nel frattempo ha girato le pagine e sta leggendo una notizia  sportiva.
    Si è messo più comodo durante la lettura. Ha divaricato le gambe, in un modo che solo i maschi possono permettersi, trasformando in contatto quella che prima era solo vicinanza. Io registro, ma senza ritrarmi. Noto i suoi jeans, un po' sbiaditi nei punti di maggiore tensione, prendere sotto al mio sguardo una traiettoria sempre più obliqua fino ad appoggiarsi con nonchallance contro il mio ginocchio.
     E lì rimangono,  senza esercitare pressione, nè urti, nonostante gli scossoni del treno, in un’aderenza disinvolta e consapevole, quieta, garbata, gentilmente energetica. Avrà notato che non mi sono scostata da lui, che non ho mosso un muscolo?
   Il giovane maschio, ripiegato il giornale, si abbandona in questa posa, fregandosene di tutto il resto, appagato di quel contatto consenziente che si protrae e sembra compiacersi di se stesso. Questo tocco leggero, incide e coincide col mio attimo, e mi fa sentire subitamente pacificata. E' il tocco addolcente e lenitivo che meritava di ricevere anche la piccola piuma, invece di finire nel pozzo.
   Il momento migliore della giornata.


mca

(segue)

3.10.10

MA SIAMO MATTI?

      Come è possibile,
essere immersi nel caldo sole
mentre tutto d’intorno sorride
e avere l’angoscia nel cuore?
      Lasciate a noi le nostre tristezze!
A noi che non possiamo andare per prati
e non vediamo mai il sole.

Alberto Paolini





Ascanio Celestini ha portato al festival di Venezia il suo primo film,  tratto dal suo romanzo La pecora nera - Elogio funebre del manicomio elettrico, lavoro già proposto in teatro,  originale e ben fatto, vagamente ansiogeno, di taglio secco e senza concessioni a falsi sentimentalismi o patinature.
Ci narra i " luoghi di alienazione del matto", primo fra tutti la famiglia, in cui s'annidano i serpenti più letali, che mai smetteranno di avvelenere la sua vita a seguire.
E poi la scuola, un vero e proprio luogo di martirio quando non riesce a farsi considerare dai maestri, esprimendosi, lui, con concetti spesso inediti e alternativi, a volte un po' troppo contorti per riuscire a farsi raggiungere; e poi la Casa di cura, dove finisce e rimane per non essere più d' incomodo agli altri,  e infine... il supermercato, cattedrale allegorica e summa di tutte i precedenti luoghi di alienazione.


Al matto, per poter fuggire dalla sua prigionia, occorre saltare cento cancelli: ci prova e salta il primo, salta il secondo, poi salto il terzo e salta il quarto. Ma quando arriva finalmente davanti al novantanovesimo cancello è talmente stanco, che non ce la fa più a saltare anche l'ultimo e prende la decisione di tornarsene indietro.
Barzelletta-parabola che raccoglie in sè tutta la disperazione di chi sa che in fondo là fuori tutto sarebbe più difficile e forse si starebbe anche peggio.

A cosa servono i matti, ci si chiede a un certo punto del film.
Forse a far sembrare normali quelli che stanno al di là dell'ultimo cancello...

Ma oggi, che i manicomi sono stati aboliti, e cancelli non ce ne sono più, che cosa farà la differenza?



trailer film - La pecora nera - di Ascanio Celestini - 2010

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29.9.10

L.O.V.E.


IN C... ALLA FINANZA
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 Maurizio Cattelan - L.O.V.E. - (2010) scultura in marmo di Carrara di 11 metri, allestita in faccia al palazzo della Borsa, è stata creata appositamente per Milano "contro tutte le ideologie". (ph.by mca)


L'opera, come la migliore arte contemporanea che sappia produrre discussione e dibattito ideologico, è intenzionalmente provocatoria, mette in discussione le certezze del nostro tempo, offrendosi come uno specchio, seppur incrinato, del nostro presente.
Dato il vespaio di polemiche sollevato, il Comune di Milano, preso in contropiede,  ha già disposto che la scultura disdicevole venga prontamente rimossa da Piazza Affari il prossimo 3 ottobre.
Si tratterebbe senza equivoci di un provvedimento insopportabilmente reazionario rimuovere l'opera dal suo contesto originale:  anche interpretando l'opera come un insulto, la finanza di questi tempi se lo sarebbe pienamente meritato.         
Speriamo che  qualche autorità, in vena di bagarre, all'ultimo momento si opponga ai benpensanti (Sgarbi, ma dove sei?); oppure potremmo auspicare qualche azione di resistenza passiva da parte di citoyens progressisti e battaglieri.  
Speranza ovviamente remota, considerato che la piazza, seppur bella, non gode di  frequentazione  o transito da parte di giovani avanguardie artistiche:  non è un sito da cui si passi per caso, lì ci si va solo per i danè.              
mca
.*mca
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28.9.10

AUTUNNO

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Fa sera presto ormai.

Guardo il buio di fuori, 
calato come un grido.
Quando l’ultimo arco di luce
nel cielo sarà sbiadito
e diverrà gelo il tepore del giorno, 
Winslow Homer
la notte si punteggerà di stelle
saccheggiate alle altre stagioni.
Bussa alle finestre l’autunno.
Domani le prime foglie ingiallite
sembreranno frutta tra i rami.
In montagna torneranno le volpi,
furtive in cerca di prede,
fuggiranno tra i colpi di fucile
seminando impronte nel bianco.
Toccherà levare dall'armadio i piumoni ,
e alzare il riscaldamento,
portar su Brandy dalla cantina
e andarcene a letto con le galline.

Un altro inverno senza di te...
No ti prego, non farmelo fare.  

mca

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(TUTTI I DIRITTI RISERVATI)

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27.9.10

TACI, NON ODO PAROLE CHE DICI UMANE

..


AFORISMI SUL SILENZIO

Perchè a nessuno viene mai il dubbio che il silenzio possa anche essere un'occasione da non perdere?  ( mca)

A molte donne tutto sommato gli uomini silenziosi non dispiacciono poi così tanto: le illudono che stiano pensando.  (mca)

Meglio tacere correndo il rischio di passare per stupidi che parlare e dissipare ogni dubbio. (A. Lincoln)

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25.9.10

MILANO, "CAPITALE MONDIALE DELLA MODA"



Milano è una delle città d'Italia dove le donne (non sempre per colpa loro) girano peggio vestite,

tuttavia: ""questo settembre il calendario di Milano Moda Donna sarà ricchissimo, dal primo all'ultimo giorno, con una calcolata alternanza tra grandi nomi e stilisti emergenti, e sfilate davanti al pubblico delle grandi occasioni.



un appuntamento che serve sicuramente a rilanciare il made in Italy e soprattutto a portare il mondo della moda al centro dell'attenzione per l'importante ruolo di motore economico e culturale per il nostro paese.""



mca

21.9.10

PENSO A TE QUANDO


Image by Marco Carreras

            
                   Io penso a te quando dal seno del mare
                      il sole sorge e i suoi raggi dardeggia;
                                io penso a te quando al chiarore lunare
                                  l'onda serena biancheggia.
                                        Io penso a te quando sale la polvere
                                           lungo il lontano sentiero,
                                                e nella notte oscura, quando al passeggero
                                                   sul ponte il cuore balza di paura."


                                                                                                              WOLFGANG GOETHE

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18.9.10

ABC ...D COME DIGNITA'


A

B


"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori alla organizzazione politica, economica e sociale del Paese."

      Una domanda rivolta a tutti e quindi anche lei è invitato, gentile on.Gianfranco Fini, perchè avendo recentemente citato l'art. 3 della Costituzione italiana in difesa della dignità femminile, ha ancora maggiore diritto di darci la sua opinione rispetto a un concetto astratto e controverso, rispondendo ad una precisa domanda circostanziata.
La domanda in questione è questa:  riferendosi esclusivamente all'apparenza esteriore, una delle due signore qui sopra ha meno dignità dell'altra?   
E se sì, quale delle due ne avrebbe di meno?


C
Nessuno si sogna di mettere in discussione la dignità di chi è ideatore, finanziatore ed interprete di spettacoli intellettualmente osceni che quotidianamente ci vengono propinati .
E di quella di coloro che ne compongono la fitta audience .

Con il termine dignità, si usa riferirsi al sentimento che proviene dal considerare importante il proprio valore morale, intellettuale e la propria onorabilità, e di ritenere importante tutelarne la salvaguardia e la conservazione.


Per i modi della sua formazione e le sue caratteristiche intrinseche, questo sentimento si avvicina a quello di autostima, ovvero di considerazione di sé, delle proprie capacità e della propria identità. Pertanto il concetto di dignità dipende anche dal percorso che ciascuno sceglie di compiere, sviluppando il proprio "io".

Ugualmente si riconosce dignità alle alte cariche dello Stato, politiche od ecclesiastiche, richiedendo che chi le ricopre ne conservi le alte caratteristiche. (Wikipedia)

Forse si dovrebbe fare ordine nei nostri cassetti prima di attaccare e rendersi persecutori di chi non è allineato con le nostre convinzioni.
mca
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15.9.10

E CHE SFIDA SIA!


 Dal medesimo soggetto d' ispirazione (una vecchia lettera ritrovata in fondo a un cassetto) ecco due suggerimenti poetici scritti in simultanea, attingendo liberamente alla fonte.
Costruiti utilizzando note comuni seppure con variazioni diverse, seguendo ciascuno il proprio stile e la propria identità distintiva oltre a una personale musica interiore, danno origine, quasi senza volerlo, a una piccola sfida letteraria ...E allora che sfida sia!




SPRAZZO DI VERDE SULLA MONTAGNA

Non è più il gioco che cerco,
non più l’eccezione,
non le grandiose immagini inebrianti
e rutilanti, che penetrano la mente
e travolgono i sensi.
Si è capovolto il mio mondo di luci e colori,
ed è emerso un gelido vuoto inatteso
e un buio profondo, là dove
c’erano stati carnevale e sogni senza confini.
Vorrei essere stato meno ciarlatano e meno giocoliere
al tempo che mi regalava ore spensierate.
Ora sogno un forte appiglio, un porto sicuro,
che mi faccia sperare e lasciare alle spalle
questi ultimi anni turbolenti, che pensavo felici,
ma che nell’anima hanno seminato
un vago senso d’incompiuto
ed un gran bisogno di calma e certezze.
Ora guardo quello spiazzo di verde sulla montagna
e ti penso.

FABRICIO LUIZ GUERRINI  

                
LETTERA 
.
Nel silenzioso pomeriggio estivo
tempestato di accecanti bagliori,
fra un palpitare di foglie,
fisso dalla finestra
il verde spiazzo sulla montagna di fronte,
e ti scrivo.
.
Chissà se aspetti ancora le mie lettere:
siamo cresciuti, io e te.
Vorrei già strappare il foglio e cancellarti,
restarmene immobile, lontana,
dimenticarmi l’infanzia,
e le cupe smorfie del disincanto.
.
Il mio universo acerbo di colori e di luci
s’è capovolto ormai.
È un cono d’ombra il mio rifugio.
Finiti il carnevale e i sogni,
resta un irrequieto pensare.
.
Non più al gioco o all’eccezione
invoco di strapparmi
ai grigi artigli della noia.
.
Da un angolo remoto del mondo
mi giunge quel richiamo fatale
per cui non esiste biglietto;
e come un puledro fremo e scalpito,
e prendo a calci le porte della mia prigione.
.
Se fossi stata meno ciarlatana
e giocoliera col tempo
che regalava ore felici,
troverei oggi  una mano
su cui posare la mia fronte stanca,
che mi allontani dal senso d’incompiuto.
.
Ruggisco come lontano il mare,
affannato a lucidare i soliti sassi.
Dalla finestra aperta oltre le foglie
mi fissa lo spiazzo verde sulla montagna.
Ti ho scritto perchè, scusami,
solo pensarti oggi non bastava.


mca
.
,

Lettori fissi