Qui non mi trovate,
io qui non ci sono.
Sto nella stanza accanto
dove non c'è nessuno.

15.2.09

UN UOMO SULLA SOGLIA




AUTORE NICOLE KRAUSS
EDITORE GUANDA
ANNO 2004

Un romanzo dedicato a chi interessa addentrarsi nei circuiti misteriosi della mente.



“La caratteristica incredibile degli esseri umani è la loro capacità di dimenticare: così passa il tempo e la speranza torna ad insinuarsi in noi”
Ecco come l’autrice americana Nicole Krauss sintetizza la storia appassionante di Samson Greene, brillante professore di letteratura, sparito misteriosamente da New York, dopo una lezione all’università, e rintracciato dopo giorni dalla polizia del Nevada mentre vaga malridotto ai margini del deserto in preda a totale amnesia.
Ricoverato in un ospedale di Las Vegas, Samson si risveglia da un’operazione chirurgica che gli ha asportato un tumore cerebrale, forse responsabile della sua perdita di memoria.
Ventiquattro dei suoi trentasei anni di vita si sono inspiegabilmente dissolti dalla sua mente ed egli non riesce a riconoscere neppure la moglie Anne che lo ha raggiunto per riportarselo a casa. Gli unici ricordi a cui si può riallacciare sono quelli riguardanti i suoi primi dodici anni vissuti con la madre a Los Angeles, di là dai quali si ritrova a percorrere una landa deserta dove, per quanto possa inoltrarsi, sente che non incontrerà mai nessuno, neppure se stesso.
Al rientro a New York, Anne tenta di riconsegnargli il suo passato, reinserendolo con delicatezza nel loro ambiente, ma tutti i suoi sforzi falliscono perché Samson ha l’esperienza e l’ingenuità di un dodicenne, non riconosce niente come suo, si sente esule in casa propria, estraneo ai suoi oggetti personali, incapace di riappropriarsi delle vecchie abitudini e reintegrarsi nella vita precedente, imbarazzato dagli amici e dalla stessa moglie con cui non riesce a ricostruire intimità affettiva né sessuale a meno di sforzi sovrumani al solo scopo di non dispiacerle.
A nulla serve la paziente e ansiosa comprensione di Anne che al contrario lo innervosisce, né la psicoterapia con cui il medico che l’ha in cura tenta di decifrare le possibili ragioni psichiche della sua perdita di memoria e dell’incapacità di recupero manifestata.
Che l’amnesia gli sia servita come inconscio espediente per sfuggire un rapporto logorato con la moglie, rendendosi a lei irriconoscibile e irraggiungibile? Che sia stata la scappatoia ideale per ripudiare vecchie abitudini, rigenerarsi e costruire un individuo nuovo? Una risposta certa a questi interrogativi non sembra conseguibile e nemmeno la confidenza ristabilita con una sua ex allieva, che gli fornisce testimonianza su come fosse considerato e rispettato dai suoi studenti prima, serve a diradare in lui le nebbie fitte dell’oblio.
Samson è sempre più solo, prigioniero di un presente che non può ancorarsi a nulla, privo di affetti e senso di appartenenza. Decide quindi di lasciare anche il poco che possiede, separandosi e andandosene da casa, affinché la sua solitudine interiore possa coerentemente coincidere con una solitudine di fatto.
Inizia così per lui un’esistenza condotta ai minimi termini, con pochissime relazioni esterne e senza prospettive che vadano oltre la giornata in corso.
Una sera lo raggiunge inaspettatamente la telefonata di un medico ricercatore californiano che, venuto a conoscenza del suo caso, gli offre, dietro rilevante compenso, di sottoporsi ad un ambizioso esperimento che potrebbe comportare risultati clamorosi e decisivi per l’intera umanità, arrivando a cancellare perfino il concetto stesso di solitudine.
Samson, in mancanza di alternative concrete, si farà convincere a raggiungere questo medico carismatico e a sottoporsi alla sperimentazione da lui proposta, da cui uscirà un uomo diverso che darà l’avvio alla seconda parte della storia.
Il romanzo si snoda da un capo all’altro degli Stati Uniti, fra le città di Las Vegas, New York, Los Angeles e il deserto del Nevada dove è situata la clinica di ricerca; un territorio di rara bellezza, che - non dimentichiamolo – negli anni ’50 e ’60 è stato impiegato dagli Americani, in quanto completamente disabitato, come zona di sfruttamento per numerosi test nucleari, e che in questo contesto può essere interpretato come rappresentazione simbolica della mente di Samson desertificata dalla mancanza di ricordi e sfruttata come materiale da esperimento. La storia è condotta sul filo di una sottile suspense che riesce ad avvincerci pur senza arrivare mai a risolversi in clamorosi colpi di scena, dimostrandosi più sobria di quanto sembrerebbe prometterci.
E’ l’opera d’esordio di una giovane autrice che mostra in questo suo primo lavoro una grande potenzialità creativa ma, a causa della sua immaturità letteraria, sembra bloccarsi in una sorta di timidezza narrativa prima di riuscire a sviluppare le sue idee a tutto tondo. Scrivendo tuttavia benissimo e con ritmi abbastanza veloci, si stempera facilmente la sensazione che la storia rimanga un po’ irrisolta con risultati inferiori alle attese che crea.
In America Nicole Krauss, maturata negli anni come dimostra nella sua successiva “ Storia dell’Amore “, è oggi considerata, al pari dell’altro genio suo coetaneo Safran Foer, un astro nascente della nuova letteratura newyorchese. Questo suo primo lavoro è consigliabile a chi desideri accostarsi ai nuovi autori statunitensi con un approccio non eccessivamente impegnativo.
Sconsigliato invece agli smaliziati della narrativa, agli ultraesigenti, a chi va a cercare sempre il pelo nell’uovo, perché senz’altro riuscirebbe a trovarcelo.
I temi affrontati dall’autrice in questa storia sono quelli della solitudine umana, sempre invincibile per quanti sforzi si facciano nel tentare di superarla, e dell’amore che ogni volta apre la porta alle speranze e ci inebria, promettendoci la fusione totale con l’altro, ma, per le rinunce e le delusioni che per forza comporta, alla lunga ci conduce inevitabilmente al fallimento.Un’opera che nel complesso merita la promozione perché originale, avvincente e con lo sguardo puntato sul futuro.

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