Qui non mi trovate,
io qui non ci sono.
Sto nella stanza accanto
dove non c'è nessuno.

2.2.11

E' PROPRIO UNA CON LE STRAPALLE

SILENZIO...SI LEGGE



 (3° episodio)   Una di loro era una grossoccia handicappata che neanche si alzò dal divano su cui era rannicchiata e che mi salutò con un suono nasale. L’altra, affascinante e vivace, mi pregò di entrare. I suoi modi raffinati contrastavano con lo stato dell’appartamento. Il sottotetto semplicemente non prevedeva alcuna forma di riscaldamento.
   Le due ragazze indossavano una quindicina di maglioni di lana e sopra, altrettanti cappotti, sciarpe e cappelli. L’infelice sembrava la versione ritardata dello yeti. Quella carina conservava, malgrado il cumulo di vestiti, un portamento elegante. Per un attimo mi domandai se fossero una coppia. Come per rispondere alla mia tacita domanda, la creatura si mise a fare le bolle con la saliva. No, non potevano stare insieme. Me ne sentii sollevato.
   La ritardata aveva l’età indefinita delle persone della sua specie. La graziosa doveva avere tra i venticinque e i trent’anni. Sul mio registro c’era scritto “ A. Malèze”.   
A: Agathe? Anna? Aurélia. Audrey?                  
   Non ero autorizzato a interrogarla in merito. Esaminai le poche stanze e costatai con meraviglia che in bagno l’acqua non*ghiacciava. Nell’appartamento regnava una temperatura di una decina di gradi. Erano pochi, certo, ma da cosa dipendeva l’impressione che ce ne fossero dieci di meno? Guardai il soffitto, quasi un’unica vetrata. L’isolamento era pessimo, una corrente d’aria continua gelava le ossa. Valutai il costo dei lavori in centinaia di migliaia di euro. La cosa peggiore era che non si poteva pensare di fare niente prima dell’estate, perché bisognava smontare il tetto. Glielo dissi. Lei scoppiò a ridere.
- Non ho un centesimo. Abbiamo speso tutto il nostro denaro per l’acquisto di quest’appartamento.

Abbiamo”: dovevano essere sorelle.
- Potreste chiedere un prestito e andare a vivere per qualche tempo da un parente.
- Non abbiamo parenti.
Erano strazianti, queste coraggiose orfane, di cui una mi pareva buona per essere ricoverata.
- Non potete passare l’inverno in questo modo – dissi.
- Sì invece. Non abbiamo scelta.
- Posso trovarvi io un posto in una struttura dei servizi sociali.
- Neanche per idea. In ogni caso non ci lamentiamo di niente. E’ stato lei che ha voluto farci questa visita di ispezione.
Quel tono difensivo mi strinse il cuore.
- E la notte, come riuscite a dormire?
- Riempio borse dell’acqua calda e ci stringiamo una all’altra, sotto il piumone.
Capivo meglio la presenza dell’idiota: teneva caldo. Virtù insostituibile della quale conoscevo, grazie al mio mestiere, il ruolo capitale nei comportamenti umani.
- L’orgoglio della ragazza mi piaceva. Tentai il tutto per tutto:
- Non posso uscire di qui senza avervi proposto un aiuto, un rimedio, una soluzione.
- E cosa propone?
- Posso portarvi delle stufe elettriche. Gratis.
- La bolletta sarebbe troppo alta, e non ci potremmo permettere di pagarla.
- La EDF prevede degli sgravi per questo genere di situazioni.
- Noi non siamo delle indigenti.
- Il suo atteggiamento le fa onore. Ma esiste la bronchite cronica che degenera in pleurite. Casi simili sono sempre più frequenti.
- Noi godiamo di ottima salute.
Divenne ostile. Capii che dovevo andarmene. Grazie alla mia insistenza ottenni soltanto un altro appuntamento per rivestire il soffitto con grandi teli di plastica.
- Sarà orribile – disse.
- Ma provvisorio risposi, tentando un sorriso di riconciliazione.
- Rimandai all’incontro successivo le domande che non vedevo l’ora di rivolgerle.
   Appena fuori mi precipitai alla Fnac delle Halles alla ricerca dei romanzi di una certa A. Malèze. M’imbattei in "Proiettili a salve" di Aliénor Malèze. Aliénor: era così bello che ne rimasi interdetto.


   Dopo la lettura di quel libro mi chiesi, con una certa apprensione, in che cosa quei proiettili a salve potessero essere meno offensivi di quelli veri. Non sapevo rispondere e non riuscivo a capire se quel romanzo mi fosse piaciuto o no. Più o meno come non saprei stabilire se mi piacerebbe ricevere una freccetta al curaro in mezzo agli occhi o nuotare in mezzo agli squali con una gamba ferita.
   Mi concentrai sugli aspetti positivi. Per esempio, avevo provato un profondo sollievo una volta terminato il libro. Certo, avevo sofferto leggendolo, ma non per ragioni letterarie. Apprezzavo peraltro che non ci fosse la foto dell’autore, sulla quarta di copertina, in un’epoca in cui il primo piano della faccia dello scrittore sembra un ritornello sempre meno evitabile. Quel particolare mi rallegrò, tanto più che conoscevo l’incantevole volto della signorina Malèze, che sarebbe sicuramente servito a incrementare le vendite. La nota biografica non rivelava l’età dell’autrice, né ci diceva che si trattava del talento più promettente della sua generazione. Ragion per cui potei stabilire che il libro non era privo di qualità.
   Dalla sezione “Dello stesso autore” capii che non era il suo primo romanzo. Ne aveva già pubblicati quattro: Senza anestesia, In vivo, Effrazione e Stadio terminale. Provai la disperazione di un cavaliere che, credendo di aver superato la prova, scopre che la dama dei suoi sogni gliene impone altre quattro dello stesso tenore.
   Li ordinai dal libraio del mio quartiere e attesi con ansia l’imminente appuntamento. Avrei portato il libro per farmelo dedicare? Era una buona idea? Se fossi stato uno scrittore, mi sarebbe piaciuto che qualcuno si comportasse così con me? Lei lo avrebbe considerato un gesto fuori luogo, un’indelicatezza, un’intrusione nella sua vita privata? Mi arrovellavo su questi problemi di etichetta che ormai avevano invaso il poco spazio sociale in cui mi muovevo.
   Il giorno concordato misi "Proiettili a salve" nello zaino senza avere ancora un piano preciso.
Aliénor: avevo cristallizzato a tal punto quel nome che alle mie orecchie suonava come un diamante. Tuttavia dovevo evitare di chiamarla così: prospettiva che mi parve difficile quanto non ringraziare un’arpista che avesse eseguito Debussy proprio nel momento in cui il bisogno di quel tipo di bellezza era più urgente. Aliénor mi accolse con una cortesia che mi fece male. L’amica beota, nel suo angolo, mangiava una pentola di purè fumante. “Riscalda” mi disse con una voce da labbro leporino. Annuii e cominciai a lavorare. Mettere il rivestimento si rivelò più complicato del previsto: la romanziera mi aiutò e le confessai pieno di vergogna, che senza di lei avrei dovuto rinunciare e lasciarla in preda alle correnti d’aria, per tornare con una squadra di operai.
- Vede, non è poi così male – dissi a lavoro ultimato.
- Il cielo merita di meglio di una trasparenza di plastica – rispose – Quando lo toglierà?
- Calma! L’abbiamo appena messo. Se fossi in lei, prima della fine di aprile non toccherei niente.
- Dal grande sacchetto che aveva contenuto il telo, tirai fuori il più piccolo modello di stufa elettrica a pannello radiante.
- Adesso che l’interno della casa è isolato, è meglio riscaldare – commentai – Questo consuma molto meno dei convettori.
- Io non le ho chiesto niente.
- Non è obbligata a usarla. Ma non vorrà mica costringermi a portarmela in giro tutto il giorno? La lascio qui, me la riprenderò a fine aprile, insieme al rivestimento.
Si tolse i mezzi guanti per sfiorarne la superficie, quasi fosse un animale domestico che le volevo rifilare; notai un’orribile bruciatura sulla sua mano, e non riuscii a trattenere un’esclamazione.
- Non è niente – disse. – la borsa dell’acqua calda è esplosa mentre dormivo. Mi è andata bene, me la sono cavata solo con una bruciatura alla mano.
- L’ha fatta vedere da un medico?
- Inutile, sembra più grave per via delle vesciche, tutto qui.
Si rimise i mezzi guanti. In quell’appartamento faceva così freddo da avere l’impressione di tagliare l’aria a cubetti. All’idea di abbandonare la ragazza in quel carcere ghiacciato mi si strinse il cuore.
- Riesce a scrivere, qui? – balbettai.
- Aliénor ! Una domanda per te!

   L’infelice mi guardò con aria sbalordita. Meno sbalordita di me però. Cosa? Era lei la scrittrice!

Amélie Nothomb
(non continua)


A questo punto, se la trama vi intriga,  il libro va comprato.
Non fosse questo preciso titolo, almeno qualcuno fra quelli della stessa autrice che, vi garantisco, è proprio una con le strapalle. La scelta cronologica è quella più consigliata.
E speriamo che Monsieur Voland, registrando un aumento delle vendite di tre/quattro copie, abbia il buon cuore di chiudere un occhio, e non mi dichiari guerra, se mi scopre,  ché ce ne sono già tante nel mondo, di guerre.
In fondo, se rubacchio è solo per i fini superiori della Conoscenza...chiamatemi cristinhood.
(La mia copia però l'ho comprata, giuro.)
*

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