Qui non mi trovate,
io qui non ci sono.
Sto nella stanza accanto
dove non c'è nessuno.

15.2.09

IL MANDOLINO DEL CAPITANO CORELLI




AUTORE de Bernières, Louis
EDITORE Guanda
ANNO PUBBLICAZIONE 2001

Se meditate un giro per le isole greche, non dimenticatevi della bella Cefalonia. La s’incontra lungo le limpide acque dello Ionio, a sud di Corfù, incastonata fra le altrettanto belle Itaca e Lefkada. Merita una sosta. E’ un piccolo gioiello con meravigliose spiagge bianchissime, accogliente, festosa e verdeggiante. Mai si immaginerebbe, visitandola oggi, che abbia potuto essere teatro di una pagina di storia italiana fra le più sconvolgenti dell’ultima guerra, non fosse che per un piccolo monumento commemorativo eretto sulla piazza del suo capoluogo Argostoli.
Di questo evento non si è mai saputo molto perché i sopravvissuti che lo hanno potuto o voluto raccontare erano rimasti in pochi e le testimonianze appaiono ancor oggi fra loro contraddittorie. Per di più sono accadimenti che si preferirebbe lasciar scivolare via dalla memoria collettiva per il male che continua a fare il ricordarli. Louis de Bernières racconta questa storia di guerra e d’amore con autentico lirismo, ma senza concessioni ai facili sentimentalismi con cui spesso sono infarciti i racconti che parlano di eroi, riparando con il suo contributo alle lacune dovute alle omissioni e falsificazioni volontariamente operate per glissare sulle responsabilità etiche, civili e umane attribuibili all’Italia nel corso dell’ultimo conflitto mondiale.
E per la crudezza e il realismo con cui gli eventi sono stati descritti, sarà possibile che riesca a strapparvi una lacrima anche se opporrete strenua resistenza.
Il 1 maggio 1941, Cefalonia al pari delle altre isole ioniche, è invasa dai nazi-fascisti decisi, secondo l’ordine di Mussolini, a spezzare le reni alla Grecia. Gli isolani, abituati alla presenza italiana per quasi 7 secoli di pacifica dominazione veneziana, pur traditi nell’antica amicizia, si sentono il dovere di soccorrere, più che di far loro la dovuta resistenza, gli invasori italiani, male in arnese e male addestrati, più versati nel gioco del pallone che abili nell’imbracciare un fucile, e nei quali si sta insinuando il dubbio di star combattendo dalla parte sbagliata. Essi vengono subito accolti amichevolmente per l’esuberanza e la giovialità con cui si propongono, in antitesi al freddo militarismo ostentato invece dai Tedeschi. Instaurandosi bonari rapporti fra la popolazione locale e gli occupanti, si stabilisce fra loro anche una stretta alleanza per la sopravvivenza quotidiana alla fame, alle malattie e alle privazioni di una guerra che, oltremare, si trascina lenta e logorante.
Qui si inserisce la piacevole storia del dottor Iannis e sua figlia Pelagia, costretti ad ospitare in casa loro il Capitano Corelli, appartenente alla Divisione Acqui che ha preso il comando dell’isola, e che più che un militare si dimostra un affabile musicista che mai si separerebbe dal suo prezioso mandolino. Superati i primi malumori, il rapporto fra i tre si imposta su sentimenti di lealtà e rispetto, amicizia e amore, solidarietà e sacrificio. Una vita semplice in cui tutti gli abitanti si conoscono e si aiutano, ognuno ritrovando, nell’emergenza, le proprie sorgenti di coraggio e generosità. Una vita che si consola con piccole gratificazioni come le partite di pallone organizzate sulla spiaggia, i festeggiamenti dei santi patroni, le serenate e i corteggiamenti sotto gli ulivi, a cui presto si abituano tutti, occupati e invasori, nel soave e malinconico scorrere del tempo, lontano dai rombi di guerra. Questo clima quasi idilliaco è purtroppo sconvolto quando, all’alba del fatidico 8 settembre 1943, il generale Badoglio firma l'armistizio e le truppe italiane dislocate nei territori occupati si ritrovano gomito a gomito con gli ex alleati Tedeschi trasformati di colpo nel nemico che intima loro l’immediata resa delle armi. Ma gli Italiani, rimasti allo sbando senza ordini precisi, speranzosi di farla finita al più presto e rientrare in patria, anziché costituirsi prigionieri, si oppongono alla nuova offensiva tedesca tentando di ostacolare lo sbarco dei rinforzi e, nell’eroico tentativo, subiscono un massacro. Benché il numero preciso sia tuttora incerto, si teme che nella sola Cefalonia i soldati italiani trucidati per rappresaglia dai Tedeschi siano stati oltre 4000, tutti appartenenti alla Divisione Acqui, di cui il Capitano Corelli rimarrà per miracolo unico superstite.
Mentre per tutta l’isola ardono a centinaia le pire dei cadaveri che i Tedeschi hanno fretta di far sparire, il Capitano Corelli verrà aiutato nottetempo dai Greci ad abbandonare l’isola, lasciandovi in pegno il suo adorato mandolino, con la promessa di tornare a riprenderselo a guerra ultimata.
L’autore, inglese anche se il nome potrebbe indurre all’equivoco, si mostra molto ben documentato sui fatti che narra, descrivendo personaggi e accadimenti con rigore storico. Il romanzo è comunque scritto in uno stile lieve e piacevole: idealismo e realismo si mescolano con armonia, Storia e invenzione si fondono così sapientemente da arrivare a confondere il lettore stesso, che potrà facilmente giudicare incredibile la verità storica per i drammatici vertici che raggiunge e ritenere cronaca la parte romanzata. Sicché, dovesse prima o poi sbarcare a Cefalonia, gli verrà istintivo di mettersi alla ricerca dei luoghi e dei protagonisti che hanno dato vita e colore a queste belle pagine, o, visto il tempo ormai trascorso, di posare idealmente un fiore sulle loro tombe invisibili.
Un libro indimenticabile, un romanzo istruttivo che ci rende migliori, da leggere e rileggere e, perché no, raccomandare ad altri come capita a me in queste poche righe, sicura di far centro.

Nessun commento:

Posta un commento

Lettori fissi