Qui non mi trovate,
io qui non ci sono.
Sto nella stanza accanto
dove non c'è nessuno.

22.6.10

LA FELICITA' ESISTE?

Elogio della Matrigna
Mario Vargas Llosa – Einaudi
Trad. Angelo Morino






La felicità esiste. - Si ripeté come ogni sera. - Sì, ma a patto di ricercarla dove è possibile. Nel corpo proprio e in quello dell’amata, per esempio; da soli e nel bagno; per ore o minuti e sopra un letto spartito con la creatura tanto desiderata. Perché la felicità è temporanea, individuale, eccezionalmente duale, molto di rado tripartita e mai collettiva".
(Mario Vargas Llosa)
.

Solo chi ne ha avuta una, può capire il valore della matrigna.
E’ la nuova sposa di papà, quella che gli ha restituito il buon umore e  gioia di vivere, una ragione per uscire ogni mattina, tirare la carretta, reggere gli impegni e su di lei sarà focalizzata tutta la sua attenzione per i prossimi anni, almeno fin quando la luna di miele non avrà il suo naturale epilogo. Meno tempo quindi per stare alle calcagna dei figli, utile in molti casi anche per sgravare di tensione il rapporto con la propria figliolanza. Generalmente i secondi matrimoni hanno più probabilità di essere duraturi rispetto al precedente, vuoi per merito delle esperienze di cui si è fatto tesoro, vuoi per l’età più adulta e di conseguenza anche per la prole esiste una prospettiva di maggiore stabilità e continuità di intenti rispetto a prima. Se poi questa continuità sarà pacifica o belligerante, bisognerà verificarlo caso per caso. Certo è che, seppur si raccomandi che il buon senso ce lo metta chi si presuppone lo abbia in dote, spesso questo arduo compito è delegato ai figli, che ne fanno arma di sopravvivenza a modo loro, secondo regole individuali, creatività e predisposizioni.
C'è chi finirà per anestetizzare il legame in un rapporto di appiattimento emozionale, chi si renderà diabolico persecutore della coppia, chi se ne andrà di casa sbattendo la porta e dicendo addio per sempre all'istituzione famiglia.
Riuscire ad ipotizzare con ottimismo un’ idilliaca restaurazione della totale serenità è quasi sempre pura utopia.
Vargas Llosa ci racconta una delle tante storie possibili, col suo modo sofisticato che qui sconfina in raffinato virtuosismo dal sapore un po' decadente, oserei dire quasi dannunziano, (benché io mi sia pregiudizialmente esonerata dall’approfondire, forse a torto, questo scrittore e potrei quindi inciampare in un pressapochismo di cui mi scuso con i cultori).
Innocenza e corruzione si intrecciano in modo conturbante in pagine di rara efficacia stilistica, che non mancheranno di urtare (miratamente) la suscettibilità morale od estetica dei più sensibili.
Il linguaggio è fluido e voluttuoso e il libro, di circa 150 pagine, ingrana presto la quarta e si legge tutto d'un fiato per arrivare all'epilogo.
Interessante e geniale la trovata di inserire una galleria virtuale di quadri illustrati e rivisitati dall’autore come allegoria alle vicende raccontate.
Una sfida letteraria consigliata agli amanti delle chicche e a chi sia cultore della buona scrittura (personalmente mi sono ritrovata a rileggere con avidità lo stesso passaggio anche più volte.)
Sconsigliabile invece a generalisti, bigotti e …pubblico immaturo.           mca



Francois Boucher - Il bagno di Diana (2° quadro della Galleria)

Quella a destra sono io, Diana Lucrezia. Sì, io, la dea della quercia e dei boschi, della fertilità e dei parti, la dea della caccia. I Greci mi chiamano Artemide. Sono imparentata con la Luna e Apollo è mio fratello. Fra i miei adoratori abbondano le donne e i plebei. Ci sono templi in mio onore in quasi tutte le foreste dell’impero. Alla mia destra, china intenta a scrutarmi il piede c’è Giustiniana, la mia favorita. Abbiamo appena fatto un bagno e stiamo per fare l’amore.


La lepre, le pernici e i fagiani li ho cacciati all’alba, con le frecce che, strappate dalle prede e ripulite, sono ritornate nella loro faretra. I segugi sono decorativi; di rado me ne servo, quando vado a caccia. Mai, comunque, per catturare animali fragili come quelli di oggi, perché le loro fauci li triturano fino a renderli immangiabili. Questa sera mangeremo queste bestie dalle carni tenere e gustose, insaporite con spezie esotiche, bevendo il vino di Capua finchè non cadremo ebbre a terra. Io so godere. E’ una tendenza che ho perfezionato senza posa, nel corso del tempo e della storia, e affermo senza arroganza di avere raggiunto in questa materia la sapienza. Intendo l’arte di libare il nettare del piacere di tutti i frutti, anche quelli marci, della vita.


Il personaggio principale non è nel quadro. O meglio non lo si vede. Si aggira lì dietro, nascosto nel folto, spiandoci. Con i begli occhi color di alba meridionale spalancati e il tondo viso accalorato dall’ansia, sarà lì, rannicchiato e come stregato, ad adorarmi. Con i riccioli biondi intrecciati e il piccolo membro dall’epidermide pallida inalberato come uno stendardo, sarà lì a sorbirci e divorarci con la sua fantasia di fanciullo puro. Saperlo ci fa gioire e aggiunge malizia ai nostri giochi. Non è un dio né una bestiola, ma di specie umana. Bada alle capre e suona il flauto. Lo chiamano Fonsino..


Giustiniana l’ha scoperto alle idi di agosto, mentre io seguivo le tracce di un cervo nel bosco. Il pastorello stava seguendomi, stordito, inciampando, senza allontanare lo sguardo da me neppure per un istante. La mia favorita dice che quando mi ha vista dritta, tutti i muscoli del corpo tesi a scoccare la freccia, il piccolo è scoppiato a piangere. Lei si è avvicinata per consolarlo, e allora si è accorta che il fanciullo piangeva di gioia. - Non so cosa mi succeda, le ha confidato con le guance bagnate di lacrime, ma ogni volta che la signora compare nel bosco le foglie degli alberi diventano stelle e tutti i fiori si mettono a cantare. Uno spirito ardente si caccia dentro di me e mi riscalda il sangue. La vedo ed è come se, tutto tranquillo sulla terra divenissi uccello e spiccassi il volo.-


- La forma del tuo corpo ha ispirato precocemente ai suoi pochi anni il linguaggio dell’amore – ha filosofeggiato Giustiniana, dopo avermi riferito l’episodio. – la tua bellezza lo ipnotizza come fa il crotalo con il colibrì. Abbi pietà di lui, Diana Lucrezia. Perché non giochiamo col bimbo pastore? Svagandolo, ci svagheremo anche noi - .....
(Mario Vargas Llosa)
da: Elogio della Matrigna
.
.

Nessun commento:

Posta un commento

Lettori fissi