Qui non mi trovate,
io qui non ci sono.
Sto nella stanza accanto
dove non c'è nessuno.

31.1.10

Anticipatore di splendide conseguenze


COROT E L’ARTE MODERNA
Verona, Palazzo della Gran Guardia – fino al 7 marzo 2010

Roma- 1826-1827

Con la partnership del Museo del Louvre, che per la circostanza ha prestato numerose tele della propria collezione, questa esposizione c’introduce all’arte di Jean-Baptiste Camille Corot (1796-1875), paesaggista francese e maestro dell’arte figurativa, attivo anche in Italia nei numerosi viaggi di studio a Roma e Napoli, di cui ha lasciato superbe opere a testimonianza.
Con le sue osservazioni approfondite sul ruolo della luce e la modulazione di spazi e volumi, e per il suo senso della sintesi, Corot pare aver gettato il seme che andrà a sbocciare nell’impressionismo pochi anni più avanti.
Il suo sforzo di collegare teorie classiche a tecniche più innovative getta un ponte verso la modernità.
L’intenzione prevalente della mostra è appunto di promuovere in Corot il ruolo di “ traghettatore” e “anticipatore di splendide conseguenze”.
Certo è che da quel punto in poi, l’arte pittorica francese non sarà più la stessa di prima, e prenderà distanza dai canoni di perfezione dei grandi paesaggisti che, con Nicolas Poussin e Claude de Lorraine, avevano ormai raggiunto un’eccellenza insuperabile.
Corot, considerato l’ultimo dei classici, è qui collocato in una posizione intermedia nell’arte francese: da una parte degnissimo erede dei suoi grandi predecessori e dall’altra precursore di Cézanne e persino ispiratore di Picasso e Braque, avendogli più di un critico attribuito un ruolo anche nell’avvento dell’astrattismo.
Dal punto di vista di un profano fruitore dell’arte, quest’ultimo suggerimento può sembrare un po’ arduo da accettare d'emblée, una rivelazione che ci coglie impreparati e impone ulteriori riflessioni…
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Le pont de Mantes 1868-1870






L’esposizione, oltre alla formidabile collezione di Corot, conta svariate opere di Poussin, De Lorraine, De Valenciennes, Monet, Decamps, Césanne, Sisley, Signac, Braque, Mondrian, Guardi e anche un Matisse e due nudi di Picasso.
Se passate da Verona, non va persa.







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olio su cartoncino 1860-1865
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29.1.10

HOLDEN forever young


The Catcher in the Rye
Copyright Jerome David Salinger - 1951
Einaudi 1961 Il giovane Holden

"Il desiderio che uno scrittore ha di anonimato-oscurità è la seconda dote più importante che gli sia stata affidata."

"Non pubblicare mi dà una meravigliosa tranquillità...Mi piace scrivere. Amo scrivere. Ma scrivo solo per me stesso e per il piacere che ne provo."

"Uno scrittore, quando gli viene chiesto di parlare della sua arte, dovrebbe alzarsi in piedi e gridare forte semplicemente i nomi degli autori che ama."
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J.D. Salinger
(Manhattan, 1 gennaio 1919- Cornish, 27 gennaio 2010)
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Se avete davvero voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e come è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella, prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. Primo, quella roba mi secca, e secondo, ai miei genitori gli verrebbero un paio di infarti per uno se dicessi qualcosa di troppo personale sul loro conto.
Sono tremendamente suscettibili su queste cose, soprattutto mio padre. Carini e tutto quanto, chi lo nega, ma anche tremendamente suscettibili.
D’altronde non ho nessuna voglia di mettermi a raccontare tutta la mia dannata autobiografia e compagnia bella. Vi racconterò soltanto le cose da matti che mi sono capitate ….
(da Il giovane Holden)
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27.1.10

il diavolo sa cosa vuole

jean michel basquiat - 1985
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Io per piacerti nutro fantasie che vanno più in là della ferocia.
Le mie visioni planano su vitree soluzioni finali, la vita pietrificata sotto cui sogno di trovarti e di stringerti, sotto la lastra nera cui avrò ridotto il mondo.
La necrofilia è la mia sola passione.
Ma essa richiede disciplina, metodo, organizzazione.
Non è facile distruggere tutto.
La vita vuole vivere.
La spegni qui e fiorisce là.
Non si può procedere a caso.
Testa, ragionamento, tecnologia.
Piani di soppressione attuati senza distrarsi.
Ogni sentire intralcia.
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Rinaldo Boggiani Romano Biancoli
(2012 La shoah nel pianto di un bambino)
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attenti alle ombre che vi stanno a guardare


...l'appetito del diavolo non ha confini,
alla sua tavola siedono in tanti.
La carne di bambino è più buona, più tenera
e il diavolo ne ordina a vagoni.

Rinaldo Boggiani
(2012 La shoah nel pianto di un bambino)
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la legge del diavolo usa quella degli uomini...

1945 - 2010

aushwitz - lampedusa

oggi ricordiamoci dei morti
ma domani ricordiamoci dei vivi
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23.1.10

Just don't know what to do



I'm walkin' through streets that are dead
Walkin', walkin' with you in my head
My feet are so tired
My brain is so wired
And the clouds are weepin'.

Did I hear someone tell a lie?
Did I hear someone's distant cry?
I spoke like a child
You destroyed me with a smile
While I was sleepin'.…

I see, I see lovers in the meadow
I see, I see silhouettes in the window -------------------------------J. Grimshaw
I'll watch them 'til they're gone
And they leave me hangin' on
To a shadow.

I'm sick of love, I hear the clock tick
This kind of love, ah, I'm love sick.

Sometimes the silence can be like thunder
Sometimes I wanna take to the road and plunder
Could you ever be true
I think of you
And I wonder.

Just don't know what to do
I'd give anything to
Be with you.


bob dylan-1997 Love Sick


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17.1.10

NON BASTANO LE CORNA...





Signori architetti
Che fate progetti
Di case e palazzi
Con alti torrazzi

(Gianni Rodari)



Mallaccio a questo incipit del caro buon Rodari
Per metterci una coda fatta di cazzi amari…

Vorremmo se possibile palazzi meno brutti
e che faccian dormire sonni tranquilli a tutti.
Noi sotto alle macerie non ci vogliam trovare:
ci sarà pure un modo per non farli crollare!

Se il vecchio Partenone è da millenni in piedi
perché non costruite in più adeguate sedi?
E sapreste spiegare il motivo a me ignoto
del perché vien giù tutto al primo terremoto?

Sarebbe per voi cosa così tanto complessa
evitar la catastrofe già dalla prima scossa?
Se si continua a fare le case con lo sputo,
perché crollino i muri, basterà uno starnuto.

Non è rassicurante con queste pandemie!
Credete, son paturnie, ma non soltanto mie.
Non bastan gli scongiuri a evitare il cataclisma,
bisogna che si applichino i sistemi antisisma!!
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Faut rien regretter ...

Revendiquons nos conneries, elles sont à nous.

Et surtout, il faut vivre à fond.
On vieillit trop vite.

La sagesse, ça sera
pour quand on ira dans le trou.


Je te souhaite des rêves à n'en plus finir

et l'envie furieuse d'en réaliser quelques uns.

Je te souhaite d'aimer ce qu'il faut aimer

et d'oublier ce qu'il faut oublier.

(jacques brel)




Franz Heigl- Rosa bianca


RICHIE BEIRACH - ELM
Richie Beirach(p) George Mraz(b) Jack DeJohnette(ds)
Recorded May 1979 ECM
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10.1.10

BENVENUTI!

WELCOME

con Vincent Lindon, Firat Ayverdi, Audrey Dana, Derya Ayverdi.
Francia 2009

Sono fatti di cronaca raccontati tutti i giorni, quelli dei disperati che tentano di approdare con qualsiasi mezzo alla civile Europa e invece rimangono bloccati senza prospettive sulla soglia del mondo.
Partendo sperano ingenuamente di poter contare sull’accoglienza e la solidarietà di un’umanità opulenta, che spende miliardi di dollari per spedire i propri contingenti nei punti strategici della terra con la "mission" di importarci democrazia, pace e libertà. Chi s’aspetterebbe che la parola WELCOME, universalmente recepita come benevola e sbandierata in ogni angolo raggiunto dal progresso, sia invece una formula di accoglienza sterile, vuota di qualsiasi significato morale.
Il diciassettenne curdo Bilal chiede solo di arrivare in Inghilterra per potersi ricongiungere con la sua fidanzatina emigrata a Londra. Che male c’è se mancano le carte? Le carte verranno, è un bravo ragazzo lui, lavorerà, farà tutto ciò che si può fare di onesto per guadagnarsi la vita e meritarsi il rispetto.
4000 chilometri dall'Iraq, quasi tutti a piedi, s’è fatto Bilal; solo pochi è riuscito a scroccarli alle ferrovie internazionali facendosi trasportare sotto la pancia del treno; ci ha impiegato tre mesi a raggiungere la Manica per rendersi conto che la terra promessa assomiglia piuttosto ad una giungla disseminata di trappole, dove anche respirare è pericoloso e l’essere umano è peggio di un serpente a sonagli: al di fuori del denaro, non c’è un piffero che lo incanti.
Arrivato a Calais capisce di essersi impantanato in un cul-de-sac e che non ce la farà mai a raggiungere l’altra sponda della Manica, miraggio per tutte le centinaia di migranti lì ammassati, bloccati dalla polizia di frontiera inglese, le cui famigerate misure di controllo, lo sanno tutti, sono praticamente impossibili da aggirare.
Davanti a questa realtà ci si rende conto come la situazione, già insostenibile da noi, diventi di un’atrocità esplicita nei paesi del Nord-Europa dove, chi protegge un irregolare o dimostra anche solo di trattarlo umanamente, rischia cinque anni buoni di galera, argomento altamente dissuasivo per chi avesse in animo sentimenti caritatevoli, visto che le forze di polizia lassù sono efficienti, i giudici condannano e le condanne bisogna scontarle.
Bellissimo questo film di Philippe Lioret.
La generosa realtà del piccolo eroico clandestino s’intreccia, rivitalizzandola, con quella un po’ ingrigita del francese Simon, già campione di nuoto ed ora apatico istruttore alla piscina comunale.
Simon ritrova uno stimolo insperato nella conoscenza con questo ragazzo e lo prende sotto la sua paterna tutela con fiduciosa simpatia, motivato anche dalla remota speranza di riguadagnare il terreno perduto con l’ex moglie, che ancora ama, ma che, ideologicamente impegnata nel sociale, è culturalmente sempre più distante da lui.
Denunciato da un vicino di casa e messo sotto inchiesta dalle autorità francesi, Simon oppone fino in fondo una propria privata resistenza, avventurandosi in un percorso che diverrà la sua nuova personale "mission".
Se non avete un cuore di pietra, tenete a portata di mano i fazzoletti, anche se il film non cede a facili sentimentalismi né inutile retorica.
Il messaggio è brusco, secco nonostante tutta quell’acqua...
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Voto 9
.

9.1.10

IL POETA


Per dilettarsi, sovente, le ciurme
catturano degli àlbatri marini,
grandi uccelli, che seguono,
indolenti compagni di viaggio,
il bastimento che scivolando va sugli amari abissi.
E li hanno appena posti sulla tolda,
che questi re dell'azzurro abbandonano,
inerti e vergognosi, inette ai loro fianchi
miseramente, come remi,
le candide e grandi ali. Com'è goffo
e imbelle questo alato viaggiatore!
Lui, poco fa sì bello, com'è brutto ora
e comico! Qualcuno con la pipa
il becco qui gli stuzzica;
là un altro, l'infermo che volava,
zoppicando sbeffeggia.
Come il principe dei nembi
è il Poeta che, avvezzo alla tempesta,
si ride dell'arciere: ma esiliato
sulla terra, fra gli scherni, camminare
non può per le sue ali di gigante.
(Charles Baudelaire)
libera traduzione di mca
Immagine by Budd Christman (Captain)
.

7.1.10

THE LONG BRIDGE


(immagine by giordano cavedoni)

.
....
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Odora di legno caldo
e ondeggia sotto ai tuoi passi.

Sei diretto dove, amico
che scruti all'orizzonte

dove tutto precipita?
Spruzzi d’acqua leggeri
scivolano sul tuo bel viso.
Sa di sale il corrimano.

Asciugati o potrà sembrare
che tu abbia pianto....
..mca



(TUTTI I DIRITTI RISERVATI)

6.1.10

EPIFANIA

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Nella terminologia profana dello sviluppo psichico, epifania è quando all'improvviso si capisce qualcosa che cambia la vita e spesso catalizza la maturazione emotiva di un individuo.
L'individuo, in un lampo accecante, cresce, diventa grande. Liquida le cose infantili. Libera illusioni ammuffite e irrancidite dalla stretta degli anni. Diventa, nel bene e nel male, cittadino della realtà.
.
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(da mondo adulto (1) - david foster wallace)

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5.1.10

LADYHAWKE



Ladyhawke - stasera on TV4


Regia: Richard Donner


Interpreti:
Michelle Pfeiffer
Rutger Hauer:
Matthew Broderick


USA 1985




Per colpa di un maleficio Lui e Lei non possono più prendersi per mano né guardarsi negli occhi, perché non appena si fa giorno, Lei si trasforma in un nobile falco che plana alto nei cieli con le sue ali maestose, mentre al tramonto, quando riprende il suo aspetto muliebre, è Lui a mutarsi in un feroce lupo, errabondo e ululante nell'oscurità.
Quando finalmente all'alba risorge il sole, l’uomo riconquista le sue sembianze umane, ma trova di lei solo gli abiti abbandonati, perché già il falco si accinge a spiccare un nuovo volo. I due innamorati si prendono cura a turno della bestia in cui è incarnato il proprio amato , sfamandola e cercando di difenderla dalle minacce incombenti, ma mai potranno spingersi oltre questo, fintanto che l’incantesimo non verrà sciolto.
I giorni e le notti si avvicendano inesorabilmente, con grande pena per i due amanti e non c'è speranza che il sole ingarbugli il suo giro, o si confonda la notte: la luce e le tenebre non si sposeranno mai, nè per errore nè per pietà.
Consigliato
.

3.1.10

MOON

Regia: Duncan Jones
Interprete: Samuel Rockwell
Gran Bretagna 2009


premi vinti:

miglior regista esordiente - National Board of Review Awards 2009

miglior film - British Independent Film Awards 2009

miglior attore - Seattle film festival 2009


Sul dark side of the moon è situata la Stazione Lunare Selene.
Sam è il solo a viverci e la dirige col piacevole aiuto del Computer-Robot Gerty, automa amabile e servizievole che si muove, lavora, sembra possedere scienza e coscienza e parla lasciando anche trasparire i suoi stati d’animo attraverso emoticon che si avvicendano su un display luminoso.
Sam ha un ingaggio di tre anni con la Lunar, una compagnia di estrazione d’energia pulita, dai cui approvvigionamenti dipenderà il futuro ecosostenibile della Terra.
Il lavoro è facile e ripetitivo, non richiede qualità eccelse: Sam incomincia ad annoiarsi e a battere la fiacca, fortunatamente il contratto sta giungendo a scadenza e si contano ormai i giorni che lo separano dal suo ritorno sul pianeta.
Sogna di riabbracciare una moglie e una figlia che adora e con le quali è rimasto in contatto tramite video-registrazioni che viaggiano grazie ad un collegamento ponte Giove.
Negli ultimi giorni Sam non si sente più lo stesso: l’esaurimento psico-fisico e il continuo fantasticare sul momento del rientro hanno abbassato la sua soglia d’attenzione, commette errori che prima non ha mai fatto, e durante un’uscita, in prossimità di un mietitore lunare subisce un grave incidente, perdendo i sensi all’interno del suo cingolato. Rinviene, senza ricordare nulla dell’accaduto, nell’infermeria della stazione lunare, assistito dal fedele Gerty. La ripresa è rapida, anzi comincia a sentirsi in gran forma, è più lucido e non gli sfuggono alcuni dettagli che iniziano ad insospettirlo. Benché glielo abbiano esplicitamente proibito dalla Base, esce in ricognizione, roso dal dubbio che alla Lunar si stia complottando qualcosa a sua insaputa.
Finirà infatti per scoprire che c’è qualcosa di più oltre al suo contratto che sta giungendo a scadenza, di non essere così solo come credeva e tanto meno così unico.
E’ una fantascienza dal volto umano quella di Duncan Jones, che non ha ancora varcato “ i limiti dell’incredibile” e si propone come risposta alle nostalgie di chi rimpiange i film dei bei tempi andati, come Solaris e Blade Runner, confezionati con un briciolo di riguardo per l’intelligenza, la fragilità e quel pizzico d’ingenuità che rende irresistibili gli eroi, anche quelli supergalattici.
Ciò che maggiormente ci convince dei meriti di questo film d’esordio è l’assenza di spreco di risorse di cui non possono fare a meno le moderne pellicole milionarie “guarda e butta”. Scenografie digitali e trucchi poveri ma efficaci rendono quest’opera un film di fantascienza classico, che si rivedrà volentieri anche fra vent’anni (se ci saremo).
E’ sconsigliato a tutti gli appassionati di Star Track perché il regista lancia qui la sua sfida creativa evitando di far ricorso allo sbalordimento da effetti speciali, e preferendo un salto all’indietro nell’universo antropico, dove è il mondo interiore dell’essere umano il primo ad essere esplorato.
Un film che non cattura il pubblico con l’adrenalina, preferendo muovere le leve dell’empatia. L’anima è scossa dai venti atavici sollevati dalle ansie che ci provocano l’ignoto, la solitudine e l’incontro con l’altro che c’è dentro di noi, il terrore di scoprire verità che possono esser peggio dell’inganno.
Cromatismi riposanti che sfiorano a tratti il bianco e nero, scenografie dèjà-vu a suscitare ricordi nostalgici di silenzi che risuonano d’eterno all’interno di noi.
Benché sorretta da un’impalcatura classica, la trama non è scontata e, superando ogni previsione, ci coglie impreparati.
Con tutti questi presupposti, mi sento di affermare che il film è bello e sono giusti i premi assegnati.
Voto 8%
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